Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Trento Rise: un bel bambino e tanta acqua sporca

La mutazione genetica: da trasferimento dell’innovazione a intermediario di opinabili consulenze milionarie sotto inchiesta giudiziaria. Attirava giovani da tutto il mondo, ora tutti scappano, nell’amarezza e vergogna. E’ la solita storia, l’ennesimo naufragio della politica provinciale della ricerca.

Èbella la sede di Trento Rise sulla collina di Povo: un palazzo di vetro-cemento, in mezzo alle facoltà scientifiche dell’Università, con rasserenante vista sugli ordinati vitigni della collina, e sullo sfondo la mole boscata del Bondone e quella rocciosa, più impressionante, della Paganella. Quando vengono in visita, anche gli illustri ospiti stranieri rimangono a bocca aperta: “Deve essere bello lavorare qui” - commentò a suo tempo il presidente di Microsoft Europa.

Oggi Trento Rise è scossa dalle fondamenta: un’inchiesta giudiziaria e a ruota un intervento liquidatorio della Provincia stanno spazzando via tutto. La bella sede quindi, era un sepolcro imbiancato, un simulacro per nascondere cose peggiori? In parte sì. Ma anche no: è molto peggio. È l’immagine di come, per una insana avidità che risulta ahinoi essere una costante, si possa buttare alle ortiche il futuro del Trentino.

Le accuse

Ivano Dalmonego

Riassumiamo le accuse, che allo stato attuale hanno coinvolto l’ex presidente di Trento Rise prof. Fausto Giunchiglia e il responsabile dell’ufficio legale Michele Debiasi, nonché l’ex dirigente generale della Provincia Ivano Dalmonego (in poche parole il numero due in Provincia dopo Dellai) e il responsabile trentino della Deloitte Consulting Massimo Bonacci; e in secondo piano i due docenti universitari Damiano Florenzano e Antonio Pernice, accusati di aver falsificato un verbale.

Gli inquirenti, i Pm Pasquale Profiti e Alessia Silvi, contestano l’affidamento alla Deloitte, per l’iperbolica cifra di sette milioni e mezzo, di una consulenza dal vago titolo “Progetto di ricerca orientata, ricerca e sviluppo su modelli organizzativi e di processo abilitanti al trasferimento tecnologico e all’applicazione di soluzioni innovative”, rimpolpata poi da un altro “vasto programma”, la riorganizzazione della Provincia, attraverso una gara d’appalto valutata fasulla, disegnata apposta per far vincere la Deloitte, e pilotata poi in maniera da escludere un inaspettato secondo concorrente, la PNO Netherlands.

Fausto Giunchiglia

Vediamo meglio. Incominciando dalla cifra, che è semplicemente assurda. Per un’altra consulenza, riferita all’attivazione di un fantomatico Centro Servizi Condiviso (CSC) “a presidio delle attività di supporto delle società di sistema”, la Deloitte ha ricevuto 84.000 euro, giustificate - sostiene l’allora presidente della Pat Alberto Pacher in risposta a un’interrogazione della Lega - dall’impegno di un gruppo di lavoro per l’arco di 100 giornate lavorative. Insomma, una squadra di professionisti della Deloitte costano 840 euro al giorno. Ma se li si paga 7 milioni e mezzo, per quanto tempo lavorano? A noi risultano 8.940 giornate lavorative, vale a dire 37 (trentasette) anni. Ecco perché da tutte queste consulenze non è sortito alcunché! Siamo troppo frettolosi, dovremmo attendere almeno 30 anni!

C’è del marcio in Danimarca.

Una pioggia di consulenze

Il punto è che questi incarichi a Deloitte, tanto assurdamente ricchi quanto straordinariamente vaghi, hanno imperversato negli anni di Dellai, e sono proseguiti in quelli di Rossi. Oltre ai 7,5 milioni contestati dalla Procura (che peraltro ha nel mirino altri appalti) ci sono ulteriori consulenze: quella che abbiamo visto per il Centro Servizi Condiviso, Centro peraltro di cui, dopo due anni, non c’è traccia alcuna; per la privatizzazione di Informatica Trentina, altro evento mai realizzato; per l’attivazione di una Centrale Unica d’Emergenza in occasione delle Universiadi; per Trentino School of Management; per la Cassa del Trentino, e poi ancora Trentino Network, Tecnofin, Trentino Sviluppo... Le opposizioni hanno presentato in Consiglio Provinciale un’interrogazione per avere un quadro completo di questo profluvio di soldi e consulenze. Rossi, finora silente sul tema, quando non pronto a difendere o addirittura a magnificare l’apporto dei professionisti di Deloitte, risponderà nei prossimi giorni: vedremo.

A noi qui interessa approfondire il rapporto tra Deloitte e Trento Rise.

I primi passi

Trento Rise dunque nasce a fine 2010 come associazione tra la FBK (Fondazione Bruno Kessler) e l’Università di Trento, o meglio il Dipartimento di Scienze dell’Informazione. Padrino di lusso Lorenzo Dellai, che infatti assicura una dote vertiginosa, 20 milioni all’anno per 4 anni; uomo forte al comando, il presidente Fausto Giunchiglia, ordinario a Ingegneria dell’Informazione; uomo macchina, il direttore Paolo Traverso, proveniente da FBK. L’idea di base è attuare il trasferimento nella società trentina della ricerca e innovazione, attirare talenti, far nascere start up, “trasformare il Trentino in un’economia della conoscenza, competitiva e dinamica” come a tutt’oggi recita l’home page del sito.

Questi gli obiettivi da perseguire. Grazie agli stanziamenti iniziali e alla solidità dei soci (Università e FBK) Trento Rise con la sua nuova, bella sede in collina ha da subito i requisiti per diventare il nodo italiano degli EIT (European Institute of Technology) in sinergia con gli altri cinque nodi: Berlino, Parigi, Helsinki, Eindhoven e Stoccolma.

Risultati pratici? Diversi, facciamo solo alcuni esempi: l’app del MUSE, considerata un esempio di riferimento a livello nazionale; un’ampia attività di innovazione nel turismo, comprese alcune startup; il progetto Techpeaks che approfondiamo in una scheda a parte; ecc. E soprattutto, il convergere a Trento di diversi professionisti di alto livello, giovani ma non solo, desiderosi di mettersi in gioco, e il lancio della città e del marchio del Centro a livello nazionale e internazionale come luoghi dell’innovazione.

Bilancio in linea con i consistenti investimenti? Probabilmente no: pesano la stessa larghezza dei fondi inizialmente a disposizione (si sciala, non certo nei compensi dei dipendenti, ma per esempio se c’è un catering non si bada a spese) e soprattutto le gelosie, da parte di Trentino Sviluppo, che vede la nuova arrivata come un’intrusa nel proprio ambito, e così anche FBK.

Comunque la nave va, e a bordo ci sono giovani entusiasti che hanno voglia di fare. Ma dura poco.

Turbativa d’asta?

Ben presto infatti il presidente Giunchiglia impone un’interpretazione curiosa della mission del Centro, che entra in conflitto con quella originale, difesa invece dal direttore Traverso. Lo scontro tra i due diventa inevitabile, prevale Giunchiglia e nel giugno 2014 il direttore se ne va sbattendo la porta.

Ma cosa vuole il professor Giunchiglia? Per lui Trento Rise deve soprattutto fungere da supporto della Provincia e delle sue società di sistema, per trovare sul mercato internazionale le migliori società di consulenza che assicurino una modernizzazione degli apparati burocratici trentini. In pratica Trento Rise diventa l’intermediario tra la galassia PAT e Deloitte.

E perché mai ci sarebbe bisogno di un intermediario? Qui sovviene il lavoro degli inquirenti, che in proposito hanno le idee chiare: Trento Rise, in quanto Centro di Ricerca, può utilizzare le relative facilitazioni burocratiche, tra cui i Pcp (pre-commercial procurement, appalti pre commerciali) che permettono di affidare incarichi evitando il gorgo degli appalti al ribasso, che sarebbero la negazione della ricerca. Ma una consulenza non è ricerca, ha sentenziato, proprio in merito ai Pcp di Trento Rise, l’Unione Europea; affermazione con cui concorda la Procura della Repubblica, che conclude: qui si è aggirata la legge, questa è turbativa d’asta.

Il procedimento giudiziario avviato, e altri che sembrano incombere, appureranno gli eventuali reati. La Corte dei Conti poi valuterà se ci sono stati danni patrimoniali: distribuire allegramente milioni e milioni per finalità strampalate, al di là del reato è una dissipazione di soldi pubblici.

A noi interessa un altro aspetto: i presupposti politici di questo giochino delle consulenze, e i risultati pratici. Il coinvolgimento di Ivano Dalmonego, che secondo la Procura si sarebbe adoperato con indebite pressioni per arrivare agli affidamenti alla Deloitte, ci indica come siano stati i massimi livelli della Provincia a sostenere questo sistema. Ricordiamo come in Provincia sopra Dalmonego ci fosse solo Dellai, di cui era uomo di assoluta fiducia.

Questo massimo coinvolgimento lo rinveniamo negli atti ufficiali della PAT, in cui apertamente si rivendica la bontà, anzi la centralità strategica, degli incriminati Pcp. Leggiamo infatti sul sito della Provincia la seguente presentazione della finanziaria del 2012: “La Manovra finanziaria 2012 ha indicato tra gli interventi strategici in materia di innovazione ICT la priorità di realizzare attraverso l’attivazione di forme di “appalti pre-commerciali” (PCP, pre-commercial procurement), progetti di innovazione in quattro diversi ambiti applicativi: turismo, cultura, ambiente e mobilità. Le linee di attuazione della manovra e, successivamente, il Piano di Miglioramento hanno indicato Trento RISE come il tramite del sistema territoriale incaricato ad avviare questa modalità innovativa di sviluppo di prodotti innovativi”.

Insomma, piazza Dante allora rivendicava la piena paternità di quello che la Procura dichiara un imbroglio.

Dall’entusiasmo al panico

La politica sapeva. L’assessora alla Ricerca Sara Ferrari, quando le si chiedeva di Deloitte, alzava gli occhi al cielo. Il capogruppo PD in consiglio provinciale Alessio Manica affermava: “Beh, quando ero sindaco a Villa Lagarina, vedevo anch’io arrivare questi della Deloitte, girare per giorni negli uffici e non si capiva cosa stessero a fare...”.

La giunta Rossi comunque continuava nel 2014 e ancora nei primi mesi del 2015 a finanziare le famose consulenze. Anzi, è del giugno 2014, in piena era Rossi, che dentro Trento Rise lo scontro tra Giunchiglia e Traverso si risolve con la vittoria del primo e l’esplicita modifica della mission del Centro, indirizzato anche ufficialmente al ruolo di intermediario tra Provincia e società di consulenza. È solo nel 2015, di fronte all’emergere dell’inchiesta giudiziaria, che la giunta Rossi decideva di prendere, tardivamente e quindi vistosamente, le distanze. E sbaraccava Trento Rise.

In pratica, con la tanta acqua sporca, si buttava via anche il bambino.

In breve nella sede di Povo si diffondeva l’incertezza, poi la delusione, infine il panico. Chi poteva, fuggiva. I progetti innovativi venivano prima ridotti, poi smantellati. Al personale non veniva rinnovato l’incarico dalla sera alla mattina.

Posso solo esprimere la profonda delusione verso un sistema trentino in cui, da foresto, avevo pur creduto, e per anni - ci dice un dipendente - Ci siamo trovati in mezzo a inefficienze, clientelismi, intrusioni politiche. Poi, in mezzo a questo, ci sono state tante bolle, di esperienze sane, che funzionano, con gente che ce la mette tutta, e mi piace pensare che io e il mio team eravamo una di queste bolle, ma anche il team di innovazione nel turismo e chissà quanti altri. Ma oggi penso che quando c’erano i tanti soldi le bolle di efficienza erano solo un effetto positivo ma collaterale rispetto ai grandi sprechi. E ora è tutto malamente finito”.

Al posto di Trento Rise è nato Hit, Hub Innovazione Trentino, i cui soci sono, oltre a Università e Fbk, anche Trentino Sviluppo. Hit non nasce bene: massima incertezza nella mission enfatizzata dall’ingresso del nuovo socio Trentino Sviluppo che aveva sempre vissuto Trento Rise come un concorrente; poche le direttive, pochissimi i fondi.

Se alcuni anni fa c’erano giovani da tutto il mondo che arrivavano alla collina di Povo, ora anche i trentini, non appena possono, se ne vanno via. Dall’entusiasmo all’amarezza.

Questo il risultato della dissennata politica dell’innovazione di questi anni. Avevamo visto con altre inchieste - su CreateNet, su Arhef - come nei diversi istituti di ricerca convivessero bei bambini e un’acqua sporca che via via diventava più lurida. In Trento Rise, con l’esplicito massimo coinvolgimento provinciale, si è visto che questo non era un accidente, ma un vero e proprio sistema.

Che alla fine ha fatto annegare il bambino.

Techpeaks, l’acceleratore

Techpeaks, che cosa è? Cerchiamo di spiegarlo, visto che questa moda, che si vorrebbe internazionale, degli strampalati nomignoli inglesi, di certo non aiuta.

Si tratta di un programma di “accelerazione di impresa” sul modello introdotto in California da Ycombinator e 500Startups. L’idea è quella di concentrare per un periodo limitato, solitamente sei mesi, un gruppo selezionato di imprese innovative che si dedicano ogni giorno (e a volte ogni notte) a lavorare al proprio prodotto ed al tempo stesso alle proprie competenze.

Per facilitare questo processo, i partecipanti al programma vengono liberati dalle necessità primarie: viene garantito vitto, alloggio e una sorta di borsa per le piccole spese. Periodicamente, gli aspiranti imprenditori vengono affiancati da figure di esperti del settore che si confrontano con loro, convalidano o correggono le loro ipotesi, e trasmettono informazioni di utilità generale.

Il nome di “acceleratore” deriva dall’obiettivo di accelerare un progetto di impresa, arrivando alla soglia del mercato in soli sei mesi anziché in diversi anni.

Al termine del programma, ogni impresa presenta i propri lavori durante un “Demo Day” ad una giuria di selezione e ad un pubblico di investitori: la prima decide se concedere un primo finanziamento “seed” (“semina” 25-30 mila euro), il secondo se investire ulteriori capitali in forma privata per trarne un profitto. Un’idea decisamente rivoluzionaria del programma consiste nel fatto che, almeno nella prima formulazione, la Provincia di Trento si era impegnata ad accompagnare ogni finanziamento privato con un finanziamento di uguale ammontare: se un privato ci investiva 100 mila euro, la PAT ne metteva altri 100 mila.

In tempi di promesse elettorali (primavera 2013) la giunta Dellai impegnò 13 milioni di euro per cinque anni di programma, con l’obiettivo di aprire “oltre cento” nuove srl nei settori innovativi. Ci risulta che, con il cambio di rotta politica, di quei soldi il programma ne abbia visti pochi.

I risultati, in ogni caso, non sono mancati del tutto: ricordiamo le aziende Memeoirs (finanziata per 250 mila euro da Pozzoni), Wonderflow (investimento riservato da business angel olandesi), Widerun, Matic, DiabetesLab, Pronto, Skipassgo; alcune di queste hanno assunto personale a Trento.

Sono stati messi in atto progetti di ritorno sul territorio, secondo un modello già testato con successo in Cile, all’interno dei quali gli imprenditori devono mettere a disposizione un certo numero di ore di servizio qualificato (ad esempio design grafico o sviluppo software).

Il risultato maggiore, in ogni caso, si era ottenuto in termini di pubblicità del territorio trentino: per un breve periodo il nome di Techpeaks si era sentito ai quattro angoli del globo, portando a Trento imprenditori dalla Russia, dal Nepal e dagli Stati Uniti, fino ad essere conosciuto nella comunità italiana che lavora in Silicon Valley: ci sono stati casi di professionisti che, volendo rientrare in Italia, avevano preso in considerazione Trento per la sua reputazione di contesto innovativo e dinamico.

Invece è finita che Trento (Rise) è risultata associata ai milioni sperperati in consulenze a Deloitte.

Parole chiave:

Articoli attinenti

In altri numeri:
Crisi e tecnologia: bluff o via d’uscita?
Soldi spesi bene per l’Istituto di ricerca?
CreateNet, la grande disillusione
Gli infiltrati ai vertici della PAT

Commenti (7)

Trento RISE Neri Giovannini

L'articolo, a mio avviso, è esaustivo e penetra nel problema. Però io, uomo della strada, ci capisco poco, sono fuori dai giochi. Ma è mai possibile, mi chiedo, che sempre si debba rubare, convogliare ed indirizzare risorse (soldi) agli amici che poi, presumo, ti faranno avere la percentuale per quello che tu, politico, hai fatto. Penso a questi ricercatori, questi ragazzi che hanno idee e capacità ed al marcio della politica che li frena. Solo due parole: sono schifato !

Chiamiamo le cose con il loro nome Ricercatore

Ah, e per la cronaca nel resto d'italia fatti come quelli di TrentoRise sono cose da camorra, ma dimenticavo che qui alla mafia avete cambiato nome, qui si chiama provincia autonoma.

@alfiero RIcercatore

Strano ricordo diversi articoli su create-net molto piu` aggressivi di questo ed il tutto per situazioni che non hanno richiesto l'intervento della guardia di finanza. Situazioni pilotate ad arte da un paio di interni che non risuscivano a stare al passo con la gente che lavorava sul serio (al contrario dei trentini).

@Ricercatore Alfiero Santarelli

Sono un redattore di QT, e credo non valga la pena di raccogliere :)

@antonio Ricercatore

Il meglio che puoi fare e` darmi del "poco elegante"? Solo per aver riportato un dato oggettivo?
Ah vero, dimenticavo. Voi trentini siete molto protettivi quando toccano "i vostri".

@ricercatore Alfiero Santarelli

Infierire con "noi siamo meglio" è poco elegante, farlo da anonimi ancora meno...

Ricercatore Ricercatore

Mi sa che il marcio era qui e non in enti di ricerca limitrofi che sono una spanna sopra FBK e TrentoRise per qualità della ricerca e fondi PORTATI in trentino (al contrario di questi che i fondi se li intascavano).
Scrivi un commento

L'indirizzo e-mail non sarà pubblicato. Gli utenti registrati non devono inserire il codice e possono modificare il proprio commento dopo averlo inserito.

Riporta il codice di 5 lettere minuscole scritto nell'immagine. Puoi generare un nuovo codice cliccando qui .

Attenzione: Questotrentino si riserva la facoltà di cancellare commenti inopportuni.