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Lavoro minorile: 250 milioni di piccoli schiavi

Antonio Graziano

Nel mondo esistono 250 milioni di minori sfruttati. Lavorano come schiavi delle famiglie ricche, sfruttati nell’industria del sesso, come soldati in prima linea, davanti alle fornaci, nell’industria tessile, come braccianti agricoli, ai margini delle strade a chiedere l’elemosina, nelle periferie degradate delle grandi città implicati in traffici illeciti oppure a raccogliere rifiuti, sepolti a decine di metri di profondità nelle miniere di carbone e di pietre preziose. Di questi, 17 milioni di bambini sono sottoposti alle peggiori forme di sfruttamento, lavorano per più di 12 ore al giorno, senza un contratto regolare, senza assicurazione e senza giorni di ferie, privati dei diritti basilari dell’infanzia, del diritto alla salute, all’educazione, al riposo, alla svago.

I minori sfruttati diventano adulti senza istruzione, non conoscono alternative alla povertà se non quella di mandare i propri figli al lavoro e chiudere il circolo vizioso Povertà-Analfabetismo-Sfruttamento-Povertà.

I dati sul lavoro minorile racchiudono i principali indicatori di sviluppo umano (alfabetizzazione, mortalità infantile, Pil pro/capite) e rappresentano, tra l’altro, la conseguenza di una politica economica che attraverso la liberalizzazione dei mercati e la delocalizzazione della produzione da parte delle multinazionali presso imprese locali, ha abbassato notevolmente il costo del lavoro in molte aree del sud del mondo. I figli rappresentano in questo modo una ricchezza indispensabile e costituiscono l’unico strumento che permette alle famiglie di raggiungere livelli minimi di sopravvivenza.

Il fenomeno interessa da vicino anche il Nord del mondo: Europa, America settentrionale, Russia, Giappone, Australia e Nuova Zelanda.

In queste aree del mondo, che comprendono i paesi industrializzati e quelli ad economia di transizione, vi sono 5 milioni di bambini lavoratori. In Italia, secondo un recente rapporto dell’Ires (l’istituto di ricerca della CGIL), esistono circa 400.000 minori che lavorano, concentrati soprattutto in tre grandi città. A Roma si ritrovano soprattutto immigrati dei paesi dell’est che lavano i vetri delle auto o chiedono l’elemosina, spesso senza una famiglia. A Napoli sono per lo più italiani, che lavorano come aiutanti e come garzoni e, spesso, sono reclutati dalla criminalità organizzata ed implicati in furti e commerci illeciti. A Milano il rischio prevalente è l’esclusione sociale dei minori. Ragazzi che crescono senza studiare né lavorare ai margini della periferia, senza nessun’altra alternativa, per il futuro, se non quella della povertà o della delinquenza. Da non sottovalutare il fenomeno nel ricco Nord-Est, ed in particolare in Trentino.

Oltre al contesto delle aree industriali, dove non è da escludere la possibilità di trovare minori, senza un contratto regolare, che incrementano i profitti dei datori di lavoro, è molto diffuso l’impiego stagionale nelle strutture turistiche. Non è difficile che un ragazzo, col desiderio di fare qualche esperienza lavorativa, di sperimentare la propria autonomia o spinto dalla necessità di aiutare la famiglia nella gestione dell’albergo o del ristorante, si ritrovi a lavorare a tempo pieno per tutta la stagione estiva o, spesso, durante l’anno scolastico, strappando tempo al riposo e allo studio.

La Global March. Quest’anno in Trentino è stata lanciata la prima edizione locale della Global March, campagna mondiale contro lo sfruttamento minorile. Coordinata in Italia ed Europa dall’Organizzazione non Governativa "Manitese", la campagna si propone di stimolare una riflessione sul tema a livello globale, ponendo l’accento, tuttavia, anche sulle problematiche locali. Nel corso dell’iniziativa sono state coinvolte scuole, istituzioni, mezzi di informazione ed organizzazioni di volontariato della Provincia di Trento con l’organizzazione, nel mese di maggio, di una rassegna cinematografica e di incontri pubblici nelle valli di Fiemme e Fassa ed una raccolta di fondi per il finanziamento di progetti a sostegno dell’infanzia nel Sud del Mondo.

La Global March andrà avanti, nel mese di giugno, nelle città di Trento e Rovereto con altrettante iniziative di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini e delle istituzioni coinvolte.

Simili mobilitazioni sono state portate avanti in tutta Italia, precedute, a Firenze, dalla prima conferenza mondiale dei bambini ex lavoratori contro lo sfruttamento minorile. Un convegno dei bambini per i bambini, tenutosi dal 10 al 12 maggio, dove è stato possibile sentire storie di bambini strappati allo sfruttamento e dove, per la prima volta, 150 delegati di un’età compresa tra i 10 e i 17 anni provenienti da ogni angolo del mondo, hanno lanciato un grido di denuncia contro la povertà e lo sfruttamento e chiesto ai governi di ricercare strumenti più efficienti per combattere tali problemi.

I delegati alla conferenza di Firenze, nella loro dichiarazione finale (“La nostra voce è il futuro”), hanno chiesto anzitutto, che venga loro assicurata la pace in quanto diritto umano basilare. I conflitti nelle singole nazioni in via di sviluppo e quelli che coinvolgono più attori su scala internazionale, ad esempio, sono solo la punta dell’iceberg di una tensione generata dalla corsa all’accaparramento delle risorse da un lato e dalla disperazione causata dalla povertà estrema dall’altro.

La Global March invita i cittadini del Nord del Mondo a sperimentare uno stile di vita consapevole, indirizzando i consumi nella direzione della sostenibilità, ovvero nel rispetto dell’ambiente, delle risorse naturali e dei diritti umani.

La Global March si propone, in aggiunta, di sensibilizzare le istituzioni nazionali e sovranazionali, quali il Governo italiano e l’Unione Europea, in modo da indirizzare una percentuale maggiore del prodotto interno lordo alla cooperazione allo sviluppo, con l’obiettivo di raggiungere la quota dello 0.7 %.

La campagna cerca, infine, di instaurare maggiori canali di dialogo con comuni, province e regioni, in modo da indirizzare tali soggetti istituzionali verso un utilizzo efficiente della legislazione sulla cooperazione decentrata, legislazione che permette una maggiore autonomia degli enti locali nell’utilizzo di fondi da destinare a progetti di sviluppo nelle aree più povere del Globo ed un maggior coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali e nell’informazione relativa a tali interventi.