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QT n. 2, febbraio 2026 Servizi

Olimpiadi: foresti a casa nostra

La triste realtà dietro la parola “Armonia”, lo slogan bugiardo dell’apertura dei giochi olimpici.

Ci sono parole strategiche che saranno il cardine della cerimonia di inaugurazione dei giochi olimpici invernali 2026 nello Stadio di Milano. Accanto a “Bellezza”, su tutte trionfa “Armonia”. Una parola che ci porta a significati di alto valore: comporre situazioni disarticolate, raccordare fra loro diversità, ricercare assonanze.

Pensando alla loro organizzazione ed alle modalità di imposizione di varie strutture ai territori, questi giochi olimpici offrono segnali opposti. Nei cantieri olimpici si è ancora invasi dai lavori. Come non è stata praticata la trasparenza amministrativa, così non è stata di casa la sostenibilità: nel 2021 in Fondazione Milano-Cortina si affermava che queste Olimpiadi avrebbero prodotto l’emissione di 1 milione di tonnellate di CO2, quando invece calcoli non ancora definitivi ci dicono che si supereranno di gran lunga i 2 milioni di tonnellate. Non è ravvisabile l’armonia con la natura se si è dovuto procedere a innevare artificialmente tutte le piste, di sci alpino come di sci nordico: oltre 2,4 milioni di mc. di neve prodotta, un volume pari a quello della piramide di Cheope. Come del resto si trova solo conflitto nella scena che immortalerà storicamente queste Olimpiadi: il violoncellista Mario Brunello, di primo mattino, che su un terreno leggermente innevato lascia volare note leggere. Alle sue spalle si scatena però la violenza di tre motoseghe che abbattono i larici monumentali per fare posto all’opera emblema del fallimento ambientale delle Olimpiadi, la pista di bob. Schianti, cimali e rami che si spaccano, il terreno che trema.

Poco lontano le tristi note del violoncello provavano l’ultima resistenza dell’intelligenza, della sensibilità dell’arte opposta alla violenza della logica di un mercato miope.

Sempre a Cortina, come trovare assonanze positive in un paese travolto dai lavori nei cantieri di alberghi, di opere stradali, di lavori affidati in project financing, nella distruzione del monumento storico della stazione della vecchia ferrovia? O andando nella piana di Fiames, l’area che ospitava l’aeroporto fino al 1963, 15 ettari di prato e bosco devastati dall’apporto di 20.000 mc. di ghiaia per sostenere 377 baracche che saranno poi dismesse? O le centinaia di conifere tagliate sulle piste di sci di Bormio, o le ruspe che hanno scavato un bacino di 203.000 metri cubi a 2.600 metri sopra Livigno, o ancora le aree pubbliche delle Ferrovie dello Stato vendute a imprese private per realizzare a Milano il villaggio olimpico (un insieme di parallelepipedi banali - a proposito di bellezza), o l’Arena Santa Giulia destinata poi a un uso privato per concerti e eventi di massa? Trovare traccia di armonia in tutto questo risulta impresa ardua.

E ancora, mentre atleti olimpici plurimedagliati come Silvio Fauner, Maurilio De Zolt, Piero Gros e altri sono esclusi dalla lista dei tedofori, si è lasciato spazio a personaggi discutibili del calibro dell’Uomo Gatto o di Achille Lauro. Ci ha pensato l’attore comico Massimo Boldi, detto Cipollino, un altro aspirante tedoforo, a buttare tutto in vacca con due frasi non proprio all'insegna dell’Armonia, in un'intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano: “Il mio obiettivo è la figa” e “La montagna è luogo da spritz”. L’Italia moralista non poteva sopportare tanta schiettezza, e il povero Boldi è subito stato escluso dai 10 mila camminatori.

Giochi in una montagna senza servizi

La Fondazione Milano Cortina sostiene l’Armonia che intercorre fra le città e la montagna: si costruiranno ponti (e dagliela con i ponti!). Ponti che combatteranno lo spopolamento e l’isolamento (grazie alle strade).

Siamo andati a chiedere cosa porteranno queste olimpiadi nel Cadore, in Agordino, in Valtellina o in altre vallate dimenticate. Abbiamo trovato rabbia, o peggio, l’impotenza della rassegnazione dei troppi borghi dimenticati. Infatti si accentua la politica del dissanguamento di servizi. Se a Cortina l’ente pubblico sostiene la ristrutturazione dell’ospedale privato Codivilla, altrove ha tagliato i servizi sanitari pubblici. Così è accaduto in Valtellina, dove non si è trovato un euro per potenziare l’ospedale di Sondalo. In Fiemme nessuno parla più del nuovo ospedale di Cavalese, che doveva essere pronto per l’autunno 2025. Nelle valli di Fiemme e Fassa il periodo festivo di Natale e Capodanno è trascorso con il centro di traumatologia a Sàn Jèn chiuso; la struttura che doveva essere il filtro per evitare l’intasamento del Pronto Soccorso a Cavalese, è stato riaperto solo il 15 gennaio dopo le proteste delle istituzioni locali. Non si trovava personale infermieristico - questa la giustificazione.

Nel frattempo l’intera organizzazione sanitaria provinciale è nella bufera. Gli operatori che denunciano la situazione di criticità vengono sospesi dal lavoro; i centri di prenotazione del Cup non funzionano; invece di spostare il personale sanitario si costringono giornalmente gli utenti a trasferte nelle valli più lontane; troppe apparecchiature sono ormai obsolete. Qualche scossone la credibilità dell’Azienda sanitaria lo sta subendo: si attendono da tempo le dimissioni del dirigente dell’Asuit (Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino), Antonio Ferro, un fedelissimo del Presidente Fugatti. Ma anche le minacciate dimissioni dell’assessore Mario Tonina si sono dimostrare fuffa, si è assistito a un’incresciosa sceneggiata.

Le montagne si spopolano perché non offrono servizi: nella sanità, nel trasporto pubblico, nella formazione sul lavoro, nella gestione di boschi e pascoli.

Mortisa di Cortina. A sinistra la casa presente sul terreno franoso dove sta sorgendo l’impianto nella foto a destra. Si noti il garage dissestato dal movimento franoso.

Il ponte, illustrato nell’obiettivo della bellezza, potrà risultare utile alla promozione delle città del lusso, Cortina, Bormio, Livigno. Realtà che però rimangono prive di giovani: queste energie di innovazione, cultura e ambizione se ne vanno, perché non possono acquistare un appartamento, o non trovano lavori adeguati alle loro conoscenze. Realtà che soffrono per i problemi di accessibilità e di quelli prodotti dall’overturismo e dove i lavoratori stagionali, il personale sanitario e dell’istruzione non si stabilizzano perché sono realtà costose, insostenibili per i loro modesti stipendi. Anche in Trentino, ogni anno, la Provincia di Trento perde per questi motivi 650 giovani, 850 il Sudtirolo.

Dalle montagne passiamo alla città. Milano risulta essere la vera, unica capitale di queste Olimpiadi. Quale armonia vi troviamo? Si tratta di una città che in un decennio ha perso oltre 400 mila abitanti, acquisendone 500 mila nuovi. Il giornalista Gianni Barbacetto sostiene si tratti di una sostituzione accelerata a forte impatto sociale: migliaia cittadini deboli vengono espulsi per fare posto ai forti, al mondo della finanza. Crescono le disuguaglianze, come già avvenuto a Parigi, città olimpica, nel 2024. La rendita finanziaria e quella immobiliare si sono imposte sulla produzione e sulla cultura.

Nel cercare Armonia proviamo ad ascoltare i 18 mila volontari. Oltre 60 mila erano le richieste di questa massa che va a sostenere gratuitamente i servizi dell’evento, perché saranno utili alla protezione civile, alla sanità, nei parcheggi, nell’accompagnare le delegazioni e i giornalisti. Ma diversi di loro stanno rinunciando per i costi personali che devono sopportare. Ci si è poi accorti che non sono sufficienti e allora si investe negli alpini. Per facilitarne l’adesione si è alzata l’età di partecipazione, non più 65 anni, si arriva a 70. Solo in Trentino i volontari saranno tremila. In cambio del servizio ottengono una prestigiosa giacca...

Questi volontari, ascoltandoli nelle valli, non provano un grande entusiasmo, ammettono che l’evento è privo di un’anima, di calore. Si sentono anche umiliati. In Cadore, ad esempio, saranno ospitati a Borca in un edificio da poco apprestato, in una ex canonica a Longarone, costretti a dormire su brandine, in situazioni anche promiscue. A loro è stato raccomandato di portare sacco a pelo e cuscino. Altri, come gli alpini e il personale medico e sanitario, non riceveranno nemmeno la giacchetta brandizzata.

Sostengono il fascino dell’armonia solo le milioni di parole scolpite in migliaia di articoli e servizi televisivi: valore del territorio, ritorno di immagine, sostenibilità, legacy, insomma un’ubriacatura estranea ad ogni realtà. Nei giornali qualche strisciante dubbio sulla magnificenza dell’evento lo si ritrova, seppure a fatica. La retorica seminata cadrà su un percorso culturale arido? Lo si verificherà nei prossimi mesi.

Le responsabilità del Cio

Per il dopo Olimpiadi ci sarà da riflettere all'interno del Cio. A parte l’investimento nello sport (quello agonistico, elitario), cosa rimane delle 15 raccomandazioni della sua Agenda 2020+5? Quale il senso delle 5 parole chiave: Solidarietà, Digitalizzazione, Sostenibilità (quando privata della misurazione puntuale delle emissioni di CO2), Credibilità (in assenza di trasparenza)?

Cosa dire della Resilienza economica e finanziaria quando si spendono senza confronto pubblico 7 miliardi di euro?

A tali domande stanno provando a rispondere le tante iniziative promosse dai comitati territoriali, a Milano come a Belluno, in Fiemme come in Valtellina. Sono cittadini che fanno parte di un altro CIO, il “Comitato Insostenibili Olimpiadi”. A Milano si terranno le “Utopiadi”, un’animazione diffusa che percorrerà la città dal 6 all’8 febbraio. Altri hanno promosso il concorso fotografico “Olimpiadi Infernali”, altri porteranno tende che ospiteranno laboratori di dibattito.

Si tratta di un’antitorcia olimpica fatta di cultura, una fiamma ricca di fantasia e colore capace di far luce anche dopo l’evento olimpico. Iniziative, queste sì, capaci nel tempo di creare Armonia. Anche grazie a forti, necessarie provocazioni.

Conta una sola cosa: superare le 20 medaglie

Risulta travagliata la preparazione italiana ai giochi olimpici. Non poteva essere diversamente per un evento distribuito su 7 territori, dei quali due cittadini, Milano e Verona. La vera protagonista ora è la fretta, perché nel dopo Covid l’organizzazione ha poltrito, la scossa è arrivata solo nel 2023, mentre la vittoria della candidatura datava 24 giugno 2019. Le strutture sportive, le opere stradali e ferroviarie sono per lo più in alto mare; saranno messe a lucido in tempi utili, ma tutte, proprio tutte, dovranno essere riprese dopo l’evento.

Questi ritardi non possono essere imputati al disturbo delle regole, delle leggi. I diversi commissariamenti hanno scavalcato ogni norma invocando un presunto interesse generale. La trasparenza è stata cancellata nonostante le proteste degli ambientalisti, unici controllori, in quanto i partiti, esclusi i Verdi veneti e altoatesini, sono rimasti spettatori dello scempio dei diritti di cittadinanza. L’ambientalismo avrebbe avuto, dopo l’approvazione dei progetti nelle Conferenze dei servizi, 30 giorni di tempo per presentare osservazioni. Un’umiliazione della democrazia. Ogni loro proposta alternativa, sempre sostenuta in tempi più che utili e sempre meno costosa, era stata cancellata (villaggi olimpici, pista di bob, circonvallazioni). Tutte le istituzioni si sono dimostrare addomesticate. Il grande mondo dell’informazione, se si escludono Il Fatto Quotidiano, il Manifesto e qualche giornale locale, ha fatto dell’omissione la regola. Così ci siamo ritrovate opere che hanno aumentato i costi previsti per la loro realizzazione fino a 4- 5 volte, incrementi non giustificabili da quanto accaduto nell’economia mondiale con l’invasione russa dell’Ucraina e l’aumento dei costi energetici.

Non potevano mancare gli incidenti sul lavoro. Le causa: i diffusi subappalti, gli orari impossibili con turni fino a 12 ore consecutive, i lavori esterni a meno 12 gradi (vedasi il caso dell’operaio della sorveglianza morto a Cortina), gli operai stipati in casette metalliche.

A pochi giorni dalle gare Cortina è un cantiere, ricco di polveri, di rumori, con pesanti camion che portano ancora strutture e cementi ovunque, a sud come a nord della perduta Perla delle Dolomiti. Stessa cosa a Livigno, a Bormio, e, sia pure, in modo meno percepibile, a Predazzo e a Lago di Tesero.

Anche a Milano i problemi da risolvere sono importanti. Durante le gare di Coppa Italia di hockey su ghiaccio ci si è accorti che il ghiaccio non regge, si aprono buchi, si è sospesa una partita di Coppa Italia. Altri lavori sono in corso, a spese del Comune: parliamo di lavori di urbanizzazione che vanno a servire strutture costruite da privati e poi da loro gestite. Villaggio olimpico come l’Arena Santa Giulia o gli stadi dell’ex Fiera a Rho.

E cosa dire del collegamento sciistico a Cortina, Apollonio Socrepes: a quanto sembra i deficit di progetto emergono da una sequenza infinita di varianti in corso d’opera. I piloni sulla frana non saranno costruiti su slitta come previsto ma, si dice, protetti da ulteriore cemento. E l’impianto, del costo di 37 milioni di euro, sarà poi demolito.

Per non parlare dell’accessibilità. Parcheggi che dovranno essere ovunque ripristinati a prato, oltre 50 ettari di suolo occupato. E le linee di metrò non costruite, come la Milano-Rogoredo, la linea 13.

Chi pagherà questo insieme di errori e improvvisazioni? Gli ingegneri progettisti, i tecnici comunali che hanno dato le autorizzazioni, i politici che hanno sostenuto tanta superficialità?

Allegria!” esclamava Mike Bongiorno. Alle spalle c’è sempre uno Stato, una Regione e quando va male un Comune. Ci sono enti pubblici efficaci nell’attingere dalle nostre tasche risorse importanti.

Malagò, il Presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 lo ripete ossessivamente: importante sarà portare a casa un ricco medagliere, superiore a 20 podi. Di certo, per tutto l’insieme dei fallimenti, non si attingerà ai suoi fondi privati.

Giovanni Malagò

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