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Non può durare

Più che la costruzione di un regime - che è una cosa terribilmente seria - il governo Berlusconi persegue una brutale privatizzazione della cosa pubblica.

No, non è un regime. Non lo è ancora. Abbiamo già visto che vi stanno tentando con grande irruenza. Per adesso con un frenetico lavorio attorno ai pilastri della costituzione materiale. Le briglie al potere giudiziario per limitarne l’autonomia. La spaccatura dell’unità sindacale per indebolire il fronte dei lavoratori dipendenti. Il consolidamento monopolista del potere mediatico per ipnotizzare la pubblica opinione e guadagnarne il manipolato consenso.

Ma la partita non è ancora decisa. C’è una resistenza forte e crescente dei partiti dell’opposizione e della società civile. A sinistra, ma non solo: vasti settori della Chiesa e del mondo cattolico, l’ombra postuma di Montanelli ed i vivacissimi Scalfari e Sartori, espressioni di una cultura autenticamente liberale. Gli ancora timidi ma insistenti segni, seppur minoritari, che iniziano a far capolino nella stessa Confindustria. I paludati commentatori del Corriere, Romano e Galli della Loggia ( non però il Panebianco), mostrano qualche sfumato cedimento generato da un residuo briciolo di pudore. Nella stessa compagine berlusconiana in soli dodici mesi sono esplosi momenti di crisi nel loro assieme assai significativi. Renato Ruggero, espulso per rigetto da un organismo in cui era stato forzatamente trapiantato. Mancuso, stravagante personaggio designato alla Corte Costituzionale, che di Berlusconi ha rivelato assai più nefandezze di quante ne possa immaginare la fantasia più maliziosa. Taormina e Sgarbi, cacciati dal governo perché impresentabile il primo, ostile il secondo al folle progetto di privatizzare il patrimonio storico ed artistico della nazione. Scaiola, ministro dell’Interno, ignominiosamente caduto in un pantano di volgare insensibilità. Tremonti, questo mediocre commercialista che si crede un genio, non si capisce bene se sia un consapevole imbonitore o un ingenuo pasticcione, con perverse simpatie per Bossi e retrive antipatie per l’Europa. Il suo vice ministro, tal Miccichè, che intrattiene rapporti con uno che introduce al ministero dosi di eroina e che, alle doverose indagini dei carabinieri, oppone il ridicolo sospetto di un complotto politico. Esattamente come Berlusconi! E Lunardi, disposto a convivere con la mafia. E Previti e Dell’Utri.

Vi pare questa una compagnia capace di fondare un regime? Un regime è una cosa abominevole. Li abbiamo conosciuti, i regimi, in varie parti d’Europa, nel ventesimo secolo. Ma sono stati una cosa terribilmente seria. Un regime ha una sua ideologia, fatta di valori negativi, con una sua interna solida coerenza. Il fanatismo nazionalista, la superiorità della razza, lo spazio vitale, il mito della passata grandezza, lo stato etico, il dominio del mondo. Un regime ha il culto della legalità, della sua aberrante legalità, perseguita con ferreo rigore. Chi non la condivideva e non la rispettava ne veniva implacabilmente schiacciato.

Dove è l’ideologia dei nostri? Il nuovo ordine? Una retorica federalista grossolana ed emotiva, del tutto priva di un chiaro disegno esecutivo. La rozza proclamazione di una tolleranza zero verso gli immigrati accompagnata dalla più vasta sanatoria mai vista. Una politica estera allineata piattamente alle posizioni più spericolate del presidente USA, però condotta senza coraggio e quindi ambigua e fonte soltanto di diffidenza e discredito. In economia un liberismo generico più annunciato che praticato, con un ottimismo fatuo esibito per poter continuare a promettere impossibili sconti fiscali. Un guazzabuglio di guasconate e meschine furbizie spalmato dall’istrionico e vanesio presenzialismo del capo che con i lustrini di Pratica a mare e delle nozze di Madrid pensa di emozionare i poveri di spirito. L’unico campo in cui questa maggioranza ha marciato con passo fermo e sicura direzione è stato quello più prossimo agli interessi privati di Berlusconi e soci. Abbiamo ormai quasi a noia l’elenco delle leggi ad personam che sono state approvate nel primo anno di questa legislatura: abolita l’imposta di successione, depenalizzato il falso in bilancio, condonati gli espatri illeciti di capitale, la legge sulle rogatorie estere, il legittimo sospetto con tutta la fioritura di altre proposte ancora più impudiche, e da ultimo il progetto Gasparri approvato dal Governo sulle televisioni.

Il Parlamento ed il Governo sono stati sfacciatamente usati, sotto la regia degli avvocati difensori di Berlusconi e Previti che siedono in Parlamento, per impedire che il premier venga giudicato da liberi giudici in modo che i reati comuni di cui è accusato cadano in prescrizione.

Dunque non è un regime, ma qualcosa di peggio. E’ la brutale privatizzazione degli organi costituzionali della Repubblica. Organi chiamati a curare gli interessi generali della nazione sono stati piegati al servizio dei privatissimi interessi di un capo azienda assecondato da una maggioranza parlamentare formata da ossequenti cortigiani. La Res publica privatizzata è una tale contraddizione che non può durare.