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Montanelli aveva ragione

Gli anticorpi della democrazia e il crepuscolo di Berlusconi.

Ma allora Indro Montanelli aveva proprio ragione! "Lasciatelo governare per qualche anno - aveva detto - e così si capirà una volta per sempre che tipo d’uomo è". E così è stato.

Queste regionali del 2005 sono uno strepitoso miracolo di chiarezza. Anche nelle roccaforti del nord, Veneto e Lombardia, dove i candidati del Polo, Galan e Formigoni, sono stati rieletti, vi è stato un massiccio spostamento di voti a sinistra. Infatti il dato più clamoroso è che non vi è stata la prevista astensione di un elettorato di destra deluso ma ancora titubante. No, la partecipazione al voto è stata elevata, ed ha segnato un netto passaggio di consensi da uno schieramento all’altro.

Berlusconi ha parlato a "Ballarò". Ormai, scoperto il trucco, tanto valeva confrontarsi in TV con i vincitori. Ha spiegato la disfatta dicendo che per protesta hanno votato contro il governo, come nel resto d’Europa.

Balbettano i suoi scherani, Cicchitto e compagnia bella. Tutti seriosi a dire che bisognerà riflettere, ripensare, cercare di capire quali sono stati gli errori che hanno portato ad un simile tracollo. Come se si dovesse dipanare chissà quale matassa, disvelare chissà quale oscuro mistero. La verità è invece semplice, addirittura solare. Un leader e la sua supina maggioranza che governano per quattro anni sfornando vergognose leggi a tutela dei loro privati interessi, montando una campagna indecorosa contro la magistratura per limitarne l’indipendenza, coartando il Parlamento per varare una riforma della Costituzione che sbrindella l’unità nazionale ed istituisce la dittatura del premier, incrementando il deficit della finanza pubblica tentando di propiziarsi il favore del corpo elettorale con l’ingannevole orpello della riduzione delle tasse, isolandoci in Europa dalle altre grandi nazioni per accodarsi servilmente agli Stati Uniti in una criminale e luttuosa avventura bellica in Irak, un governo ed una maggioranza con un così fallimentare bilancio non potevano che andare incontro ad un simile sconfitta. Non basta la legge sulla patente a punti per salvare un governo!

Ora comincia dentro il centro-destra una sorta di resa dei conti. Senza ancora dirlo esplicitamente si intravede qualche timido dito puntato contro Forza Italia ed il suo capo. Non so se tornerà a ripetersi uno scenario tipico della storia italiana. Ricordate il 25 luglio del 1943? Prima erano tutti fascisti. Dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia fu il Gran Consiglio del Fascismo, d’intesa con il monarca, a destituire Mussolini. Ed i fascisti sparirono tutti. Ricordate i primi anni ’90? Prima erano tutti democristiani o craxiani. Quando cominciarono le indagini di Mani Pulite su tangentopoli tutto lo scenario si dissolse come se fosse stato di cartapesta, e democristiani e craxiani scomparvero come fantasmi. E’vero che poi fascisti, democristiani e craxiani sono rispuntati come molluschi o roditori nell’era berlusconiana. Ma oggi, dopo questa bocciatura elettorale, non stiamo per assistere ancora una volta ad un fuggi fuggi generale, una specie di si salvi chi può dall’imminente declino del capo? Non mi illudo, ma non credo che sia un’ipotesi peregrina.

Anche perché queste elezioni hanno rivelato un’altra inattesa verità: non basta controllare il sistema mediatico per avere garantito il consenso popolare. Avevamo temuto che il monopolio della televisione ed il favore di gran parte della stampa fosse sufficiente per soggiogare i cervelli dei cittadini. Avevamo paventato che la realtà virtuale proiettata dagli schermi addomesticati bastasse a cancellare, nelle menti degli elettori, la realtà reale. Ed invece ciò non è avvenuto, gli anticorpi della democrazia residua hanno funzionato, e sono bastati per sciogliere le catene mediatiche.

Insomma abbiamo visto che l’effimera vanità di una forzata montatura giornalistica non regge all’impeto irresistibile della verità reale.

Ne avremo conferma anche, io credo, dalla straordinaria esaltazione mediatica di Karol Wojtyla, questo papa che nel suo lungo regno ha associato cose buone ad altre criticabili. Esaltazione che però non riuscirà a nascondere il fatto che il grande papa del secolo ventesimo non fu lui, ma Angelo Roncalli.