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Che ci fanno le mele in galleria?

L’affascinante progetto di Melinda e Tassullo. E i dubbi tra i contadini.

Sembra un’operazione esemplare, degna del Trentino migliore. Un’azienda fortemente innovativa, la Tassullo spa, che pur in crisi lancia un progetto all’avanguardia su cui converge un consorzio leader del suo settore, Melinda. Su un progetto che coniuga innovazione e benefici ambientali estesi a tutto il territorio: la conservazione delle mele in galleria, con cospicui risparmi sia energetici che urbanistici\paesaggistici, con la graduale riduzione degli ingombranti magazzini fuori terra che oggi costellano la Val di Non. Insomma un’azione congiunta, in cui l’azienda in salute aiuta quella in difficoltà, ma creando positività per entrambi e per l’insieme della comunità. Cosa si vuole di più?

E infatti la politica, ossia Dellai, aveva prontamente approvato, arrivando a tenere una Giunta provinciale nella galleria di Riomaggiore presso Mollaro, e proclamando la piena disponibilità ad aprire i cordoni della borsa per supportare l’operazione, a iniziare l’indispensabile fase - essendo appunto il progetto una prima mondiale - di sperimentazione. Perché l’innovazione, se è tale, non fa rima con certezza; e ancor meno con frettolosità. Si era dunque dato mandato alla FEM (Fondazione Edmund Mach) di testare i possibili vantaggi della soluzione.

E qui erano suonati dei campanelli d’allarme: quando nell’autunno del 2011 a San Michele si era tenuto un seminario internazionale sulla “conservazione dei prodotti ortofrutticoli in ipogeo” (cioè sotto terra), gli esperti norvegesi avevano “suggerito prudenza: prima di imboccare definitivamente questa strada meglio testare qualche tonnellata di mele depositate per sei mesi o più in celle ipogee pilota, e ripetere per due o tre anni”, come scriveva il 17 novembre il corrispondente del Trentino, scostandosi dal coro dei resoconti troppo entusiasti.

Oggi quei dubbi si sono approfonditi. E alcuni melicoltori della valle, per niente rassicurati dai comunicati ufficiali, si sono rivolti a Questotrentino, perché approfondissimo la questione. “Temiamo che a salvare la Tassullo siamo chiamati noi contadini, un po’ come hanno fatto alla LaVis - ci hanno detto - I vertici delle varie società hanno interessi incrociati, e non vorremmo che, per salvarsi l’un l’altro, scarichino gli oneri su di noi. Perché, se le mele in galleria saranno più costose, la differenza di prezzo non potrà che essere scaricata sul produttore”.

Diffidenza da nonesi? Senz’altro. Però dalla LaVis giunge un esempio negativo (tutt’altro che risolto dalla Cooperazione, che continua a girarsi dall’altra parte) che pesa, ed è giusto che sia così. È quindi doveroso approfondire la questione.

Luca Granata

In sintesi (e qui ringraziamo il direttore del Consorzio Melinda, dott. Luca Granata per averci fornito nel dettaglio i dati) tutto inizia quando nel 2010 Melinda pianifica la realizzazione, entro il 2020, di celle in atmosfera controllata (AC) per altre 50.000 tonnellate.

Cosa è l’AC? “Le mele sono entità vive che respirano - ci spiega il direttore generale della Fondazione Mach Mauro Fezzi - Abbisognano quindi di ossigeno, ed emettono anidride carbonica che, se lasciata sul posto, le soffocherebbe. La cella quindi non deve solo essere refrigerata, ma deve anche mantenere l’atmosfera nel giusto equilibrio tra O2 e CO2, ossigeno e anidride carbonica”.

Sono quindi particolari queste celle frigorifere. E nel 2011-12 Tassullo e Melinda decidono di avviare la sperimentazione per vedere se la conservazione in galleria può dare i risultati positivi che si auspica. Nel primo trimestre del 2012 investono 25.000 € ciascuno per la realizzazione di una prima cella ipogea sperimentale da 120 tonnellate; e l’anno successivo passano alla realizzazione di un impianto pilota della capacità di circa 10.000 tonnellate, al costo di circa 5,5 milioni da utilizzare a partire dal conferimento 2014.

E qui scattano le perplessità di alcuni contadini: “Perché questa fretta? Perché, prima di passare a 10.000 tonnellate, non si valutano i risultati delle 120? Che a quanto ci risulta non sono incoraggianti. Non è che il progetto viene fatto fatto procedere frettolosamente per le necessità della Tassullo? E infine, come mai si è stipulato un contratto con un’altra società, la CAE (Conservazione Altra Energia) in cui, oltre alla Tassullo, c’è dentro ISA? Un socio che non ci rassicura per niente. Non è che noi finiamo come i contadini della LaVis, a versare soldi al vescovo?”

In effetti Tassullo spa non naviga in acque tranquille. All’assemblea del 27 agosto il cda si è presentato con la richiesta di un aumento di capitale di 2 milioni, che non ha trovato la maggioranza necessaria. È un’azienda innovativa, dicevamo, ma ha particolarmente patito la crisi del settore edilizio avendo fatto alcune scelte di allargamento decisamente sbagliate: acquisizioni di aziende decotte e un’espansione avventurosa in Romania. Così si trova sul groppone 45 milioni di debiti, con i ricavi in decrescita, da 22,6 a 21 milioni. Al contempo ha però ridotto anche i costi, portando in positivo la gestione caratteristica (la differenza fra i costi e i ricavi, senza considerare quindi oneri finanziari, gestione patrimoniale ecc) da -640.000 a +328.000, ma con un conto economico fortemente negativo, in quanto pesano sia gli oneri finanziari, sia la devastante svalutazione della partecipazione in Romania, -4,45 milioni. In conclusione, la situazione è problematica, ma l’azienda sta reagendo, e presenta un bilancio trasparente, non si trincera dietro artifizi contabili. In queste condizioni è chiaro che l’affare delle gallerie è molto, molto importante.

“Consorzio Melinda e le sue 13 Cooperative che per il momento hanno deliberato di sviluppare il progetto Ipogeo non hanno a tale scopo nessun partner - ci risponde il direttore Luca Granata - Semmai è Tassullo Materiali che ha ricercato partner che le consentissero di porsi come affidabile fornitore d’opera di fronte a Melinda, e noi abbiamo giudicato questo positivamente. Però chiariamo i diversi ruoli: le cooperative di Melinda sono le committenti dell’intera opera; CAE è solo il fornitore della struttura - che una volta completata e pagata diventerà ovviamente di proprietà esclusiva delle committenti - ed è quindi una società completamente separata e scollegata da Melinda”.

Insomma, Granata ci dice che tra Melinda e Tassullo (e men che meno con ISA) non c’è alcun matrimonio: una volta fornite le celle, ognuno per la sua strada. E in quanto alla costituzione di CAE, “è una soluzione vista positivamente anche da Melinda perché di fatto separa la realizzazione e la fornitura delle celle dall’attività primaria di Tassullo Materiali e rappresenta certamente per le Cooperative di Melinda un’ulteriore garanzia di sostenibilità per il proprio investimento”.

Rimane però il dubbio: perché questa fretta? Il fatto è che i risultati della prima sperimentazione non sono pienamente positivi. Come spiega il responsabile della FEM Livio Fadanelli sul periodico della Pat dedicato all’agricoltura Terra Trentina (numero di marzo 2013), la comparazione tra le mele conservate nella cella in galleria e quelle in analoga cella fuori terra, fornisce risultati quasi perfettamente analoghi in quanto a qualità della conservazione; ma una differenza nei consumi energetici sbilanciata a sfavore della cella ipogea, che ha consumato il 22% di energia in più. Così conclude Fadanelli: “In una prima fase (qualche anno) si renderà necessario raffreddare in continuo la massa rocciosa, fino a portarla a condizioni di equilibrio termico; solo da quel momento in avanti sarà semmai (sottolineatura nostra, ndr) possibile ottenere la ‘restituzione del freddo’ dalla roccia con conseguenti risparmi energetici”.

“Nella relazione completa di Fadanelli - replica Granata - è chiaramente spiegato che i consumi nella cella sperimentale ipogea sarebbero stati del - 11% rispetto a quelli di una cella epigea con caratteristiche tecniche (dimensioni e potenza frigorifera installata) identiche, e non solo simili, a quelle della cella sperimentale ipogea”. Insomma, Melinda e FEM si sarebbero sbagliate nel comparare due celle troppo dissimili.

Mauro Fezzi

Chiediamo lumi al direttore della Fondazione Mach: “In effetti ci sono problemi sul risparmio energetico ipotizzato - ci risponde il dott. Mauro Fezzi - Potremo dare risposte più sicure solo in base a una sperimentazione più ampia, che la Pat ha già sovvenzionato. E ci sono altre criticità da chiarire, legate alla sicurezza del lavoro in galleria, alle opere necessarie ad assicurarla, e al loro conseguente costo”. Insomma, non ci sono certezze.

Come peraltro in Consiglio provinciale dichiara anche l’assessore competente Alessandro Olivi, in una risposta del 15 settembre al consigliere Fugatti: “Allo stato attuale non vi sono ancora risultati sulla conservazione e sulla durata della frutta, nonché sulle problematiche di immagazzinamento, essendo ancora in corso di valutazione la sperimentazione”.

A questo punto, proviamo a dire la nostra. Il progetto di Tassullo e Melinda è in effetti affascinante. Non vorremmo che eccessi di diffidenza finissero con l’affossarlo. Ma non vorremmo nemmeno che siano i promotori ad essersene troppo innamorati, fino a non riconoscerne i limiti.

Il problema vero ci sembra comunque la serenità con cui si possono affrontare temi come come questo. Forse nell’ambiente della cooperazione recenti specifiche vicende, e più in generale l’inamovibilità dei vertici, hanno creato un deficit di fiducia, che finisce con il penalizzare anche realtà solide. E questo si sta rivelando un autentico problema.

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Commenti (4)

che ci fanno le mele in galleria antonio bonvecchio

tagliate i pomari e piantate melanzane e cipolle,
quella delle gallerie era una speculazione per scavare a più non posso calcare per far cemento,
le mele fossili mangiatevele voi, a parte il problema del Radon e dei gas inerti con cui le soffocano

Le mele in galleria E Il cemento?

La Tassullo ha fatto crac, e le mele sono ancora in galleria? Alla fine il progetto è decollato o si è raffreddato solo il conto in banca?

... a pensar male.... socio vitivinicolo

Caro Ettore…. “Sembra” per l’appunto!
Leggo le notizie di QT ,unica voce fuori dal cori sulla LaVis, sulle Albere e su molte operazioni che i “poteri forti” hanno compiuto.
Oltre alle osservazioni di “ocio nonesi” possibile che nessuno si sia chiesta l’incidenza del trasporto? Possibile che nessuno si sia chiesto chi beneficia di tale operazione? Il perché di tanta fretta e se non fosse stato più opportuno sperimentare su celle campione e molto più piccole? Sarà vero che anche in questo caso saranno i soci a salvare questa o quella ditta?
A pensar male si fa peccato… ma è strano che all’aumento di capitale di certi soci “viticoltori” sia seguito immediatamente l’accordo Cavit-Lavis.
Mah….

ocio nonesi ma voi siete furbi

voi siete dei bravi commercianti e persone intelligenti e non vi farete di certo intortare come i lavisani, letta cosi' di primo acchito mi sembra la stessa telenovela di maso franch, stessi autori, Dellai,isa progetti faraonici, fuori dalla logica comune, professori autorevoli che non approvano, poi tutto va avanti fino al catasfascio e chi ci rimette? sempre gli stessi, i proprietari, gli unici che vivono di quel progetto...ancora una cosa, per Ettore, dovresti approfondire, dall'articolo non si capisce, ma le mele son messe nelle grotte senza una struttura isolante? mi sembra normale che raffreddare un ambiente contenuto in una roccia abbia dei costi maggiori che raffredare un'ambiente isolato e confinato entro un magazzino di conservazione? penso non sia cosi' banale questo problema energetico, altrimenti ....
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