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Guccini: mai più al Palasport

L'acustica pessima rovina il concerto di Guccini al Palasport di Trento. Ed è la seconda volta.

E sono due. Stesso posto e stessa situazione di due anni fa: Guccini che canta e racconta aneddoti e noi del pubblico, che capiamo la metà dei discorsi. Sarà l’impianto obsoleto, sarà il tecnico del suono particolarmente incapace, sarà il palazzetto (principale indiziato), ma anche stavolta rimane l’ amaro in bocca. E’ forse troppo obbligare i cantautori a cantare nei teatri o per lo meno in strutture che garantiscano una buona acustica?

Finito lo sfogo, raccontiamo qualcosina del concerto. Partenza con imprevisto: manca all’appello il tastierista Vince Tempera. I nostri validi informatori lo danno in una trasmissione televisiva "a fare una marchetta" (efficace espressione in uso nel mondo dello spettacolo).

Evidente il disappunto del gruppo e di Guccini in particolare, che non risparmia il disertore di colorite carezze verbali. Ma nonostante ciò il nostro non perde il buon umore anche quando parla di Irak e guerra. L’arma dell’ironia è decisamente più efficace delle fantomatiche armi chimiche di Saddam.

Per quanto riguarda le parte musicale, il concerto si sviluppa tra canzoni vecchie e nuove: "Due anni dopo", "Canzone per un’amica", "Eskimo", "Cyrano", "Canzone del Che", "Don Chisciotte".

Il vantaggio al Palazzetto del Suono Distorto è enorme per chi conosce il maggior numero possibile di canzoni e quindi non ha problemi nella comprensione dei testi. Ma tra i quattromila presenti (tanti, tantissimi i giovani) siamo sicuri che un bel po’ di persone si siano perse le parole di alcuni dei più bei testi della canzone italiana.