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La speculazione del Linfano

Come l’ente pubblico programma la devastazione di un paesaggio unico al mondo

Era verde la mia valle. E verde, anzi magica, a ridosso del blu del lago e dietro i contrafforti del Brione, l’area ad ovest della foce del Sarca, il Linfano. Da secoli, fin dai tempi di Goethe, il viaggiatore o il turista che vi si affaccia dal passo San Giovanni ne rimane incantato, con il gioco del blu e del verde, e poi dietro i contrafforti del Brione, e dietro ancora i monti di Riva.

Un’area da valorizzare” decise a metà degli anni ‘70 l’imprenditore Giorgio Domenichelli, che riuscì a comperare tutti i terreni e ad elaborare un progetto, Porto Arco, di un grande insediamento (180.000 metri cubi) su un’ampia area (90.000 metri quadrati) con tutti i servizi del caso, compreso un porto turistico.

Il progetto, pur tecnicamente pregevole e approvato dal Comune di Arco, incontrò dure opposizioni: non si poteva liquidare così quella bellezza naturale, sostenevano a gran voce alcuni (anche Questotrentino che si beccò una querela per 800 milioni); non possiamo lasciare il business a uno da fuori, o che il litorale di Arco faccia troppa concorrenza a Riva e Torbole, nell’ombra tramavano altri. Sta di fatto che, con l’avvento dell’ambientalista Walter Micheli alla vicepresidenza e all’Urbanistica provinciale, la Porto Arco fu bloccata, e tutta l’area a più riprese dichiarata agricola, con esplicito stralcio di ogni previsione edificatoria.

Domenichelli si vendicò. Anzitutto impegnando il Comune di Arco in una serie infinita di denunce e contenziosi giudiziari (per inciso, la querela a Questotrentino fu archiviata dalla magistratura, e lo stesso Domenichelli ci riconobbe “avversari duri, ma leali”) ma anche vendendo con malizia la parte più pregiata dei propri terreni, il fronte lago, spezzettandola tra più proprietari. Così, all’inizio del 2000, la parte a nord della SS 240 (l’arteria che scendendo dal Passo di San Giovanni costeggia il Garda da Torbole a Riva) era intonsa, mentre quella a sud, compresa tra il Brione, il Sarca, la strada e il lago, era un guazzabuglio di campeggi, parcheggi e piccole costruzioni, con un’accessibilità disastrata.

Renato Veronesi

È nel 2000 che tra Domenichelli e il Comune di Arco scoppia la pace. Sindaco di centrosinistra (!) è Renato Veronesi, oggi del Pd, forse noto ai lettori di QT per il suo accordo con Alleanza Nazionale e Lega Nord per far convergere su di sé i loro voti, in cambio delle poltrone ai vertici della municipalizzata Amsa; in seguito implicato nel caso ex-Argentina; ed attualmente dimessosi dal Consiglio comunale, ma per assurgere alla presidenza di Amsa (e su questo ritorneremo).

Dunque l’avvicinamento tra Domenichelli e il Comune avviene attraverso una serie di progressive modifiche urbanistiche, alcune quasi impercettibili, che cambiano totalmente il quadro.

Infatti il Piano Regolatore di Arco dell’anno 2000, caratterizzato peraltro dalle generose previsioni edificatorie ad oggi tutt’altro che esaurite, prevede all’articolo 71 la “rinaturalizzazione della fascia lago... fortemente antropizzata” tramite “la rilocalizzazione delle attività ricettive (leggi campeggi e parcheggi) a nord della SS 240... anche con potenziamento” e “l’area in fascia lago dovrà essere destinata ad uso pubblico”.

Ottimo, sembra: rinaturalizzazione di tutta l’area a sud della statale, che diventa ad uso pubblico, via parcheggi e campeggi. Certo, al prezzo di occupare un po’ di campagna a nord, ma pazienza, nessuno è contro i campeggi, e poi si ottiene un polmone verde affacciato sul lago, in stile Purfina, la splendida spiaggia alberata fiore all’occhiello di Riva. Ma attenzione alla frase “anche con potenziamento”, il diavolo si nasconde nei dettagli.

Nel 2003 ulteriore passaggio: interviene la prima Variante ad opera sempre del sindaco Veronesi, che con l’articolo 72 modifica un po’ le cose. Si specifica il “potenziamento” a nord della statale: no, non più solo campeggio ma anche edificazione di “bungalow in legno” e di un “nucleo di edilizia turistica e/o residenziale” di 20.000 metri cubi “a basso impatto, nel rispetto delle delicate caratteristiche ambientali del Linfano” e “con effetto paese” (triste espressione: c’era bisogno di un nuovo paese al Linfano, per di più con un “effetto paese”, cioè centro di aggregazione dove la chiesa è un edificio commerciale?).

Il Linfano in una foto dei primi anni 2000: si noti l'ampia area verde-agricola, e in quella a fianco il guazzabuglio urbanistico nella zona bordo lago.

La scommessa persa

Questo è l’accordo Veronesi-Domenichelli. L’imprenditore ammaina i vessilli della Porto Arco, rinuncia ai contenziosi giudiziari con il Comune, cede alla municipalizzata Amsa tutti i suoi terreni a un valore intermedio tra quello agricolo e quello edificabile; e in cambio ottiene l’edificazione di 20.000 metri cubi (rispetto ai 180.000 del progetto originale).

Non sembra un pessimo affare. Anche perché, con il Comune che diventa proprietario di una parte cospicua del fronte lago, e per di più anche della zona a nord della statale, in cui può spostare i campeggi (privati) allora a ridosso dell’acqua, l’opportunità di avere una Purfina alle foci del Sarca diventa molto concreta. “La scommessa è riqualificare urbanisticamente la zona del lago” ci diceva l’assessore all’Urbanistica architetto Sergio Dellanna.

Scommessa del tutto persa. Le cose infatti vengono orientate in tutt’altra direzione. Si arriva infatti al piano attuativo del 2005 e oplà, con un piccolo gioco di prestigio la liberazione della zona lungolago, a sud della SS 240, viene ridotta a “1/3 della superficie complessiva occupata dai campeggi a contatto con il lago”, allo scopo di ampliare la spiaggia pubblica, ovviamente con “miglioramento della qualità ambientale, infrastrutturale e turistica”: cioè due terzi rimangono il preesistente casino di campeggi e parcheggi. Certo, si sentenzia che “nella parte a nord della SS 240 è ammessa la realizzazione di strutture ricettive all’aperto da attuare solo contestualmente all’eliminazione della prevista quota di campeggi esistenti in riva al lago”. Ma viene da ridere: nessun campeggio vuole mollare il lungolago e il Comune si guarda bene dal far rispettare i dettati urbanistici. E ci mancherebbe; anche perché, di suo, il Comune fa di peggio: nella quota di lungolago di proprietà dell’Amsa (al 100%, ricordiamolo, di proprietà comunale) non rinaturalizza un bel niente, anzi, vi mantiene il proprio campeggio senza sognarsi di spostarlo oltre la statale. Risultato? A sud della statale c’è il solito casino di campeggi e parcheggi, compreso quello dell’Amsa. A nord Domenichelli ha potuto costruire il suo nucleo di edilizia, è “Garda Thermae”. Doveva realizzare a proprie spese opere di urbanizzazione, ovvero “una piazza pubblica e un tratto di percorso pedonale... o forse una pista ciclo-pedonale...”, ma anche qui non se ne fa niente (Domenichelli nel frattempo è deceduto, ma la sua società, la Compagnia di Sviluppo s.r.l. di Trento è viva e vegeta) e il Comune legittima tutto: nel 2014 è caduta una frana e pertanto “l’inadempienza di quanto previsto dalla convenzione non risulta essere imputabile al privato”. Bravi.

Solo che poi si accorgono che questo è un guaio: la mancata esecuzione delle opere di urbanizzazione nel termine decennale previsto, per effetto dell’art. 54 della Legge provinciale n°15 del 2015, porta a scadenza il piano attuativo, con ritorno ad un indice edificatorio dello 0,01 al mc, pressoché nullo. Un pasticcio indecoroso.

Ancora il Linfano in una foto aerea dei primi anni 2000: si noti la differenza tra l'area a nord e a sud della statale.

Si corre ai ripari

Ma ecco nel 2016 un guizzo di iniziativa.

Il giorno 11 luglio il Consiglio comunale provvede alla ristesura del piano (Variante al PRG per la ridefinizione della disciplina che regola le aree in località Linfano – Delibera 39). Naturalmente con qualche piccola modifica.

Viene derubricata dall’area del piano a nord della SS 240 la quota che riguarda “Garda Thermae” (i 20.000 mc originari “a basso impatto” sono già stati costruiti... scordiamocene), e sull’area residua (totale proprietà AMSA) viene previsto un ulteriore villaggio turistico: già che ci siamo edifichiamoci ex-novo un 30.000 mc consistenti di 18.000 mc di bungalow (non più di legno, e di altezza fino a 4,5 m) e 12.000 mc di strutture di servizio (di altezza fino a 10,5 m). E in soprammercato “è ammessa la costruzione turistico ricettive, di servizio al turismo e commerciali” (attenzione a quel “commerciali”, le parole contano!). Con il che l’area verde a nord della statale, intaccata dalle Thermae di Domenichelli, ma per il resto preservata, viene definitivamente aggredita.

Ma non è finita. A sud della statale nuovo gioco di prestigio: della fascia pubblica “simil-Purfina” non se ne parla neanche più: i campeggi rimangono sulla fascia lago, ancora una volta si spostano i parcheggi a nord della statale, ma solo per allargare, al loro posto, il campeggio AMSA. Alla faccia del progetto di rinaturalizzazione, de-antropizzazione e destinazione pubblica iniziale.

Tra le varie chicche si trova anche la seguente: dato che parte del progetto edificatorio incorrerebbe nel rischio di frane dal Monte Brione, l’Amministrazione afferma “che ha già predisposto un piano di fattibilità per la messa in sicurezza mediante la realizzazione di vallotomi di parte delle aree poste ai piedi del Monte Brione, con conseguente riduzione del rischio per alcune delle aree ricomprese nella presente variante”. Dunque il Vallotomo del Monte Brione, la grande opera monstre, ha anche lo scopo, dichiarato, di rendere edificabile aree del Linfano attualmente inedificabili.

Per chi si fosse perso facciamo un breve riassunto:

Nel 2000 il progetto è di rinaturalizzare l’intera area a sud della statale spostando campeggi e parcheggio a nord

Nel 2003-2005 la fascia di rinaturalizzazione è ridotta ad un terzo dei campeggi in fascia lago (la Purfina di Arco), in cambio si prevede un nucleo edilizio di 20.000 mc al Linfano: questo viene prontamente eseguito (Garda Thermae), la Purfina resta un sogno

Nel 2016 nessuna rinaturalizzazione e riduzione del carico antropico a sud della statale, anzi il campeggio AMSA si allarga ad occupare l’attuale parcheggio pubblico. A nord della statale viene previsto un nuovo nucleo edilizio dalle enormi dimensioni: tipo 70 bungalow e un palazzo di 20 x 60 metri e alto 10.5.

Proseguiamo...

La Variante ha il parere consultivo “non favorevole” da parte della Commissione Urbanistica Territorio Ambiente del Comune di Arco. Vabbé, è solo un parere consultivo: procediamo.

Vengono fornite osservazioni puntuali da parte delle associazioni ambientaliste: vabbè è solo uno stanco rito, proseguiamo.

Tuttavia anche il Servizio Urbanistica e Tutela del Paesaggio della PAT con nota del 20/12/2016 comunica la necessità di sottoporre a valutazione ambientale strategica la Variante. Non funziona. La valutazione ambientale viene confezionata in quattro e quattr’otto e si ripresenta la variante. Invariata.

E il 6 febbraio 2017 si annulla la precedente delibera e la si ripresenta uguale, una maggioranza bulgara di consiglieri comunali la approva in prima adozione.

A questo punto è prevista la valutazione del Servizio Urbanistica e Tutela del Paesaggio in Conferenza di pianificazione della PAT, prima della adozione definitiva da parte del consiglio comunale.

Il giudizio della Conferenza è una vera pletora di osservazioni e perplessità: dalla assenza di giustificazione delle volumetrie previste del villaggio turistico alla mancata valutazione del carico antropico turistico aggiuntivo, da considerazioni ambientali-paesaggistiche alla mancanza di fasce di rispetto per zone a rischio idro-geologico come di zone fluviali e lacustri, e avanti andare.

In pratica una stroncatura.

Le conclusioni recitano: “La Conferenza conclude le proprie valutazioni rispetto alla variante al PRG in argomento evidenziando al Comune di Arco l’esigenza di un approfondimento dei relativi contenuti, ai fini dell’adozione definitiva del piano” (verbale n. 14/17 del 27/04/17).

Anche qui delle chicche. La Conferenza si accorge che una struttura in fascia lago è passata in questi anni da pubblico esercizio a struttura commerciale (la Lidl) e con grande irritazione chiede al Comune di “verificare tramite quale strumento urbanistico è stata introdotta la possibilità di insediare una struttura commerciale all’interno della fascia lago. Tali verifiche dovranno essere condotte nel dettaglio al fine di non consolidare delle attività che non trovano rispetto nella disciplina provinciale”!

Ora l’Amministrazione di Arco, in una seduta consigliare molto contestata, ha recepito parzialmente queste indicazioni, con qualche acrobazia sul numero dei metri cubi e con una modifica sulla destinazione del costruito, che sarebbe una sorta di Aquafan...

Una nota finale. Chi è ora il presidente della Municipalizzata? Renato Veronesi. Sì, il sindaco che nel 2000 e anni successivi aveva dato il via all’aggressione al Linfano, millantata come operazione di recupero ambientale. E che ora l’aggressione la completa, per rendere più ricca la società che presiede. Con il che il cerchio si chiude: sono i ras locali i peggiori nemici dell’ambiente. E a ben vedere, anche del turismo.

È il solito discorso: per chi vive di turismo, distruggere la natura è come segare il ramo su cui si è seduti.