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La sinistra dopo la débacle della Jumela

L'analisi di Michele Guarda e Sergio Dellanna. E le motivazioni delle loro dimissioni.

Ero stato incaricato dal mio partito – esordisce Michele Guarda – di tenere i rapporti con le associazioni ambientaliste. Andavo alle riunioni degli ambientalisti a dire che avrebbero potuto fare affidamento sui DS, che sulla Val Jumela saremmo arrivati anche a rompere la Giunta provinciale. Ora, dopo questa sconfitta, sono venuti a dirmi che non mi avevano mai creduto, che quando uscivo dalle riunioni dicevano: lui ci crede, ma nei DS non conta nulla.

Dunque gli ambientalisti non si fidavano della sinistra. Avevano ragione?

Guarda: Quando decidemmo di lanciare la battaglia sulla Jumela, in una riunione dell’esecutivo del partito dissi che questa sfida sarebbe stata come la gara di James Dean in "Gioventù Bruciata". Anziché il burrone ci sarebbe stato il crollo della Giunta provinciale, al quale nessuno sarebbe mai davvero arrivato. Alla fine, uno dei due, noi o Dellai, avrebbe ceduto. E dissi che avrebbe perso il meno coraggioso, ossia il più attaccato alla seggiola. Risero tutti. Mi sentivo la vittoria in tasca: è arcinoto che nessuno è più attaccato alla seggiola dei democristiani. E ora cosa dovrei pensare?

Ma perché la Val Jumela per voi è così importante?

Sergio Dellanna.

Dellanna: Era un simbolo, uno spartiacque tra due modi d’intendere il governo del Trentino. E fummo proprio noi DS a caricarla di questo significato. L’intera opinione pubblica ne aveva compreso l’importanza, tant’è che si era mobilitata mezza provincia. Dire sì o no a quegli impianti voleva dire compiere una scelta tra una logica clientelare, che asseconda gli interessi speculativi di piccole lobby, ed un governo che persegue il bene comune, progettando il futuro di questa provincia. Da una parte si portavano risultati di ricerche, cifre, dati, studi economici ed ambientali. Dall’altra parte, l’unica motivazione che spingeva i favorevoli agli impianti era quella di mantenere una promessa fatta dalla Margherita agli azionisti del Buffaure, un vero e proprio voto di scambio. Hanno vinto questi ultimi, e la sinistra ha accettato supinamente.

Guarda: Il programma dell’Ulivo prevedeva di uscire dalla logica dei contributi pubblici alle imprese private e di scommettere sul turismo sostenibile. Ebbene: come prima cosa, si è deciso il finanziamento pubblico della distruzione del territorio. Oltretutto senza alcun vantaggio economico, se non per quell’unica impresa, assistita e tuttavia in difficoltà di bilancio, che riceverà i contributi dalla Provincia. E’ come se si fosse deciso di rinunciare definitivamente al programma di coalizione, che a questo punto è solo uno specchietto per le allodole.

In gioco c’era quindi il governo dell’economia …

Dellanna: Sì, e del territorio.

Guarda: Soprattutto era in gioco la natura del governo. Da quella partita si sarebbe capito se si era di fronte a una Giunta forte e autorevole, capace di far prevalere l’interesse di tutti su quello dei singoli, o al contrario debole, ricattabile da piccoli gruppi di potere.

Dellanna: …spacciati per ‘istanze dei territori’, nonostante che, anche in Val di Fassa, i sondaggi dessero la maggioranza della popolazione contraria a quegli impianti.

Nella sinistra si cerca però di considerare la Val Jumela come un incidente.

Guarda: Ma con quella scelta si è dato al Trentino un segnale devastante: basterà gridare forte e si otterrà. Ed infatti, subito si è scatenato l’assalto alla diligenza: Pinzolo-Campiglio, Rolle-San Martino, il ricatto di Bertoli sul Bondone. Alla fine, per un paradossale principio di equità, si è dovuto accontentare tutti quanti. Se il Roen non è passato, è soltanto perché non hanno gridato abbastanza.

Dellanna: E’ normale che in una Giunta vi siano opinioni diverse e che pertanto si crei dibattito interno. Sulla Valdastico, sia i favorevoli, sia in contrari, possono avanzare motivazioni di carattere tecnico, condivisibili o meno che siano, come pure sulla Pinzolo-Campiglio, invocata con l’obiettivo di riportare in Trentino la Coppa del mondo di sci. Sulla Jumela, invece, tutte le ragioni stavano da una parte sola. Approvando gli impianti è come avessero affermato platealmente che si stava solo accontentando qualcuno, che si faceva del clientelismo.

Quindi date un giudizio pesantemente negativo di questa Giunta provinciale.

Dellanna: Certo. Il metodo inaugurato con la Jumela è quello della peggiore Democrazia Cristiana. E la sinistra sta a guardare senza reagire.

Ma allora, affrontiamo il toro per le corna: il problema è l’identità della Margherita, momento di innovazione politica o riesumazione del doroteismo? E nei suoi confronti, qual è il ruolo della sinistra?

Guarda: Nei DS, proprio sulla questione della subalternità a Dellai, ci lacerammo per oltre un anno. Alla fine, al congresso, vinse la linea Bondi, improntata sull’idea che se la sinistra non fa la propria parte nell’Ulivo, quest’ultimo rischia di trasformarsi in semplice occupazione del potere. Ora sembra di essere tornati indietro di due anni.

Dellanna: Con l’aggravante che adesso siamo al governo, non all’opposizione.

Quindi c’è stato anche un cedimento personale di Bondi?

Dellanna: Si, anche se… E’ stato proprio lui a lanciare la sfida sulla Jumela. E durante tutta la primavera è stato abilissimo nel farne un simbolo vincente, grazie alla sua audacia anche nel rapporto coi media. Poi è accaduto qualcosa durante la pausa estiva, che deve averlo convinto a rassegnarsi ad essere minoranza nel partito.

Questo è il punto...

Dellanna: Credo vi siano stati, pesanti, i condizionamenti romani. Non v’è dubbio che i due deputati, Schmid e Olivieri, ma anche Tonini, della Direzione Nazionale dei DS, abbiano fatto pesare la loro preoccupazione per un’eventuale rottura della coalizione a ridosso delle elezioni politiche.

Guarda: E’ legittimo che a Roma ci si preoccupi di battere Berlusconi e la destra. Qui però il punto è un altro. Se si fosse tenuto duro sulla Jumela non si sarebbe affatto arrivati alla crisi di Giunta: Dellai sarebbe venuto a miti consigli, si sarebbe trovata una soluzione per riconvertire la Val di Fassa al turismo sostenibile e l’Ulivo avrebbe dimostrato di essere una forza dell’innovazione. E allora le politiche le avremmo vinte, mentre ora rischiamo di perderle davvero.

Dellanna: Quando la sinistra dice che, qualunque cosa accada, non romperà mai con Dellai, annulla di fatto il proprio potere di contrattazione, delegando completamente alla Margherita il governo del Trentino. Cosicché l’Ulivo rimane monco delle idee della sinistra e si riduce per l’appunto ad occupare il potere.

Guarda: Dellai minaccia le dimissioni in continuazione, per passare all’incasso della sua linea politica. Questo significa forse che vuole perdere le politiche? No, fa solo il suo mestiere, quello che la sinistra non ha fatto. Credere che tenendo duro sulla Jumela si sarebbe arrivati davvero alla crisi di Giunta significa pensare che Dellai, pur di violare il programma di coalizione, sarebbe stato disposto a spaccarla. E questo non è pensabile, poiché significherebbe che proprio al leader dell’Ulivo non importi nulla della sua tenuta.

Dellanna: Quando sento dire che dobbiamo rinunciare alle nostre idee perché ci sono le elezioni, mi viene in mente quanto detto da Walter Micheli citando Foa: ma allora le elezioni cosa sarebbero, il momento dell’imbroglio?

Non è che si è tornati a far prevalere le formule sui contenuti?

Dellanna: Tutto questo accade perché nella sinistra si ragiona ancora in termini di voto di appartenenza. Si pensa che vi siano intere categorie sociali che voteranno sempre a sinistra, a prescindere da ciò che la sinistra fa. Tutto questo è sempre meno vero. Oggi gli elettori non sono più disposti a dare deleghe in bianco: vogliono stringere un patto su obiettivi concreti e verificabili. Se li tradisci, non ti votano più. La Val Jumela - ne va dato merito a Bondi che l’ha lanciata - era da questo punto di vista geniale: una larghissima parte dell’opinione pubblica ha condiviso quella battaglia, stringendo un patto coi DS su un obiettivo al contempo concreto e simbolico. Ora quegli elettori si sentono traditi e quei voti rischiano di andare in fumo.

Guarda: Si parla ancora di ‘nostri’ elettori, ma questo ragionamento vale ormai soltanto per chi fa una politica clientelare. Il riformismo, invece, è costretto a contare sempre più soltanto sul voto d’opinione. Ci si deve impegnare su contenuti condivisi da larghe fette di popolazione e solo successivamente, se si mantiene un comportamento coerente e si rafforza la propria credibilità, una parte di quell’opinione pubblica può tradursi in voti.

Tutto questo spiega perché i DS credano di non pagare dazio per il cedimento sulla Jumela, ma non spiega ancora come si è arrivati a decidere di mollare…

Guarda: Bondi ha ritenuto che non potesse essere un segretario di partito a decretare la fine di una coalizione legittimata direttamente dagli elettori. Secondo lui, quindi, dovevano essere i consiglieri ad assumersi la responsabilità di minacciare la rottura. Dall’altra parte, però, i consiglieri riaffermavano la loro sottomissione agli ordini di partito.

Insomma, il vecchio scaricabarile...

Dellanna: La questione è più complessa e ha anche una sua dignità. Sebbene è evidente che agli occhi dell’opinione pubblica appaia come una mancata assunzione di responsabilità. Rimane il fatto che astratte motivazioni politologiche non compensano la sconfitta sulla Val Jumela e la conseguente grave perdita di credibilità della sinistra.

Una logica che sembra portare la sinistra alla paralisi decisionale.

Guarda: E infatti, a decidere per tutti è Dellai. La qual cosa non è certo un male in sé, se non fosse per la natura delle sue decisioni.

Questo significa che vedremo il replay sulla Valdastico, sull’aeroporto, sui terreni di Trento Nord?

Dellanna: Se non ci sarà un cambiamento di rotta nella sinistra, temo di sì. E’ per questo che non accettiamo di archiviare la Jumela come un semplice incidente di percorso. Di qui le nostre dimissioni.

Guarda: Nella nostra lettera di dimissioni, Sergio ed io abbiamo scritto che la Jumela non è stato ‘l’ultimo degli errori’, bensì il primo atto coerente con una scelta complessiva sul metodo di governo.

Ed ora? Le vostre dimissioni stanno avendo degli effetti?

Dellanna: Nei DS si cerca di rimuovere il problema. Si rimuove la Jumela e si rimuovono le nostre dimissioni, che la Direzione del partito, il nostro parlamentino, ha considerato una ragazzata.

Guarda: La situazione è grave. Nei giorni scorsi la sinistra ha promosso un patto di consultazione permanente. Un fatto positivo, se servisse per contare di più in Giunta. Ed invece la prima cosa che hanno concordato è di smettere di parlare di impianti, sviluppo ed infrastrutture, e di occuparsi invece di sanità, cultura, assistenza.

Dellanna: Come dire che si astengono dall’occuparsi degli scottanti problemi economici, delegando completamente alla Margherita il compito di progettare il futuro del Trentino.

Guarda: E dire che la sinistra, rispetto agli altri partiti, ha le idee più moderne e gli uomini migliori. Abbiamo una Ferrari e Schumacher, ma per paura di perdere rinunciamo addirittura a correre, non capendo che così perdiamo in partenza, senza nemmeno provarci.

Ma gli elettori non finiranno per pensare che non avete neppure la patente?

Dellanna: Temo proprio che possa andare a finire così.