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Baratter e le Masere

Nel 2014 si stava discutendo del piano commerciale sovracomunale della Rotaliana. Infatti, in diversi settori economici e sociali, il sistema trentino (ma non solo), la normativa provinciale prevede diversi livelli di pianificazione: quello più “alto”, provinciale (ad esempio il PUP), quello più “basso” (il piano regolatore comunale) ed un livello intermedio (nel passato di competenza dei comprensori e successivamente delle Comunità di valle).

Il primo piano approvato dalle Comunità di valle era stato il piano sociale e, per stralci, sono state via via incardinate altre programmazioni. Tra queste il piano commerciale destinato a individuare le aree del commercio nell’intervallo di superficie compreso tra gli ottocento metri, di competenza comunale e fino ai 10.000 mq, superficie oltre la quale la competenza è riservata alla Provincia.

Considerate le dimensioni relativamente ridotte del territorio provinciale, è evidente che la maggior parte dei centri commerciali rientra, appunto, nella competenza intermedia (quella della Comunità di valle). Ebbene, appreso che nell’assemblea della Comunità di valle della Rotaliana Koenisberg si era formata una larga maggioranza, trasversale, contraria ad ampliare le superfici commerciali di due aree (una a Mezzocorona e la più nota area delle Masere di Lavis), il consigliere Baratter, alla faccia della territorialità e del rispetto delle autonomie locali (principi sbandierati in primis dal suo partito, il PATT) presentò un emendamento alla finanziaria provinciale allora in discussione per bypassare bellamente le competenze dell’ente intermedio. In sostanza: se fai come dico io, allora rispetto la tua autonomia, se no, me ne frego, e mi riprendo le competenze.

L’argomentazione alla base dell’iniziativa era che il centro commerciale avrebbe garantito sviluppo locale e dato lavoro a 400 (sic) persone. Il consigliere aveva preso per buoni i dati dei promotori del centro commerciale che, seppur autorizzati da tempo a realizzare dei negozi, nulla avevano fatto fino a quel punto. La stima dei promotori, indotto compreso, aveva comunque indicato 325 i posti di lavoro possibili a centro commerciale realizzato. Peccato che il conto risalisse a qualche anno fa, quando la congiuntura economica era molto diversa…

Tanto per fare un confronto, a pochi chilometri di distanza, a San Michele all’Adige, più o meno nello stesso periodo nel quale Baratter sponsorizzava i 400 posti di lavoro delle Masere di Lavis, la cinquantina di dipendenti del Mercatone Uno erano fortemente preoccupati per il loro destino lavorativo.

Eh - si dirà - ma le Masere di Lavis sono un’altra cosa rispetto a Mercatone Uno; può darsi, resta il fatto che le superfici di vendita previste sono più o meno le stesse e quindi anche i conti di Baratter avrebbero dovuto essere attualizzati..

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