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Il rettore con le ventose

Tra lo sconcerto dell'Università, Massimo Egidi vuole il terzo mandato da rettore a tutti i costi: una brutta conclusione di un'altrimenti positiva esperienza.

Alla fine si è giunti a un faticato compromesso. I nostri lettori ricorderanno (La poltrona del rettore) come – nonostante le dichiarazioni contrarie – il rettore Massimo Egidi, alla ricerca di un terzo mandato, si sia dato da fare per cambiare lo Statuto che non glielo permetterebbe.

Il rettore prof. Massimo Egidi.

E’ stata nell’università una situazione decisamente imbarazzante. Vedere il Magnifico Rettore – nome che dovrebbe indicare, al di là della vetusta trombonaggine, serena autorità – e in particolare il prof. Egidi, unanimemente apprezzato per dinamismo e capacità, ridursi a trafficare per rimanere incollato alla poltrona.

Ed ecco quindi un intrecciarsi di riunioni, richieste di pareri giuridici, pressioni, votazioni, per avere la possibilità di un terzo mandato. Tutto un lavorio cui l’insieme dell’Università ha assistito con crescente sconcerto.

Aveva iniziato con il dire: "Mi ricandiderò solo su ci sarà un’indicazione unanime delle Facoltà."

Cosa gli hanno risposto?

Ha ottenuto il parere negativo del collegio dei Presidi; quello – molto duro – di tre facoltà di sei; il Senato Accademico, al termine di una concitata riunione, ha deciso di non decidere; il consiglio di amministrazione a voto palese (quindi con il voto non libero di ricercatori ed associati che devono per le progressioni di carriera passare da lui) gli ha approvato una modifica di statuto ad hoc con risicata maggioranza.

Al termine di tutto questo, Massimo Egidi potrà cercare di farsi eleggere per un altro biennio; mentre altri candidati correranno per un mandato pieno, di quattro anni.

Prof. Egidi, ne valeva la pena? Pensa per caso di aver ottenuto "l’indicazione unanime" che richiedeva?

L’effetto di questo sconcertante trambusto sarà quello di mettere in pista diversi antagonisti, ci risulta che le candidature si stiano moltiplicando. Causa anche la disapprovazione nelle facoltà per il comportamento del rettore. Il quale a questo punto, per la propria campagna elettorale, più che sui buoni risultati del proprio mandato, ora oscurati dalle ultime vicende, potrà contare soprattutto sui tradizionali strumenti clientelari del potere, che spesso hanno permesso in varie università l’incistarsi di rettorati pluridecennali (e che proprio per questo avevano suggerito la limitazione del numero dei mandati).

Professor Egidi, non ci sembra una bella conclusione di un’altrimenti positiva esperienza.