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La SVP stravince ancora, ma non esulta

... e le elezioni provinciali sono vicine

Maria Elena Boschi al carnevale di Salorno

Le elezioni del 4 marzo hanno portato un cambiamento radicale nella politica italiana. Nonostante una legge elettorale indecente, il Parlamento si presenta rinnovato, anche se senza una chiara maggioranza. I mass media hanno martellato pronosticando astensione e auspicando il prolungamento dei governi non eletti. Invece la partecipazione è aumentata e ha scelto di punire la vecchia politica indifferente e ignara della realtà in cui vivono sempre più cittadini.

Anche nella nostra regione le elezioni hanno portato un profondo cambiamento. E anche qui, dove la sofferenza sociale è minore rispetto al resto d’Italia, il panorama politico è cambiato. Anzitutto con una profonda diversificazione fra le due province. Nel Trentino si è seguito il trend nazionale, in provincia di Bolzano invece si è confermato e anzi rafforzato il successo della SVP. Ma anche il partito di maggioranza etnica non ha solo motivi di soddisfazione.

Se grazie alla legge contrattata con il governo precedente si è votato in modo diverso da tutto il resto d’Italia, garantendo in tal modo fin dall’inizio alla SVP tutti gli eletti, fra i partiti il cambiamento è forte e probabilmente riguarda più l’elettorato italiano che non quello tedesco e ladino. A Bolzano, Laives e Vadena il Movimento 5 Stelle è di gran lunga il primo partito, ed è andato bene in tutto il Sudtirolo: 22 per cento in Bassa Atesina, 11 e 9 per cento nei collegi di Merano e Bressanone. I sei candidati all’uninominale, nonostante fossero poco noti e piuttosto ignorati dai mass media - che qui hanno praticamente un unico proprietario - sono tutti al terzo posto dopo SVP e centrodestra. A Laives, dove il M5S forma la giunta insieme a centrodestra e SVP, su un programma di 14 punti, il M5S ha raggiunto il 27 per cento. Nel centrodestra la Lega, che partiva quasi da zero, è saltata al 15 per cento, mentre FI si è ristretta di molto. Quanto a CasaPound, il movimento razzista e neofascista, ha avuto successo solo a Bolzano, con il 5,41 per cento, segnale ulteriore di una politica che ignora il capoluogo.

In provincia di Bolzano il primo dato che salta agli occhi è tuttavia il forte calo di votanti. A differenza del Trentino, dove la percentuale dei votanti è stabile o in crescita, in Sudtirolo dall’ 82,73% del 2013 si è passati al 70,26. Un calo netto. La SVP ufficialmente minimizza, ma non può nascondere una certa inquietudine in vista delle elezioni provinciali di autunno.

Due fattori principali hanno contribuito a tenere a casa gli elettori e le elettrici: il partito dei Freiheitlichen ha dato indicazione ai suoi di non andare a votare o di annullare la scheda (fra il resto in questo modo favorendo l’elezione dei due candidati PD “intrusi” in Bassa Atesina). Soprattutto, però, molti elettori SVP non sono andati a votare perché le primarie del partito di maggioranza hanno selezionato solo un candidato o una candidata per ogni collegio uninominale e quindi annullato qualsiasi concorrenza fra aspiranti parlamentari. Tutti sono stati eletti con percentuali alte, ben oltre il 60 per cento, ma con meno voti. Per quanto riguarda il collegio di Bolzano e Bassa Atesina, il vecchio (sesta legislatura!) deputato Bressa (quello della finta commissione che avrebbe dovuto dare una svolta alle relazioni fra gruppi linguistici e invece era solo un escamotage pubblicitario), e la renziana Maria Elena Boschi, entrambi in fuga dal resto d’Italia, sono stati concordati a Roma fra PD e SVP all’insaputa del PD locale, che ha fatto buon viso a cattivo gioco. I due sono stati eletti con percentuali di poco più del 40 per cento, dopo una campagna elettorale battente della stampa unica, nonostante i mugugni e l’indignazione di molti. La maggioranza dei voti che li hanno portati in parlamento, sono targati SVP, che si aspettava di avere, oltre alla legge elettorale favorevole, una serie di altre concessioni. Il risultato è che gli italiani del Sudtirolo non hanno alcuna rappresentanza in parlamento, in seguito a un’operazione che costituisce uno schiaffo in faccia a tutti coloro che credono nell’autonomia come strumento di convivenza e di partecipazione democratica.

I patti e le contropartite

Gianclaudio Bressa

E ora? La SVP ha puntato sul patto con il PD e sulla vecchia maggioranza del Nazareno, e ora è sconcertata. Qualcuno comincia a prendere il largo. Bressa il 31 di marzo ha rimbrottato il segretario Achammer, che aveva dichiarato: “Non siamo ammanettati con il PD”, ricordandogli che i patti vanno rispettati, che l’elezione del parlamentare europeo Dorfmann è frutto dell’accordo col PD e che in Trentino un’eletta di SVP-PATT è frutto della rinuncia del PD.

Ma certo la SVP non sosterrà il ridicolo “Aventino” renziano: ha sempre trattato con tutti i governi di Roma, che considera non propri, ma controparte. Inoltre è un partito di governo, che non rinuncia ad assumersi responsabilità. Dunque, nel vuoto della transizione, cerca di capire come riposizionarsi e come poter recuperare le “contropartite” del patto stipulato con il partito che si è rivelato “sbagliato”.

Anzitutto la toponomastica, come andava promettendo la Boschi “autonomista”, cioè la cancellazione dei nomi italiani di località, (il cui bilinguismo è previsto dallo Statuto d’Autonomia).

I primi passi erano stati fatti. Ritiro di un disegno di legge e presentazione di uno nuovo, per sfuggire alla sicura bocciatura della Corte Costituzionale. Il doppio passaporto o la doppia cittadinanza per i sudtirolesi tedeschi e ladini, promessa dal nuovo governo di estrema destra austriaco. La ministra degli Esteri Karin Kneissl aveva convocato il 23 marzo a Vienna una grande riunione dei capigruppo del consiglio provinciale, e dell’ambasciatore italiano, contando sull’appoggio da parte di uno dei partiti che si credevano vincitori delle elezioni. Il ministro degli Esteri italiano ha bloccato l’ambasciatore, e diversi esponenti dei partiti italiani non hanno partecipato alla riunione. Kneissl ha frenato, ma la questione rimane aperta.

Arno Kompatscher

Il presidente della giunta provinciale Kompatscher, che su queste cose tiene un atteggiamento pericolosamente ambiguo, ha chiesto al governo austriaco di non fare passi avanti fino alle prossime elezioni provinciali di autunno. Perché? Non è proprio il momento giusto per capire che intenzioni hanno i politici, che sembrano avere voglia di resuscitare il conflitto etnico, anche se la gente è molto restìa. Come sempre nella primavera dell’anno elettorale provinciale, da parte della SVP si sventolano le questioni nazionaliste. E uno dei primi atti dei nuovi senatori SVP è stato quello di ripresentare il disegno di legge del non ricandidato Karl Zeller, che prevede l’annessione all’Alto Adige di Cortina d’Ampezzo, Livinallongo e Colle S. Lucia.

Il segretario Achammer fa fuoco e fiamme per l’arresto di Puigdemont in Germania. E la giunta provinciale sostiene e finanzia la raccolta di firme partita dalla FUEV/FUEN, la federazione delle nazionalità europee, a favore di nuove leggi per le minoranze autoctone, che ha successo soprattutto nei paesi di lingua tedesca e nei paesi dove ci sono minoranze tedesche. Il nome della proposta è accattivante, MinoritySafePack, ma dietro c’è sempre la FUEV, troppo stretta intorno alle minoranze tedesche in altri paesi, con precedenti storici preoccupanti, sostenitrice di un concetto di minoranza basato sul sangue e chiuso alle nuove minoranze. La FUEV è finanziata ancora dalla Hermann Niermann-Stiftung, fondazione che è stata gestita per molto tempo da estremisti di destra. (Per chi vuole approfondire si legga a questo proposito Der Spiegel del 7 novembre 1994).

Su tutto questo c’è il silenzio degli altri partiti. La sconfitta del PD ha ammutolito anche qui i suoi esponenti al potere. Il presidente del Consiglio provinciale Roberto Bizzo, fuoruscito insieme ad altri dopo la scandalosa candidatura Boschi e i patti sulla toponomastica, ha preso l’iniziativa, convocando una riunione pubblica tesa a creare “un movimento territoriale, popolare, autonomista” nell’intera regione. Indebolita o forse scomparsa la proposta politica interetnica, i sudtirolesi italiani provano a trovare una rappresentanza autonoma per avere voce nelle scelte che li riguardano. Forse saranno le prossime elezioni provinciali a dare risposta alla domanda di un’autonomia più partecipata e non più appaltata a personaggi di un sottobosco inquietante. Tempo sufficiente anche ai 5stelle per formulare un programma che non si limiti a raccogliere lo scontento e si occupi in maniera nuova anche delle questioni della convivenza?