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QT n. 12, dicembre 2021 Cover story

I giovani e i vecchi marpioni

A colloquio con le nuove idealiste leve della politica

Come è possibile che un documento politico (o “appello”, se vogliamo) presentato da politici di antico corso, strabattuti a livello elettorale e da un minimo di giudizio storico sulla loro epoca, come è possibile che trovi ascolto? Innanzitutto a sinistra, dove le reazioni sono state scarse.

Lo chiediamo ad alcuni giovani, che non hanno avuto il tempo di vivere gli anni della sottomissione al dellaismo, e che quindi non ne hanno i relativi scheletri nell’armadio; e che per converso oggi sono molto impegnati, nelle circoscrizioni, nei gruppi di lavoro, nelle commissioni di partito, nei comuni.

Con noi sono Alessandro Giovannini, Errico Di Pippo, Tiziano Cova del Pd, e Nicola Serra di Futura.

Giovannini: “Per la mia formazione politica non è stata efficace la Commissione salute e welfare del Pd cui io partecipo (sono medico); ha funzionato invece, e molto bene, Codice Sorgente, la Scuola di politica creata da Dellai; il concetto di Autonomia lo ho appreso solo lì, non certo a scuola o nel partito.

Per questo valuto positivamente la la visione attiva del Trentino come laboratorio di autonomia, che c’è nell’appello: è ciò di cui c’è bisogno, e non lo vedo certamente nella giunta attuale, ma nemmeno nel Pd. Inoltre dovremmo ricordare come il mondo di centro fosse sfilacciato nel 2018, qualcosa che vada a ricucirlo è positivo, ed è abbastanza chiaro che il posizionamento dell’Appello è nel centro sinistra”.

Di Pippo: Io mi sono impegnato nei gruppi di lavoro comunali del Pd su urbanistica e mobilità, come pure in altri, che si sono rivelati tutti propositivi; siamo riusciti a interfacciarci sia con la popolazione, sia con il Comune, riuscendo a fare sintesi. Però una formazione vera e propria, l’ho trovata nella Scuola di Politica di Dellai: hanno relazionato personaggi di peso, che ci hanno dato stimoli e basi culturali. Da qui traggo una valutazione positiva della proposta, e confido che sia sincera la sua affermazione di lavorare per dare spazio ai giovani”.

Cova: “L’obiettivo del 2023 è vincere, farla finita con il fugattismo, per questo Loenzo Dellai è positivo, soprattutto nelle valli, dove il Partito Democratico è debole. Anch’io do una valutazione positiva di Codice Sorgente, ma doveva essere fatta prima: oggi al posto di Dellai e Piccoli ci sarebbero dei giovani. Comunque su quella strada bisogna continuare, vedo che come giovani abbiamo molta più spinta, verso l’Euregio e l’Europa”.

Serra: “Condivido la preoccupazione per la fatica che fanno tutte le forze politiche ad essere da traino come formazione e pensiero, anche perché i tempi della politica si sono velocizzati, e la politica, che è sempre stata indietro rispetto ai problemi, ora lo è ancora di più, e la velocità necessaria è nemica dell’approfondimento.

In vista del 2023 occorrerà varare un progetto che entusiasmi, e trovo difficile che a farlo siano Dellai e Piccoli, che pure sono figure importanti. Il fatto è che per trent’anni c’è stato un vuoto di pensiero, che ha portato all’attuale fossilizzazione delle classi dirigenti.

Un ulteriore dato negativo è il fatto che si lavora in termini di coalizione solo all’interno dei tavoli politici, in cui si trattano solo alleanze e posti. Al contrario, vedo un impegno politico altissimo al di fuori delle organizzazioni politiche, una forza incredibile, che però con la politica non si interseca, e così rimane settoriale. Bene quindi il progetto dell’Appello, ma in calce avrei voluto vedere anche le firme di ragazzi di Codice”.

Belle le parole dell’appello, ottima la Scuola di Politica. Ma un politico, che per di più ha governato per 15 anni, va giudicato da quello che ha fatto. E Dellai, sull’organizzazione della Provincia, sull’ambiente, sull’Euregio, sulla spesa pubblica, ha fatto soprattutto danni (e qui portiamo le argomentazioni illustrate nell’articolo precedente ndr). Per non parlare dell’affarismo impersonato da una persona come Grisenti, e i rapporti con i nuovi potenti sudtirolesi di Schelfi.

Giovannini: “Indubbiamente scontiamo ingenuità e scarse conoscenze. Io non so cosa sia la cooperazione, ho proposto al partito di fare cicli di formazione con Olivi, Zeni, Dorigatti, Tonini, ma non ne è venuto fuori niente. Invece ho visto l’Appello e vi ho letto cose positive, un progetto più ampio”.

Di Pippo: “Non abbiamo alle spalle il partito che ci garantisca rispetto agli errori del passato di Dellai e Piccoli, però abbiamo la forza del numero: starà a noi fare in maniera che la spinta propositiva non venga strumentalizzata”.

Serra: “Il documento di Dellai sembra, a parole, un nuovo corso della politica. Per esempio, all’Euregio io credo molto, dovremo, tutti, impegnarci con rigore perché poi si passi ai fatti”.