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“La sinistra? Sbiaditi i contenuti, prevale la voglia di potere”

Intervista a Vincenzo Passerini (Ds): ragioni culturali e conseguenze pratiche dei continui cedimenti a Dellai e alle lobby.

Con Vincenzo Passerini, di Progetto Rete, il movimento confluito nei Democratici di Sinistra, per breve tempo (rimpianto) assessore provinciale all’istruzione, non c’è bisogno di argomentare un giudizio pesantemente negativo sull’attuale Giunta provinciale. La raffica di decisioni a favore delle lobby degli impiantisti, in spregio a qualsiasi considerazione sull’economia, sul turismo, sull’ambiente; il disprezzo per norme e procedure (il V.I.A., i Parchi, le zone a rischio valanghe); lo stallo delle riforme; le minacciosissime nubi che si annunciano attraverso altri dirompenti progetti lobbystici (in primis PiRuBi e aeroporto): sono tutti dati sulla cui gravità Passerini pienamente concorda.

Il discorso quindi può affrontare un altro aspetto: come si è giunti a questo punto? In particolare, la sinistra, come può pensare di stare al governo facendo l’esatto contrario di quanto ha sempre proclamato?

"Al fondo ci sono due aspetti, il primo dei quali riguarda la Margherita, che ha impostato la propria presenza alle elezioni sommando una serie di interessi, istanze locali, di gruppo, di categorie: lo abbiamo visto sia nella composizione della lista, sia nella conduzione della campagna elettorale. Con questo si è rovesciata l’idea forte della politica progressista - laica, cattolica e di sinistra - per cui la politica è sintesi, è progetto, e non somma di quello che c’è, e quindi soprattutto delle istanze più forti. Ora è evidente che la Margherita deve pagare il conto; e quindi sbiadire l’anima progressista che pur aveva all’inizio."

Lo slogan elettorale della Margherita, "Voltar pagina", era solo propaganda?

"Era una delle facce della Margherita; che però, impostata come abbiamo visto, non poteva che approdare alla rinuncia della politica come sintesi e capacità innovativa. Diventa sempre più blocco di potere e sempre meno momento di innovazione."

E la sinistra?

"Complessivamente - e questo è il secondo aspetto - si è rassegnata a rincorrere questo modello. Rinunciando quindi a portare avanti il proprio progetto di rinnovamento."

Cosa vuol dire "rincorrere"? Imitare la Margherita, cercando di farle concorrenza? Oppure adeguarsi ai singoli provvedimenti via via presentati da Dellai?

"C’è soprattutto l’ossessione della governabilità, e il timore di tornare minoranza, di perdere consenso: questo mix ha paralizzato il coraggio politico."

Capisco il timore di tornare al confino dell’opposizione. Ma cosa vuol dire governare? Significa porre le firme di assessori di sinistra sotto provvedimenti di scuola dorotea?

"Credo che sia un’antica sindrome della sinistra, che abbiamo già visto nella stagione del Caf degli anni ’80: una volta che si arriva al potere, ti devono buttar giù a cannonate: altrimenti da lì non ti sposti. E sei pronto a pagare ogni costo, o quasi. E’ una sorta di dogma, forte e radicato nelle organizzazioni di sinistra, dal più basso al più alto livello."

Eppure proprio qui in Trentino avevate preso una decisione ben diversa: quando con la giunta Andreotti 2 voi assessori di sinistra vi siete dimessi in blocco, perché stentava il processo riformatore. Oggi con la giunta Dellai, non solo non si fanno le riforme, si fanno gli scempi clientelari: e tuttavia...

"Fare confronti è molto difficile, perché sono situazioni molto diverse. Oggi c’è una maggioranza che si è presentata agli elettori, con un patto politico e programmatico…"

Che viene stracciato…

"Il problema è quello di una lealtà e chiarezza di fondo di fronte a un’alleanza che è la stessa a livello nazionale."

Non è che se voi votate contro Dellai, cade Amato…

"C’è il discorso delle elezioni politiche; è un’alleanza politica. Quello che mi sorprende è il fatto che la sinistra non abbia fatto valere fino in fondo le proprie ragioni. Prima di immaginare di rompere non ha voluto fare una prova di forza vera."

Perché? Perché non si crede alle proprie ragioni? Perché c’è indifferenza ai contenuti della politica? Si continua a ritenere le formule, le alleanze prevalenti rispetto ai contenuti dell’azione di governo?

"Io non vengo dalla sinistra storica, e vorrei concorrere alla costruzione di una sinistra che abbia forti valori e convinzioni. Invece vedo come in troppi settori della sinistra si sia inteso il rinnovamento come annacquamento di tutte le convinzioni, con qualche nostalgia di alcune vecchie. E’ impressionante la lista di questi annacquamenti: pensiamo alla questione della pace, la questione morale, la questione ambientale, quella sociale e del lavoro. Su questi temi, ci si è adattati a come va il mondo, seguendo l’opinione dominante, e rinunciando a costruire su nuove forti convinzioni un nuovo forte consenso. Si segue l’onda della maggioranza, per essere in sintonia con i tempi, rinunciando a costruire tempi nuovi. Si ha nostalgia delle vecchie appartenenze, ma invece di costruire un nuovo progetto si diventa più realisti del re."

Questo può essere un discorso valido a livello nazionale, ma qui mi sembra ancora peggiore. La giunta Dellai non segue alcuna corrente di pensiero dominante: l’anti-ambientalismo – come hanno dimostrato i sondaggi – è minoritario presso la pubblica opinione. Non solo: Dellai e soci non seguono nemmeno gli interessi dominanti: le lobby degli impianti e quella delle autostrade non sono dominanti, sono assistite e sovrarappresentate. Quindi nella sinistra non c’è nemmeno un adeguarsi alla società, c’è solo un cedere a un partner che rappresenta i settori più arretrati della società.

"Sono d’accordo: c’è un cedimento agli interessi e ai ricatti della Margherita, e la paura di essere tagliati fuori dai processi decisionali. E questo nonostante il programma che il centrosinistra si era dato. E devo dire che chi nella sinistra ha portato avanti questi discorsi, si è trovato profondamente isolato."

Come mai questa deriva che sembra andare contro gli stessi interessi vitali - quelli elettorali - della sinistra? Si consegnano i propri elettori all’astensionismo, facendo strame delle proprie convinzioni storiche quando esse sono in sintonia con la maggioranza della pubblica opinione.

"A questo mondo spesso i politici queste cose non le capiscono."

Nel senso che sono staccati dalla realtà, dall’elettorato?

"I DS hanno patito a tutti i livelli la sindrome di D’Alema, cioè la presunzione sposata all’amore per il potere. Mi pare che la parabola di D’Alema, che sembrava essere il massimo stratega della sinistra è stata quella di aver ucciso l’Ulivo in nome dei partiti, e adesso vorrebbe uccidere i partiti in nome delle Fondazioni (le sue): ha fatto scuola, nel senso del fallimento per eccesso di presunzione e amore per il potere. Le cose in Trentino sono nate male, all’atto della formazione della giunta provinciale: in quel momento la Margherita ha capito che non avrebbe incontrato alcun vero potere di interdizione da parte della sinistra.

A livello di partito si è molto più indietro rispetto agli elettori e ai cittadini. C’è stato un eccesso di attenzione agli schieramenti e alle contrattazioni di palazzo, e si è persa la passione di misurarsi sui problemi. I grandi temi si sono del tutto annacquati, in nome di una formula politica."

Anche a Rovereto sembra riproporsi lo stesso schema: la Margherita che straccia patti e programmi, la sinistra che ingoia.

"E’ ancora l’ossessione per la governabilità, e l’amore per il potere, che fanno sì che gli alleati comprendano bene di poter mettere al muro la sinistra, che alla fine si adatterà."

E ora? Quando Dellai metterà sul tavolo PiRuBi e aeroporto, che farà la sinistra?

"Ho chiesto invano per settimane un momento di verifica interna all’alleanza per mettere sul tavolo tutte queste questioni e le altre, per arrivare a una sintesi, invece di andare avanti in questo modo, in cui la Margherita ci sfila passo dopo passo i sì ai suoi progetti."

A dire il vero c’è già stata una verifica, ma è finita in farsa: con un sì alla Jumela in cambio dello stop alla Pinzolo-Campiglio e alla PiRuBi. Con la Pinzolo-Campiglio approvata un mese dopo, e la PiRuBi sempre all’ordine del giorno.

"Quello non è stato un vero momento di confronto. Io continuo a chiederlo, e non c’è. Registro la non volontà della sinistra e dei Verdi di andare a un confronto vero su tutte le questioni spinose con la Margherita. Andando avanti così, quando fra tre mesi ci riproporranno l’aeroporto e la PiRuBi, la sinistra si piegherà ancora una volta per paura di rompere l’alleanza alla vigilia delle elezioni nazionali?

E’ importante che queste questioni siano decise oggi, e si smetta di rinviarle. Questa mia richiesta è sempre stata lasciata cadere: e questo per la paura di dover operare scelte drastiche. A questa paura paralizzante dei DS e dei Verdi va aggiunta l’ostilità di Dellai al confronto interno all’alleanza: da gennaio ad oggi avremo fatto solo tre riunioni con i 19 consiglieri, e a nessuna di queste riunioni erano tutti presenti: non esiste confronto interno, la politica viene gestita come un consiglio di amministrazione."

Oltre a quello che la Giunta fa di sbagliato, c’è anche il problema di quello che non fa: riforme istituzionali, ferrovie, economia…

"Non sarei disfattista: ritengo che anche gli assessori della sinistra (Pinter, Andreolli, Berasi) abbiano fatto sforzi positivi. Credo che sul piano legislativo gli ostacoli siano venuti dall’ostruzionismo del centro-destra. Detto questo, il bilancio della Giunta mi pare complessivamente modesto, e alla fine sono state dominanti le forzature (vincenti) contro la sinistra."

Direi di più: è risultato dominante il modello di governo fondato sulle lobby.

"Non so se le lobby siano dominanti. Registro che Dellai interpellava settimanalmente, in modo costante, Mario Malossini, mentre io, consigliere di maggioranza, da Dellai non vengo mai interpellato. Credo che forse alla fine nei processi decisionali contino di più certe pressioni esterne che certe opinioni interne alla maggioranza. Spero che la Margherita inverta la rotta, che riscopra un po’ di anima progressista; altrimenti vedo la Margherita destinata non a diventare una nuova Democrazia Cristiana, perché nella vecchia Dc l’anima progressista c’è sempre stata, e forte, ma una brutta copia di Forza Italia. E quindi a esserne, prima o dopo, inghiottita. Ma c’è ancora qualcuno nella Margherita che si preoccupa di valori e non solo di assessorati?"

Questa domanda vale anche per la sinistra?

"Domanda legittima e interessante: io credo che nella sinistra siano in tanti a pensare ai valori; anche se poi il potere ha un fascino diabolico, anche per chi non crede nel diavolo".