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Legge sull’omofobia: alle calende greche

L’editoriale del mese scorso di QT si era concluso con un’affermazione fin troppo ottimistica: si era data per certa l’approvazione, in Consiglio provinciale, della legge sull’omofobia.

Abbiamo sbagliato alla grande, dando ancora una volta troppo credito alla forza del Partito Democratico e al suo ruolo del centro sinistra riformista. Cosa è successo invece? Dopo una settimana di muro contro muro che vedeva schierati l’un contro l’altro la maggioranza (che sembrava incredibilmente parlare una voce sola seppur con accenti diversi) e la minoranza guidata da un irriducibile Rodolfo Borga, che lanciava gridi di allarme contro la “rivoluzione antropologica” verso la cultura transgender, sottofondo a una legge a suo dire liberticida, ecco alla fine il cedimento della coalizione di governo. Martedì 28 settembre Ugo Rossi, che aveva difeso la bontà della legge, fischia la fine delle ostilità per “impraticabilità del campo”. Tradotto: basta, questa legge non è tra le nostre priorità, vogliamo mantenere un buon rapporto con le opposizioni. E magari facciamo anche piacere al vescovo.

Due giorni dopo questa sospensione viene messa ai voti dell’aula. Esito: quasi unanimità, un contrario (Mattia Civico, PD), un astenuto (Filippo Degasperi, Movimento 5 stelle). Bilancio finale: respinte 14 proposte di ordine del giorno, votati 7 emendamenti su 1500. Un disastro, insomma. A cui segue la pasticciata soluzione Rossi/Dorigatti, ossia rinviare il provvedimento alla “prima data utile”, forse a gennaio, perché prima c’è la sessione di bilancio.

Alla riunione dei capi gruppo il salomonico (o pilatesco) Dorigatti non fissa però nessuna data certa. Secondo Alessio Manica, capogruppo PD, la maggioranza ha assunto l’impegno di ricominciare la discussione a gennaio, sottoscrivendo in un documento tale promessa. Questa volta però restiamo scettici. Che il PD riesca a condurre in porto una sua battaglia? O è meglio aspettarsi l’ennesima “trattativa” con l’opposizione che non porta a nulla? Propendiamo per la seconda ipotesi.