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Le due facce della Margherita

Nasce una nuova area nella Margherita. Con una visione etica della politica innanzitutto. E su aeroporto, inceneritore, nomine per gli amici, consulenze per Prg di Trento, entra subito in contrasto con i dellaiani doc. E così, al congresso del Ppi...

Quando il tandem d’acciaio, Lorenzo Dellai "il principe" e Silvano Grisenti "caterpillar" decisero di entrare in azione, sembrava cosa fatta. Dovevano solo convincere, con le buone o le cattive, i recalcitranti esponenti cittadini della Margherita della bontà del nuovo aeroporto: una formalità, era impensabile che assessori comunali e consiglieri circoscrizionali si opponessero al leader maximo e al suo braccio destro. E invece no: né le motivazioni (scarse) né l’autorità (gettata sul piatto) convinsero a supportare l’impresentabile aeroporto. E le pubbliche dichiarazioni apparse sulla stampa il giorno dopo furono ancora più esplicite: "Dellai non ci ha convinto. Né nel merito (l’aeroporto) né nel metodo: non è così che si prendono le decisioni."

Ma cosa succede? Sono impazziti? All’interno della sua stessa formazione si osa contestare il leader indiscusso, ancor oggi invece (seppur meno di ieri) omaggiato dai partiti alleati/satelliti?

Il fatto è che nello specifico caso aeroporto ha giocato la forza delle cose: far ingurgitare ai cittadini una proposta palesemente strampalata come quella del terzo aeroporto sull’asta dell’Adige, è difficile, anche per i leader più osannati. E i consiglieri comunali e circoscrizionali in fin dei conti sono cittadini anch’essi, prima che politici.

Ma secondo noi c’è anche un altro aspetto, più generale: la Margherita non è la Dc, non è il Ppi. Lorenzo Dellai, con un’operazione peraltro geniale, ha creato davvero una cosa nuova; e ora non può pensare di governarla con i metodi vecchi.

La Margherita, appunto, varata come un’aggregazione "oltre i partiti" e che ha impostato la campagna elettorale sullo slogan "per voltare pagina".

"Lorenzo ha impostato la contesa elettorale con fredda precisione scientifica- ci dice uno dei fondatori - Da una parte gli slogan e la sua immagine personale dovevano attirare l’elettorato che vuole il rinnovamento; dall’altra il grosso della lista, formato da dorotei Doc - presidenti di comprensori come Pederzolli o sindaci come D’Andrea, o addirittura personaggi come Grandi - doveva attirare l’elettorato immobilista, quello che il sistema doroteo non lo vuole cambiare proprio."

Il gioco, come si sa, riuscì in pieno. Poi si è trattato di gestire la vittoria, cioè il potere.

In questa gestione Dellai riserva a sé la parte della mente: le mediazioni, i grandi discorsi che subito entusiasmano gli allocchi e i troppo furbi; per il lavoro più pratico, invece, si avvale di due fedelissimi, in pratica il braccio destro e quello sinistro. Il braccio destro è l’assessore Silvano Grisenti: è lui che cura gli appalti, i lavori pubblici, insomma i rapporti con i cosiddetti poteri forti, che in Trentino vuol dire costruzioni e speculazione edilizia. Il braccio sinistro è Mauro Betta, uomo-chiave dell’organizzazione Margherita, che presiede all’articolato sistema di promozioni, nomine, incarichi di uomini targati Dellai nei vari gangli dell’apparato pubblico; un sistema felicemente denominato "premio Margherita" da Paolo Mantovan sull’Alto Adige.

Come si vede, questi sono metodi vecchi, vecchissimi. E il rinnovamento?

Il punto è che sembra esserci chi nel rinnovamento ci crede sul serio; che ha creduto davvero che si volesse "voltar pagina". E che prende posizioni - e decisioni - conseguenti.

Abbiamo visto sull’aeroporto. Poi c’è stato il caso inceneritore, che la Giunta provinciale avrebbe deciso di dirottare quatta quatta da Rovereto, dove la compagine di centro-sinistra è fragilissima e non in grado di reggere ulteriori contestazioni di cittadini e opposizioni, a Trento, dove il centro-sinistra è solido e - si pensava - succube dell’ex-sindaco Dellai.

"Così non si fa - è stata la ferma risposta dell’assessore all’urbanistica Andreatta, della Margherita - Capiamoci: Trento non intende tirarsi fuori, ma bisogna ragionare assieme sulla necessità dell’inceneritore, sui rischi sanitari, e poi discutere sulla localizzazione." Localizzazione che in ogni caso non può essere decisa in base a presunte arrendevolezze politiche di un Comune.

Poi ancora, il caso Prg. Come si sa, il Piano regolatore del capoluogo è lo snodo fondamentale della vita cittadina: è l’atto che ne determina lo sviluppo, la vivibilità futura; e che anche scatena gli appetiti della speculazione. Ancora Andreatta ha proposto di affidare il nuovo Prg ad una terna di consulenti: Renato Bocchi, trentino, docente ad architettura a Venezia, autore del piano del centro storico di Trento (noto ai nostri lettori più affezionati perchè talora collabora con il nostro giornale); Alberto Mioni, docente di urbanistica a Milano, autore del Prg di Cavalese; Bruno Zanon, trentino, docente ad Ingegneria. Fra i tre non c’è il luminare, l’urbanista di primissima grandezza; ma sono tre persone che conoscono la realtà locale, in cui hanno già operato con risultati senz’altro positivi (il Prg di Cavalese è decisamente innovativo, e difatti è stato molto osteggiato dai costruttori di seconde case; il piano del centro storico di Trento è l’unico strumento urbanistico del capoluogo che abbia veramente funzionato). E soprattutto, al contrario dei luminari che hanno redatto i passati Prg della città, sono persone difficilmente influenzabili dalle lobby. E questo non piace a tutti. E difatti subito ha obiettato Giorgio Casagranda, anch’egli della Margherita ma organico ai poteri forti (già assessore e presidente dell’aeroporto Caproni); e l’ineffabile Pietracci, segretario del Psdi, e già condannato per mazzette. Con quali motivazioni? "I tre nomi non hanno l’autorevolezza necessaria... sarebbe meglio un solo consulente, ma di prestigio..." tipo Marcello Vittorini, persona di chiarissima fama nazionale, e che varò l’ultimo inutile Prg colabrodo, assieme all’avallo alle speculazioni di Tosolini e alla mega-fanta-metropolitana di Malossini. Alessandro Andreatta però tiene duro, la giunta comunale è con lui, e forse questa volta - finalmente! - Trento avrà un piano regolatore come si deve.

Infine, i "premi Margherita", contro i quali non ha avuto niente da dire la sinistra, annichilitasi su Dellai; ma invece, con decisione e puntualità, si è pronunciata Marta Dalmaso, consigliere provinciale, anch’essa della Margherita.

Dopo questa serie di avvenimenti la Dalmaso viene proposta come candidata alla segreteria del Partito Popolare; e allora appare chiaro come fra i popolari/Margherita si sia formata una nuova area politica. Accanto alla Dalmaso (35 anni, di Pergine dove è stata assessore alla cultura, docente all’Arcivescovile) e ad Andreatta (anch’egli insegnante all’Arcivescovile), troviamo Giorgio Viganò (consigliere comunale a Trento, del Centro Missionario Diocesano) e Letizia De Torre (insegnante e consigliera a Trento).

Come si vede, si tratta di cattolici Doc, espressione - culturale ed anche elettorale - del mondo cattolico impegnato nel volontariato. Paracadutati in politica, si sono trovati del tutto a disagio a contatto con il doroteismo di Tarcisio Grandi; ma anche stretti nella pratica politica dellaiana.

In sostanza a Dellai contestano - per ora - soprattutto il metodo, il leaderismo esasperato: nella Margherita decide lui punto e basta, nemmeno esistono organismi di democrazia interna. Un po’ come Forza Italia, nata dal capo e per il capo, che dopo cinque anni ha ancora da tenere il suo primo congresso.

Di qui la decisione di agire sul Ppi: forza strutturata, in cui - per lo meno - vigono le minimali regole democratiche. "Vogliamo un partito che dibatte, propone idee, proposte legislative - ci dice Andreatta - Un recupero della migliore tradizione dei partiti, quella di canalizzare la partecipazione del cittadino alla politica."

Nel Partito Popolare quindi si è aggiunta una terza area a fianco delle due già presenti, i dellaiani veri e propri e i super-dorotei che fanno capo a Tarcisio Grandi e rimproverano a Dellai di essere troppo timido nella spartizione della cosa pubblica.

Come nella sinistra il dibattito è tutto incentrato su bizantine discussioni sulla propria unità (unione? Aggregazione? Federazione? Confederazione?), così nel Ppi si dibatte il rapporto partito-Margherita (alleanza elettorale? Partito territoriale? Aggregazione di più forze?). Risparmiamo i dettagli...

Il problema vero - a parte la lotta per il potere Grandi-Dellai, con Grandi che aspetta fiducioso sulla riva del fiume il passaggio del cadavere di Dellai, da lui giudicato un parolaio inetto a governare - è il solito: il modello politico-sociale del Trentino clientelar-doroteo. Per Grandi è da lasciare immutato, fin che la barca va, lasciala andare; per Dellai un minimo di aggiustamenti sono necessari, se non altro per non perdere la faccia; per l’area Dalmaso, quando si abbandona il tema del metodo, dell’etica nella politica, le idee si fanno più incerte.

"Sono argomenti su cui stiamo riflettendo" - ci dice Andreatta. "Certo, il tema dello sviluppo del Trentino è centrale - risponde Giorgio Viganò - Se dobbiamo appiattirci sull’esistente, oppure se dobbiamo sviluppare un’economia più leggera, attenta all’ambiente e al benessere delle persone... Il problema è come passare dalle parole ai fatti, e su questo stiamo lavorando."

Un congresso è un congresso. Cioè quello che conta sono le tessere. Uno smagato esponente dei popolari ci confida, allargando le braccia: "L’area della Dalmaso è forte dal punto di vista elettorale; ma in un congresso è debolissima. In un congresso, ahimé, contano le tessere che si controllano e i favori che si possono elargire; questi qui hanno poche tessere, e sono contro i favori..."

"E’ vero, non abbiamo fatto calcoli sul numero di iscritti su cui possiamo contare - risponde Andreatta - Noi portiamo delle idee, sulla politica e sul partito; e crediamo nella forza delle idee. Negli incontri sul territorio vediamo che la gente interviene e ci segue. Dovremo fare le tessere pagandole noi?

A questo ci rifiutiamo."