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Il Sudtirolo cerca aria pulita

Dalla Baviera arriva un invito a discutere un nuovo modello agricolo rispettoso dell’ambiente

Il governo italiano ha emanato, come prescritto dalla UE, l’obbligo di un’agricoltura integrata e limitazioni (un po’ generiche) sull’uso dei fitofarmaci quando vengano spruzzati nei pressi di luoghi abitati o comunque vicini alle persone. Di conseguenza, la Provincia di Bolzano il 22 agosto ha emanato le linee di indirizzo per l’uso dei prodotti fitosanitari (fungicidi, insetticidi, erbicidi, ecc.). La legge permette a province e comuni di rendere le regole più severe, a tutela della popolazione.

La giunta provinciale si è ben guardata dall’usare questo possibile spazio di autonomia, quando invece molti comuni della provincia di Belluno, ad esempio, l’hanno fatto, emanando norme più severe di quelle statali.

Un gran peccato, perché l’agricoltura integrata, già in uso da decenni in Alto Adige, ha dimostrato di non essere in grado di salvaguardare da inquinamento i corsi d’acqua e i terreni circostanti le ampie monoculture, soprattutto della mela. Anzi, la Regione Trentino-Alto Adige è in testa, e di gran lunga, a tutta Italia nella quantità di pesticidi utilizzati. I dati ISTAT riferiti al 2013 parlavano di quantità sei volte superiori a quelle della media nazionale e nel 2014 sono ancora aumentati. Poi forse c’è stata una leggera diminuzione. I dati provengono dalla quantità di pesticidi venduti.

Alla fine di luglio, il primario di psichiatria Andreas Conca ha lanciato l’allarme sull’aumento delle malattie causate dai pesticidi, come Parkinson, Alzheimer, demenze, malattia di Hashimoto. La Provincia gli ha contrapposto un proprio studio in cui si sostiene che la salute della popolazione residente vicino alle zone dove si fa un uso intensivo di fitofarmaci non presenta un maggiore tasso di malattie di chi abita in altre. In fondo questo studio smentisce l’Unione Europea che si preoccupa di stabilire distanze e quantità per salvaguardare la popolazione da un rischio, che evidentemente in Sudtirolo non esiste. La polemica pubblica si è infiammata coinvolgendo anche altri aspetti.

I coltivatori biologici si lamentano di essere danneggiati dall’uso dei pesticidi, perché nei campi vicini si spruzzano sostanze incompatibili che il vento porta nei loro terreni e sui loro prodotti. Per questo, ad esempio, Urban Gluderer ha coperto il suo terreno in Val Venosta, dove coltiva erbe officinali, con serre chiuse, che tuttavia lo costringono, quando fuori ci sono 30 gradi, a lavorare con 45 gradi all’interno della zona coperta. Il comune di Malles, come è noto, è in testa alla battaglia contro l’uso dei pesticidi.

30 trattamenti all’anno nel periodo vegetativo, a anche di più se piove, 45 chili di fitofarmaci per ettaro. “55 sostanze delle 68 usate in Sudtirolo sono sulla lista nera dei pesticidi più pericolosi e dannosi”, dice Alexander Schiebel, regista e autore. È stato lui a dar vita a una manifestazione in cui trenta ciclisti, bardati con abiti protettivi e maschere, hanno percorso le piste ciclabili lungo il corso dell’Adige. Volevano denunciare la situazione di pericolo in cui si trovano moltissime persone che fanno sport o passeggiano all’aperto, oltre a coloro che vivono vicino ai frutteti irrorati con sostanze di vario genere.

Il manifesto scandaloso

Ma ad alzare il tono della discussione pubblica c’è stato un episodio che ha destato molto rumore nella calma estiva sudtirolese, caratterizzata da un pienone di turisti attratti proprio da un marketing che unisce bellezza e salute.

L’Umweltinstitut (Istituto per l’ambiente, di Monaco di Baviera), un’associazione indipendente, che da 30 anni è impegnata contro l’energia atomica, il cibo transgenico e a favore di una svolta verso l’energia sostenibile e per l’agricoltura biologica, ha affisso a metà agosto a Stachus, una delle piazze più frequentate della capitale della Baviera, un manifesto che riprende il logo della provincia di Bolzano su un’immagine di agricoltura sudtirolese in cui un trattore spruzza pesticidi. Nella nebbia che esce dal trattore si legge: “Il Sudtirolo cerca aria pulita. Il Sudtirolo cerca se stesso”.

È bene dire subito che la foto non è stata scelta accuratamente: infatti è di un vigneto Manincor di Caldaro, che viene coltivato con metodo bio-dinamico e la sostanza spruzzata è compatibile con la coltivazione biologica. Il manifesto era programmato per restare una settimana. Un episodio trascurabile?

La reazione della politica provinciale e del potente Bauernbund (l’organizzazione dei contadini) ne ha aumentato la risonanza pubblica con minacce di denuncia all’Istituto e offese pesanti per screditarlo. Ma l’iniziativa bavarese ha messo il dito su una piaga. E non a tutti è piaciuto il tono sprezzante e arrogante della Provincia. Anche alcuni agricoltori non hanno condiviso la linea della loro associazione. Uno ha fatto un appello ai colleghi produttori di frutta (mele): “Spiegate alle persone, perché si devono usare i fitofarmaci. La gente vuole sapere. Il turista che è anche nostro cliente e consumatore, non è cretino! Vuole sapere che cosa compra”. Il direttore della VOG, cui fanno riferimento 5.000 produttori di frutta, in un’intervista asalto.bz non è riuscito a smentire con cifre diverse da quelle dell’ISTAT - usate dall’Umweltinstitut - le quantità di fitofarmaci. Cioè: ha smentito, ma dicendo che si stanno elaborando i dati e non ne ha saputo fornire di nuovi.

Karl Bär, responsabile per la politica agricola dell’Umweltinstitut, non si è fatto impressionare dal tentativo di denigrazione e ha spiegato che l’obiettivo, reso esplicito sul primo manifesto, cui ne seguiranno altri, è di invitare il Sudtirolo a riflettere sull’incompatibilità fra turismo di qualità e coltivazioni a monocultura e uso intensivo di fitofarmaci. “Nella pubblicità il Sudtirolo si presenta come una regione turistica, in cui si trovano una natura intatta e grandiosi paesaggi. - si legge nella pagina web dedicata. - Questo non può andare d’accordo con l’uso intensivo di pesticidi e con le enormi monoculture di mele. Il Sudtirolo deve scegliere: una natura intatta o l’economia dei pesticidi. Entrambi non possono esserci. Per questo il nostro manifesto conclude con la scritta: Il Sudtirolo cerca se stesso”.

In questo clima, in cui si alzano i toni e le accuse e si parla pochissimo del merito, Toni Riegler, direttore dell’associazione di coltivatori biologici Bioland Südtirol, che è anche un marchio di garanzia del biologico, ha fatto un appello affinché si apra un tavolo di discussione fra le parti interessate. Ha raccontato che due anni fa l’assessore all’agricoltura aveva pensato di insediare un gruppo di lavoro per la realizzazione di una “bioregione”.

Il Bauernbund aveva fatto un sondaggio interno, da cui risultava che il 60 per cento dei contadini sudtirolesi ritenevano positiva una coltivazione ecologica. “A Malles sono andati avanti su questa strada, realizzando con il famoso referendum contro i pesticidi proprio questo progetto” - dice Riegler, che in una lettera pubblica ha chiesto che si lascino da parte i toni aggressivi da entrambe le parti e si lavori insieme per consolidare la “bioregione” Alta Venosta, nella prospettiva di ripetere l’esperienza in altri posti.

Il manifesto a Monaco è sparito dopo due giorni. Però la campagna continua: “Abbiamo altri 100 manifesti da affiggere” - ha detto Bär (che vuol dire “orso”, il protagonista assoluto, nelle sue varie incarnazioni, dell’estate trentino-tirolese). Gli slogan sono gli stessi: “Il Sudtirolo cerca aria pulita. Il Sudtirolo cerca se stesso”.

Forse dalla Baviera questa volta arriva una spinta a discutere un nuovo modello economico rispettoso dell’ambiente e della salute, al di là degli interessi attualmente al potere, che rischiano di diventare un boomerang per il futuro. Del resto alcuni giovani agricoltori l’hanno già capito.