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Andreotti contro Dellai: per fare che?

"Una candidatura contro il ‘grisentismo’.” Questo il significato della (ipotetica) candidatura di Carlo Andreotti alla guida del centro-destra.

E’ il tormentone politico-giornalistico del momento: "Andreotti (presidente della Giunta regionale di centro-sinistra, n.d.r.) si candida contro Dellai (presidente della Giunta provinciale sempre di centro-sinistra) sì o no?"

Il Presidente della Regione Carlo Andreotti.

Mentre andiamo in stampa non ne conosciamo ancora la soluzione. In questa intervista a Carlo Andreotti, presidente nonché ipotetico candidato, cerchiamo di spostare l’accento dal pur ghiotto discorso sui partiti, a quello sui contenuti, se ci sono.

Presidente, parliamo chiaro: questo tira e molla sulla sua candidatura viene interpretato come un gioco al rialzo, per spuntare il prezzo migliore.

"Si tratta di una decisione difficile. C’è il versante istituzionale: una mia decisione influirebbe sulla maggioranza in Regione (che è il centro-sinistra, il quale avrebbe da ridire su un suo presidente che si candida con il centro-destra, n.d.r.) e quindi sui lavori del Consiglio regionale: e non andrebbero in porto né la legge sui Comuni né l’assestamento di bilancio, con l’affossamento di urgenti norme del pacchetto sociale.

C’è poi il versante politico. Io penso che il mio partito si sia ‘genzianizzato’, ci sia stato un assorbimento del Patt nelle Genziane (la frazione del partito autonomista staccatasi dalla casa-madre per andare in Giunta con Dellai, n.d.r.). Ed io, pur con tutta l’amicizia personale per gli assessori Muraro e Pallaoro, non posso dare che un giudizio molto duro sulla loro azione politica, del tutto funzionale alla linea di Dellai. Un’assoluta mancanza di indipendenza, superiore a quello della stessa Margherita. E il Patt si è appiattito sull’appiattimento delle Genziane."

Mentre invece...?

"Mentre invece c’era spazio per un progetto popolare, di centro, autonomista, magari aperto alla sinistra, una volta che se ne fosse esclusa l’ala più intransigente".

Mi perdoni, ma si fa fatica a vedere una nobiltà in queste posizioni. Il Patt, che alle elezioni del 2001 sta con il centro-destra ed ora si sposta dall’altra parte; e anche la sua anomalissima posizione attuale... Il tutto senza nessuna battaglia sui contenuti. Sinceramente, sembrate in vendita al miglior offerente.

"A suo tempo avevo rifiutato la presidenza della Regione; e ho poi finito per accettarla solo come via d’uscita a una gravissima crisi istituzionale (caso Zaffi, ecc, n.d.r. vedi Gli scandali (certi) e le riforme (auspicate)). Ribadendo però che non mi sentivo vincolato ad una coalizione, e che anzi, in Provincia, rimanevo all’opposizione. Casi analoghi del resto ci sono con l’assessore Benedetti a Trento, e la presidente del Consiglio Zendron a Bolzano."

Veniamo all’oggi.

"Sono molto combattuto. Da una parte il mio partito va in una direzione; e invece tutto il mio mondo di riferimento non strettamente partitico, e anche buona parte della mia base elettorale, va dall’altra. E’ un mondo del ceto medio, delle professioni, più orientato verso il centro-destra, o meglio, non a sinistra".

Non capisco. Il Patt aderisce alla Casa dei Trentini, e lei ritiene che il suo elettorato sia alieno dalla sinistra. Ma la Casa di Dellai, cos’ha di sinistra?

"La Casa di Trentini non esiste. Come ha detto Illy, ‘Dellai a ogni elezione tira fuori dal cilindro il coniglio vincente’".

Ma non è certo un coniglio di sinistra! Piuttosto è doroteo, clientelare, lobbystico; non spaventa di certo nessun moderato!

"Chiariamo: io non ho rapporti con le lobby. Nei cinque anni in cui ho guidato la Giunta provinciale, in cui alcuni dicono che non si è fatto niente, di certo non ho tessuto rapporti né con clientele, né con poteri forti. Non ho sistemato una persona che è una. Non ho mai concesso alcun finanziamento in cambio di appoggi politici".

Il punto qui è un altro. Lei dice che non può sostenere Dellai perché la sua base ha paura della sinistra. Ed è in effetti in sintonia con quanto sostiene la destra (sua prossima alleata, pare): la quale ripete che Dellai andrebbe bene, ma ha la palla al piede della sinistra. Questa è una posizione irrilevante, un suicidio politico.

Il super assessore ai Lavori Pubblici Silvano Grisenti.

"Il fatto è che non si vede più la sinistra che faceva della trasparenza il proprio cavallo di battaglia. Dov’è finita? In questi cinque anni io ho visto solo l’affermarsi del "grisentismo" (da Silvano Grisenti, super-assessore ai Lavori Pubblici, n.d.r.), la priorità agli affari, i condizionamenti di parte politica sui lavori pubblici.".

Ma voi attaccate i Micheli, i Casanova, deprecate la "sinistra intransigente", che è l’unica che si oppone al grisentismo! Non è che a Grisenti voi siete complementari? Più in generale: ma dove sta la vostra alternatività a Dellai? E allora, che senso ha una candidatura alternativa?

"Io per natura, per il mio DNA autonomista, non riesco a ragionare in termini di destra/sinistra. Quello che vedo è che in Trentino, per l’arrendevolezza e l’inconsistenza della sinistra che il grisentismo non ha seriamente provato ad arginarlo, c’è una situazione bulgara, che rischia ancor più di aggravarsi nella prossima legislatura. Un’occupazione di ogni spazio libero: nella sanità, nella Camera di Commercio, nelle associazioni di categoria, in Trentino servizi, nell’Università, nella cooperazione... Una filosofia per cui la Giunta provinciale deve avere in mano tutto. Io credo, nei miei 5 anni di presidenza, di aver praticato in ben altro modo: trovatemi un funzionario della Pat promosso perché era amico mio (rispondo di me, non di altri); o un sindaco che si sia visto condizionato un contributo...

Attualmente questa alternativa non c’è: o voti Dellai, o niente. E credo non sia giusto per il Trentino".

Questi concetti lei non li ha mai espressi...

"Non mi sono mai stati chiesti. I suoi colleghi giornalisti sono più interessati ai rapporti con i partiti."

Se uno si candida, forse è meglio che prenda l’iniziativa di far conoscere le proprie idee...

"La mia candidatura è solo un’ipotesi, non posso mettermi a sbandierare linee portanti di una cosa che non c’è. Perché, sia chiaro, una candidatura non mi sarebbe agevole: comunque - parlando con cinismo - perderei una parte del mio elettorato. Ma cinico non sono, contano anche i sentimenti, che mi porterebbero a dare più importanza alla necessità di avere un governo veramente preoccupato della res pubblica. E quindi antitetico al grisentismo, per il quale il bene della Margherita e quello del pubblico viene fatto - a forza - coincidere".

Un sospetto: non è che lei dice queste cose perché parla a Questotrentino?

"Io realmente temo un Trentino nelle mani di un gruppo di persone che controllano tutto. E credo che sia giusto che i Trentini possano scegliere se questo gli va bene. E oggi come oggi, questa possibilità non la hanno".