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“Il bello e le bestie” al Mart

L'Arte e gli animali, l'ibridazione uomo-bestia, i temi della mostra-evento al Mart. Mito, passione, violenza, sogno evocati da un percorso visivo di grande impatto.

L’annuale mostra-evento del Mart è quest’anno dedicata all’ibridazione uomo-animale. Centottanta opere, dagli etruschi ai contemporanei, in un percorso non cronologico bensì per stanze tematiche, volte a ripercorrere, per via di exempla, iconografie antiche, come quelle della Medusa o del Minotauro, e contemporanee, come quelle che prospetta una biogenetica sempre più sciolta da ogni limite morale e legislativo. C’è subito da dire che una sì vasta apertura cronologica non poteva non creare punti deboli, che nel percorso toccano soprattutto l’arte antica.

Marc Chagall, “Sogno di una notte di mezza estate” (1939).

Catalogo a parte, non v’è traccia ad esempio dell’imagerie romanica che, dalle cattedrali ai codici, presenta assai spesso antropomorfizzazioni ed altre commistioni tra campi biologici diversi, superbamente descritte da Baltrusaitis nel suo "Medioevo fantastico". Carente è anche la sezione cinque-seicentesca, che - a parte un surplus di fauni e satiri - non presenta opere di particolare rilievo, fatta eccezione per il celebre Ritratto di Antonietta Gonzalvus di Lavinia Fontana e un Arcimboldo in verità scadente. Sarebbe stato forse meglio cassare completamente la parte pre-simbolista, numericamente (e qualitativamente) schiacciata dal resto delle opere in mostra, completando il percorso con ulteriori opere moderne e contemporanee, magari inserendo opere della collezione permanente poco viste, come un disegno del Depero pre-futurista, Presentimento mordente, pungente e spaventoso (1913), decisamente in tema con l’esposizione.

Seguendo il susseguirsi delle sale, la stanza introduttiva è dedicata alla violenza, ed è affollata da fauni e centauri di gusto simbolista, come nelle opere di Böcklin, von Stuck e Klinger, ma anche decisamente post-human, come nella serie di lavori di Matthew Barney, uno degli artisti oggi più pagati e celebrati. Legata al tema dell’Arcadia è un’altra celebre opera di von Stuck, affiancata dal suo d’après eseguito da Luigi Ontani, non nuovo alla rivisitazione di opere d’arte del passato. Se il Minotauro (titolo tra l’altro di una rivista surrealista) è un’iconografia particolarmente amata da Picasso, la Sirena è un altro tema ricorrente: nel percorso segnaliamo a proposito la grande tavola del surrealista Paul Delvaux, una stilizzata scultura di Libero Andreotti, la serie di piccole sculture uomo-uccello di Kiki Smith nonché la Sirena-gnomo del profeta del kitsch più lussuoso, Jeff Koons.

Altra remota iconografia è quella della Medusa, rimasta invariata nel susseguirsi dei secoli, come ci testimoniano il grande mosaico di Lucio Fontana, la tela di Arnulf Rainer o l’installazione di Vettor Pisani. Il mostruoso, la commistione uomo-animale non è però solo mito, ma anche realtà nascosta, istinto latente che talvolta balza fuori, repentino, dall’inconscio. E’ il lato animale, quello che Savinio si riconosce in un autoritratto, che Aspassio Haronitaki svela sul volto dell’artista Louise Bourgeois, quello degli scatti di Daniel Lee, nonché quello dell’icona di questa mostra, opera di Matthew Barney.

Correlato a questo tema è il "divenire animale", efficacemente espresso da Francis Bacon, del quale sono esposte ben tre opere intensamente tragiche; un dramma non individuale, ma collettivo, estendibile alla condizione umana tutta.

Mito, passione, e poi sogno. Visioni intimamente connesse a una visione simbolista e noir, come nella serie di stampe di Redon, ma anche come libera e spesso favolosa espressione d’inconscio, come nelle opere di Ernst, Magritte, Kahlo, Picabia, Clemente o nei Cadavres exquis surrealisti. Sempre a una sensibilità onirico-fantastica si rifanno la serie di leggere litografie di Alberto Martini, le più corpose opere di Leo Putz, che presentano donne-lumaca e donne-pavone, nonché una delle opere più ammirate del percorso, Sogno di una notte di mezza estate (1939) di Chagall.

Ritornando all’ordine delle sale, il percorso offre, tramite una serie di video, l’incontro-scontro tra artista e animale. In particolare quello tra Beuys e e un coyote nella celebre performance I like America and America likes me, o quello più scioccante della performance Azione Morte Controllo di Gina Pane. Tra gli altri interessanti slittamenti biologici del percorso, un angelo di Fabre che, forse memore dei ritratti composti con vere farfalle di Dubuffet, è realizzato con accumulazioni d’insetti, ma anche un enorme e mostruoso ragno della Bourgeois, i personaggi con testa canina delle fotografie di Wegman, lo scoiattolo suicida di Cattelan e NapoLeonCentaurOntano, enorme ceramica di Ontani che è posta come prologo al percorso.

La mostra prevede inoltre un ricco programma di attività collaterali, aperto al cinema, al teatro, alla musica e al dibattito; rimandiamo per i dettagli al sito del Mart. Infine, per rimanere in tema, anticipiamo la personale, dal significativo titolo "Gli animali e i loro uomini", dell’artista Leonardo Bettolo, alias Ericailcane: a febbraio presso la Biblioteca Civica di Rovereto.