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Il diavolo fa le pentole…

Sono finiti gli equivoci su cui si è retta la giunta Dellai. Ma c'è poco da stare allegri...

Chi crede in una causa giusta lo fa a prescindere dai consensi del momento e dai sondaggi d’opinione. E Dio solo sa quanta convinzione c’è stata in chi s’è opposto in questi mesi alle scelte della giunta provinciale per modernizzare il Trentino, con spreco immenso di risorse della comunità a vantaggio di pochi e con effetti che sarebbero stati irreversibili per lunghissimo ordine d’anni.

Tuttavia conforta in questi giorni il fatto che l’onda, fortissima quanto improvvisa, di quanti si sono cimentati nel dimostrare che bisognava liberarsi di ogni ostacolo ad uno sviluppo del Trentino senza misura e senza insieme, abbia fatto meno proseliti di quanti si poteva preventivare.

Il quadrilatero della PiRuBi, della Val Jumela, dell’aeroporto e dell’interporto poggiava dunque su labilissime fondamenta, se si trova a registrare (stando ai sondaggi pubblicati dal giornale Alto Adige) ben magri consensi dopo la grancassa suonata da sostenitori vecchi e nuovi.

Un buon auspicio per il Trentino e per le molte inevitabili battaglie che dovranno essere fatte per non lasciarci travolgere dalle tre grandi crisi che Marcello Farina ha indicato, nel recente incontro promosso da "Società Aperta", come causa dell’attuale mancanza di bussola del Trentino d’oggi: la crisi del noi e del nostro sentirci comunità, la crisi del limite nell’impostazione dei criteri di crescita e competitività del nostro modello di sviluppo, la crisi di un centro d’idealità in grado di dare significato e gerarchia alle cose da fare. Insomma la crisi e in molti casi l’assenza di una cultura politica, condizione indispensabile per avere una cultura di governo su cui poggiare un programma e se necessario anche una tattica politica.

Per la sinistra è stata una lezione durissima che ha messo in discussione tutte le facilonerie di chi ha creduto nelle magnifiche e progressive sorti dell’attuale coalizione di centro-sinistra a prescindere da programmi e organigrammi, destinata di per sé a condurre il Trentino nei magnifici territori di un Eldorado finora sconosciuto.

Per il Trentino come comunità è stato il brusco risveglio da un breve sogno di speranza. Dopo anni di depressione e di inettitudine era parso lecito a molti sperare che il motore si fosse riavviato, che le varie componenti sociali avessero trovato il giusto mezzo e la politica ripreso il proprio primato.

Non è stato così: alla prova dei fatti, il Patto per lo sviluppo del Trentino, firmato diciotto mesi fa con enfasi da tutti (industriali, commercianti, artigiani, albergatori, sindacati, contadini, università ecc), ma con convinzione evidentemente da pochi (sostanzialmente i sindacati, che poi difatti ne hanno denunciato il tradimento), si è dimostrato poco più che un espediente per bollare l’inettitudine delle giunte di Carlo Andreotti, più che sicuro viatico per la qualità della nuova giunta di Lorenzo Dellai.

La realtà di questo impasse di fondo della politica trentina, al di là delle conclusioni che si daranno alle crisi, in diversi modi aperte in Regione e in Provincia, è che è finito il gioco dei bussolotti per cui si è potuto credere di poter fare, con uno schieramento di centro-sinistra, una politica di centro-destra. Magari con l’alibi che un governo di centro-destra avrebbe fatto molto peggio.

Più in generale - sempre citando Marcello Farina - si è creduto di poter avviare anche qui una stagione di democrazia controllata che accetta la diversità purché non disturbi la sostanziale omogeneità del progetto, che esalta le comunità locali purché alla fine dicano sì al capo, che magnifica la partecipazione purché alla fine confluisca nella rete del più forte.

Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Forse per questo si sono infranti prima di ferragosto i sogni di sfondamento di Lorenzo Dellai.

C’è tuttavia poco di cui stare allegri.

E’ buona cosa aver bloccato propositi in grado di scardinare il delicatissimo equilibrio economico e sociale alpino, espressi da chi si vanta di rappresentare qui l’unica coalizione progressista, fra quelle in carica in tutte le regioni delle Alpi. Ci sembra però di dover sottolineare la carenza di consapevolezza della necessità di agire con determinazione, non solo in difesa, per bloccare scelte sbagliate, ma anche in attacco, per promuovere uno sviluppo socialmente compatibile, formula che sembrava accettata da tutti e che in pochi mesi è già stata tradita da molti.