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QT n. 7, luglio 2018 Trentagiorni

Borse di studio: una buona notizia

La provincia aumenterà i fondi arrivando a quasi otto milioni di euro nel prossimo anno

Un tempo, in periodo di vacche grasse per il diritto allo studio trentino, esisteva un fondo integrativo statale: in sostanza da Roma arrivavano soldi che poi l’ateneo trentino investiva in borse di studio. A seguito del passaggio delle competenze in materia di università dallo Stato alla Provincia, questo fondo venne meno; e non fu l’unica conseguenza negativa della così detta provincializzazione, una delega nata male e gestita peggio. Con sforzi notevoli, il numero di borsisti rimase uguale, ma l’importo della borsa si era via via ridotto sempre più fino a diventare quasi la metà di quanto era nel resto d’Italia, disattendendo la normativa nazionale che prevedeva degli importi minimi.

Un paio d’anni fa questa situazione è apparsa in tutta la sua evidenza: con la riforma del sistema di tassazione e il passaggio dall’ICEF all’ISEE (entrambi indicatori della condizione economica familiare: il primo, adottato solo in Trentino, prende più puntualmente in considerazione anche il patrimonio di una famiglia), l’Opera Universitaria è stata costretta ad adottare come indicatore l’ISEE, probabilmente meno equo, ma a quel punto è stato possibile fare un confronto con le altre realtà italiane: Così si è capito che le risorse investite dalla Provincia in diritto allo studio erano insufficienti.

In un primo momento la Provincia pensò di risolvere la questione stabilendo una soglia di accesso al diritto allo studio a 18.000 euro: per intenderci, chi dichiarava una cifra superiore non avrebbe avuto diritto alla borsa di studio. In quel modo le risorse, per quanto scarse, sarebbero bastate a garantire una borsa dignitosa ai pochi che ne avrebbero avuto diritto. A quel punto iniziò una trattativa tra la Provincia e il mondo dell’università in tutte le sue componenti, studentesche e non, fino ad arrivare a stabilire la soglia a 21.500 euro, anche sfruttando risorse dell’Opera.

La Provincia poi ha mantenuto le promesse e investito un ulteriore milione di euro, ed ora si è arrivati alla soglia di 23.000 euro; il budget dedicato alle borse di studio, che nel 2016 era di circa 6 milioni aumenterà e arriverà a 7 milioni e 700 mila nel prossimo anno, e ad essere aumentato è anche l’importo medio della borsa, che nel 2016 (prima della riforma) era di 1.780 euro mentre nel 2018 sarà di 3.545. Senza contare che a Trento non c’è la sfortunata figura dell’idoneo non beneficiario, vale a dire uno che avrebbe diritto alla borsa ma che non se la vede attribuire per mancanza di risorse.

Esprimono soddisfazione i rappresentanti degli studenti universitari, che sono stati parte attiva e decisiva nella trattativa che ha portato all’ottenimento di quello che definiscono “un grande traguardo per il diritto allo studio trentino, un provvedimento che permetterà a centinaia di studenti in più di ottenere una borsa di studio”.

In un comunicato Luca Bocchio, coordinatore dell’associazione studentesca UNITIN e vicepresidente dell’Opera Universitaria afferma: “Una nuova frontiera del diritto allo studio è stata varcata, e ciò rappresenta una vittoria non solo per la popolazione studentesca, che potrà fruire più liberamente delle opportunità che l’Università, l’Opera Universitaria e il Trentino offrono, non solo per tutti coloro che ci hanno lavorato per mesi e che ringrazio, ma per l’intera Provincia di Trento, che si colloca così tra i primi posti per servizi e inclusività”.

Per la comunità studentesca è sicuramente un risultato fondamentale. - aggiunge Sofia Giunta, coordinatrice dell’Unione degli Universitari di Trento (UDU) - Il diritto allo studio deve continuare ad essere una priorità per l’amministrazione, perché garantire la possibilità ad un numero sempre maggiore di studenti di portare avanti la propria educazione a condizioni sostenibili, risulta oggi indispensabile”.

Non c’è molto da dire, il risultato parla da solo. - conclude Federico Crotti, Presidente del Consiglio degli Studenti dell’Università -. Voglio quindi ringraziare questa straordinaria squadra di rappresentanti che con determinazione è riuscita a portare a casa un traguardo fondamentale nella direzione dell’uguaglianza delle opportunità per una platea sempre più vasta di studenti”.

Un discorso a parte (e ancora tutto da affrontare) si dovrebbe fare per quanto riguarda le soglie di merito; la tendenza dell’ateneo è ad alzarle: cioè, per avere diritto alla borsa di studio devi aver sostenuto un determinato numero di esami e conseguito un tot di crediti. E questo può andar bene quando si fa un ragionamento meritocratico. Ma non si può, nello stabilire questi criteri, non tenere conto che gli studenti più poveri sono spesso anche quelli che hanno più difficoltà negli studi, oltre al fatto che spesso i soldi della borsa non bastano a mantenersi per tutto l’anno e quindi c’è chi è costretto a trovarsi un lavoro; e lavorare e portare avanti gli studi non è sempre facile. Occhio quindi, perché alzare le soglie di merito (anche se per il momento sono rimaste bloccate, del resto sono già le più alte rispetto al resto d’Italia) potrebbe essere un modo per diminuire gli aventi diritto, penalizzando però i più poveri e non solo i meno meritevoli.

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