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QT n. 5, 12 marzo 2005 Servizi

Il crack della Fait Trasporti: una brutta storia

Rovereto: una strana compravendita immobiliare e le responsabilità della Giunta Maffei. Risultato: decine di lavoratori a spasso.

Fulvio Flammini

Martedì 10 febbraio il Tribunale ha dichiarato il fallimento della società Fait Trasporti srl di Rovereto, già posta in liquidazione dalla proprietà nell’agosto dello scorso anno.

La sentenza dei giudici è la presa d’atto d’una morte annunciata da tempo. La CGIL ed il personale avevano infatti denunciato il depauperamento dell’impresa già alla fine della scorsa estate.

Il risultato di questa tormentata agonia è presto detto. Circa 35 dei 60 lavoratori in organico nel 2004 hanno anticipatamente presentato le dimissioni in cerca di nuova occupazione, vantando cospicui crediti dalla ditta fallita. Per i restanti 26 dipendenti, senza stipendio da dicembre, vi sarà un intervento di cassa integrazione per dodici mesi e poi la mobilità. In altre parole, tutti licenziati.

Si conclude ignominiosamente, nel silenzio dell’ente pubblico, la storia di una delle ditte di trasporto merci su gomma più note del capoluogo lagarino, con quasi mezzo secolo di storia.

Eppure fino a pochi anni fa, nulla lasciava presagire una fine così nefasta. Secondo uno studio della CONFETRA - influente associazione padronale di trasporti e logistica - la Fait era annoverata fra le prime 500 imprese del settore in Italia per valore aggiunto, collocata al 466° posto per l’anno 2001 ed addirittura risalita di 22 posizioni nel 2002.

Ma allora perché il disastro? La risposta va ricercata in alcuni eventi occorsi negli anni appena richiamati.

In quel periodo entrava prepotentemente nella scena della ditta fallita l’impresario Giorgio Senter con la sua omonima azienda, la Senter Trasporti srl. Già presidente del Consorzio Artigiano Vallagarina Autotrasporti e componente provinciale degli organismi dirigenti di Confartigianato, Senter è un personaggio noto fra i trasportatori roveretani. Non presenta le tipiche caratteristiche del magnate intraprendente, eppure sa contornarsi di noti professionisti e vanta grandi amicizie nel mondo del padronato che conta, prima fra tutte quella con l’industriale Antonello Briosi, patron della multinazionale meccanica Metalsistem, per la quale svolge attività di trasporto in tutta Italia. Proprio grazie a quest’ultimo, nel novembre 2003 ha concluso una compravendita molto redditizia con Tecnofin Servizi, di proprietà della Provincia.

Ad inizio millennio Senter ha una visione: costituire una joint-venture che possa competere con le più grandi imprese di autotrasporto merci. Convince un paio di microaziende artigiane ben avviate a cooperare nel suo progetto e comincia la scalata alla Fait fino a toglierla all’omonima famiglia proprietaria. E così la piccola ditta individuale, costituita da Cesare Fait a metà degli anni Cinquanta e gestita vent’anni dopo dal primogenito Rino, poi divenuta società di capitali nel 1984 sotto il controllo di questi e del fratello Elio, finisce nelle sue mani - attraverso la Senter Trasporti srl - dapprima come socio di maggioranza relativa, mediante un aumento di capitale sociale deliberato nel gennaio 2001, poi come controllore assoluto (85% delle quote sociali) nel giugno 2002, sempre mediante nuova ricapitalizzazione.

Nonostante si avvalga da un canto di esperti in campo commerciale e finanziario (prestigiatori nel far quadrare i bilanci societari e nell’ottenere crediti senza troppe garanzie) e dall’altro ricorra a personale viaggiante proveniente da paesi extra Unione Europea, e dunque facilmente esposto ad ogni sorta di pressione, la visione non prende corpo.

La controllata Fait s’indebita sempre più, mentre la controllante Senter naviga in acque impervie. Poi, improvvisamente, il tracollo. Nel dicembre 2003 la Fait ha debiti per circa tre milioni di euro.

A questo punto, Giorgio Senter compie una spericolata operazione, con la passiva complicità dell’ente pubblico. Per capirne il meccanismo, è necessario fare un breve cenno storico.

Nel giugno 1990 il Comune di Rovereto aveva alienato alla Fait un’area di circa 11.000 metri quadri situata in via Fornaci, allo scopo di farvi insediare uno stabilimento produttivo, con vincolo venticinquennale di destinazione ad uso industriale e vietandone il trasferimento salvo preventivo benestare della Provincia e del Comune, così come stabilito dalla legge provinciale n. 4/81, nota come "Pubbliche elargizioni alle imprese", una legge che ha arricchito padroni e avventurieri d’ogni risma sulla pelle di lavoratori e contribuenti.

Nel corso degli anni Novanta il terreno è stato valorizzato con l’edificazione della palazzina uffici, del capannone e d’un piazzale, costituendo un notevole patrimonio immobiliare. Ebbene, il 9 dicembre 2003 Senter fa deliberare dall’assemblea sociale della Fait (di cui detiene, come ricordato, l’85% del capitale) la vendita dell’immobile, finalizzata - dice lui! - ad "una ristrutturazione patrimoniale-gestionale della società".

Omette però di spiegare nei dettagli il suo vero piano, che prevede l’acquisto da parte di Senter Trasporti (la sua controllante) ad un prezzo di compravendita sottostimato (circa 2,3 milioni di euro contro i reali 3,6), da pagarsi entro il 31 dicembre 2008 in cinque rate annuali costanti senza interessi e con rinuncia a qualsiasi diritto d’ipoteca della venditrice. E non è finita: a decorrere dal gennaio 2004, l’immobile ceduto viene locato ad alto costo da Senter alla Fait.

Un piano folle: chi rinuncerebbe al proprio consistente patrimonio per pochi soldi e senza garanzie, per poi vederselo restituire in affitto a titolo (molto) oneroso?

Questa speculazione sarebbe passata sotto silenzio se i soci di minoranza non se ne fossero avveduti, seppure tardivamente, denunciandola dapprima al collegio sindacale della società, poi alla Procura della Repubblica.

E l’ente pubblico? Qui la storia diventa interessante.

Poco sopra si ricordava come l’area Fait era stata venduta nel 1990 dal Comune di Rovereto con divieto di trasferimento della medesima, salvo suo espresso consenso e nulla osta della Provincia, visto il vincolo di destinazione d’uso: un duplice controllo voluto dal legislatore per evitare speculazioni edilizie o immobiliari.

Ebbene, ottenuta la delibera sociale di cessione, Senter fa presentare le istanze di autorizzazione alla vendita da parte della Fait, rispettivamente il 18 dicembre 2003 alla Provincia ed il successivo 19 alla Giunta municipale roveretana.

Con strepitosa velocità, il Servizio Industria della Provincia rilascia il nulla osta quattro giorni dopo; dieci giorni sono invece necessari al sindaco Maffei ed al suo governo per avallare l’operazione. Così, il 30 dicembre 2003, presso uno studio notarile di Riva del Garda, l’atto di compravendita è già stato perfezionato, con tanto di menzione dei disposti provinciale e comunale!

Come faceva Giorgio Senter a sapere, il giorno dopo l’approvazione della deliberazione di giunta, ancora non pubblicata né esecutiva, di avere ottenuto l’autorizzazione al trasferimento dell’immobile fra le due aziende?

Suvvia, non formalizziamoci, in fondo l’autorizzazione c’era, anche se non ancora operativa. E poi, perché lamentarsi? L’Ente pubblico ha dato prova di funzionalità, smentendo le solite accuse d’essere pachidermico nell’esercizio delle sue mansioni.

Arriva il 2004. "An bisest, an funest", dicono i trentini. E difatti la visione di Giorgio Senter svanisce definitivamente. La controllata Fait, grazie alle sue operazioni finanziarie, è arrivata ad accumulare un debito di oltre sette milioni di euro e la controllante Senter Trasporti è collassata. Per di più, i soci di minoranza della Fait denunciano la speculazione operata con la compravendita dell’immobile e costringono alla restituzione. I lavoratori si ribellano e denunciano tutte le malefatte al sindacato. La festa è finita. E’ ora di chiudere. La Fait viene posta in liquidazione alla chetichella il 9 agosto 2004 per salvare almeno la Senter Trasporti. Niente da fare: il 24 settembre anche quest’ultima viene liquidata

C’è ancora il problema della restituzione dell’immobile. Sono necessari i nulla osta della Provincia e della Giunta comunale di Rovereto. E ricomincia l’iter che, vista l’efficienza all’andata, non dovrebbe presentare problemi neppure al ritorno.

Il 4 agosto 2004 Senter presenta istanza alla Provincia. Il Servizio Industria, senza porsi troppe domande sull’insolito trasferimento (un immobile che, in pochi mesi, va e viene da una società ad un’altra di un medesimo proprietario dovrebbe pur sollevare qualche interrogativo!), autorizza la vendita con determinazione n. 433 del 20 agosto 2004 ove, tra l’altro, si legge: "La società subentrante [la Fait] esercita attività di trasporto… [ed] ha sottoscritto l’impegno a mantenere il vincolo di destinazione [d’uso]".

L’ufficio provinciale non sa nemmeno che la Fait è stata messa in liquidazione! E stavolta, ci sono voluti 16 giorni per deliberare contro i quattro della precedente compravendita.

Il 26 agosto 2004 Giorgio Senter presenta istanza al Comune di Rovereto. C’è già il benestare provinciale, il passaggio dovrebbe essere una pura formalità. Ma non è così. La delibera della Giunta si arena. Una nota del 5 ottobre 2004, sempre di Giorgio Senter, fornisce ulteriori chiarimenti sui motivi alla base della restituzione dell’immobile. Le due società protagoniste del trasferimento sono entrambe in liquidazione. La Fait, in quel periodo, ha ancora in organico una trentina di dipendenti in attesa di stipendio, la Senter ha praticamente licenziato tutti.

E’ da poco passata Halloween ("Scherzetto o dolcetto?"), ed il sindaco Maffei, riunendo il suo governo il 3 novembre, opta per lo scherzetto: "Considerato che l’interesse pubblico dell’Amministrazione comunale consiste nel garantire il proseguimento e lo sviluppo delle attività produttive e, posto che il trasferimento dello stabilimento alla Fait Trasporti S.r.l. non può garantire il perseguimento di tale obiettivo essendo la stessa in stato di liquidazione, dovendosi invece ricercare un acquirente in grado di proseguire e sviluppare l’attività produttiva…. Rilevato pertanto di lasciare in capo alla attuale proprietaria Senter Trasporti S.r.l. l’onere di individuare una società acquirente in grado di proseguire un’attività produttiva… delibera di non concedere… alla Società Senter Trasporti S.r.l. il nulla-osta… alla retrocessione [dell’immobile]… alla Fait Trasporti S.r.l…. di dare atto che pertanto rimane a carico della Senter Trasporti S.r.l. l’obbligo di destinare il terreno all’insediamento di uno stabilimento produttivo tecnicamente organizzato, mantenendo in ogni caso la destinazione ad uso produttivo dell’area acquistata" (delibera n. 246 del 3 novembre 2004).

Grazie a questo scherzetto ben congegnato (e non solo), la Fait è fallita: lavoratori, creditori e soci di minoranza non potranno recuperare niente dalle procedure di fallimento, perché la ditta non ha più nulla, espropriata indebitamente del suo patrimonio di maggior pregio. E la comunità dovrà farsi carico dei costi sociali del disastro.

Il sindaco Maffei, magari prima delle elezioni, dovrà invece spiegare come abbia potuto deliberare che la Fait in liquidazione non sia capace di ricercare un acquirente in grado di proseguire l’attività produttiva mentre la Senter in liquidazione sia nelle condizioni di garantirlo. E, soprattutto, perché abbia avallato una simile iniziativa, illegittima sin dall’inizio.

Agli elettori roveretani il compito di liberarsi (e liberarci) da questo sindaco; alla magistratura quello di fare giustizia.