Le pagelle ai nostri parlamentari

Attività, pregi, difetti, influenza politica, clientelismi dei nostri parlamentari.

Ci costò un lungo contenzioso finito in Cassazione, l’ edizione delle Pagelle ai parlamentaridel 2001: l’onorevole leghista Rolando Fontan, da noi descritto come uno che "non è un razzista, è peggio", ci aveva querelato chiedendo, oltre a congrua condanna penale, anche un sostanzioso risarcimento, attribuendoci la sua sconfitta alle urne e conseguenti mancati emolumenti. Incuranti del pericolo (anche se con Fontan è finita che ha dovuto pagare le nostre spese giudiziarie), procediamo con le pagelle anche in chiusura di questa legislatura.

Marco Boato (Verdi)

L’ex-sessantottino, alla sua ennesima legislatura, ha ricoperto ancora un ruolo importante. Capogruppo alla Camera del Gruppo Misto, è stato fra i parlamentari che contano; e in questa legislatura, a differenza della precedente dove aveva molto pasticciato in Bicamerale con inciuci sulla Giustizia, non ha fatto danni: la sua solerzia, professionalità, capacità di lavoro, sono state apprezzate, ed ha fornito solido appoggio romano per le questioni istituzionali trentine.

In provincia ha svolto invece un ruolo sostanzialmente parassitario, di appoggio incondizionato a Dellai, con la svendita plateale delle tematiche ambientaliste (tra cui il sì all’inceneritore da 300.000 tonnellate!), oppure, a Rovereto, al disastroso sindaco Maffei; sempre per lucrarne qualche vantaggio accessorio per il proprio microgruppo. Solo negli ultimi mesi ha iniziato a mettere i puntini sulle i, in merito alle più clamorose sbragature ambientali, come la Pirubi.

Luigi Olivieri (Ds)

Il massimo del dinamismo e dell’efficienza nel lobbysmo territoriale. Un ruolo poco politico, se si vuole, ma utilissimo nell’Italia della burocrazia paralizzante.

Altrettanto dinamico, ma negativo, sul versante della politica locale: sempre in movimento, alla ricerca incessante di visibilità, dal flirt con di Pietro alla miniscissione nei Ds (in base al fatto che non erano abbastanza dellaiani!) e alla rovinosa esperienza dell’Ape, ha rappresentato nella sinistra una scheggia impazzita, aumentandone – sul nulla politico – la già imbarazzante litigiosità interna.

Giovanni Kessler (da Ulivo a Ds)

Ha lavorato in una dimensione nazionale e internazionale. Da ex-magistrato ha seguito una questione centralissima (in questa legislatura) come la giustizia, in prima linea nella Commissione Telekom-Serbia, sulle leggi sulle rogatorie, sul mandato d’arresto europeo, sull’inappellabilità, fino a ricevere la medaglia della plateale accusa di Previti ("Kessler=killer"). E’ però anche riuscito, con voto bipartisan, a far approvare una legge sulla riforma dei pignoramenti e recupero crediti. Sul fronte internazionale è stato eletto vicepresidente dell’Assemblea parlamentare (su 300 membri in rappresentanza di 55 paesi) dell’Osce, organizzazione (da non confondersi con l’Ocse, che si occupa di economia) dedita alla ricerca delle soluzioni politiche ai conflitti, soprattutto europei: di qui una serie di missioni nei punti caldi dello scacchiere europeo, come pure l’incarico di osservatore delle elezioni americane nello stato chiave dell’Ohio. Inesistente invece l’attività di rappresentanza non strettamente politica del territorio.

A livello trentino doveva essere l’anti-Dellai; ma la cosa non è riuscita, ed ha seguito un profilo più basso, lavorando comunque da anello di congiunzione della sinistra non solo verso l’area di centro, ma anche verso la sinistra radicale, come i giovani no-global o di Lilliput.

Giuseppe Detomas (Margherita)

Si è occupato, con efficienza, soprattutto dei rapporti con il territorio, a iniziare dalle valli ladine. Sbiadito sul piano politico locale.

Mauro Betta (Margherita)

E’ stato l’artefice della creazione del Gruppo delle Autonomie al Senato: operazione che ha creato malumori nella Margherita nazionale, ma – per il centro-sinistra - ha dato continuità al rapporto con la Svp. La sua attività è stata soprattutto trentina, nel ruolo di segretario della Margherita, dove peraltro è stato sovrastato dalla presenza dell’ingombrante dominus Dellai.

Renzo Michelini (Margherita)

Membro delle Commissioni Finanze e Bilancio del Senato, vi ha rappresentato un’opposizione significativa e apprezzata (grazie alle competenze da dirigente del dipartimento bilancio della Pat). Altre iniziative invece sono solo di facciata, come la nomina di Rovereto città della pace.

In sede locale ha avuto un ruolo ambiguo, ad esempio nell’appoggiare il sindaco Maffei, ma dietro le quinte, e in definitiva perdente: ha infatti portato la Margherita e il centro-sinistra roveretano al patatrac.

 Renzo Gubert (Udc)

Coerentissimo integralista cattolico, era naturalmente all’opposizione quando governava il centro-sinistra con la sua impostazione timidamente laica; ma si è trovato a disagio anche rispetto alla cultura berlusconiana, fatta di soldi, sesso e successo; di qui molti interventi di dissenso, fino al distacco dal centro-destra sulla questione della guerra: momento coerente ma solo individuale.

Ha dimostrato grande attenzione ai temi dell’Autonomia, concordando con gli altri parlamentari trentini gli opportuni emendamenti difensivi (a cui si è ridotti, ma questo è un altro discorso).

Ivo Tarolli (Udc)

Di lui tanto si è già scritto, e noi non ci siamo certo tirati indietro (vedi Ivo Tarolli, feudatario cattolico). Sinteticamente: ha pensato di uscire dall’anonimato dei parlamentari peones ponendosi come terminale del Governatore della Banca d’Italia. Il che gli ha permesso, nella Commissione Bilancio del Senato, di assurgere a compiti di primaria importanza (relatore della Finanziaria). Ma ha esagerato, anzi sbracato, trasformandosi in servizievole vassallo di un personaggio calamitoso come Antonio Fazio, che non ha mai inteso mettere in discussione, e che ha anzi seguito nella rovinosa parabola.

Sul piano trentino, più che per l’attività politica, alquanto pasticciata (il Ccd-Udc-Cdu locale fin dal rincorrersi delle sigle è un intreccio di minuscole indecifrabili rivalità), si è distinto per il clientelismo principesco permessogli da una disinvolta interpretazione del ruolo nella stesura della Finanziaria: gli è andata male con i 5 milioni regalati alla Curia e rifiutati a furor di popolo, ma lo stile dell’uomo è quello (è di questi giorni la notizia di un’ultima regalia di 130.000).

Giorgio Tonini (Ds)

Pur eletto in Toscana, però residente e ora candidato a Trento, rientra nel nostro elenco. Dapprima come capogruppo Ds nella Commissione Sanità, si è occupato della legge sulla fecondazione assistita, di cui è stato relatore di minoranza; cioè di tutte le opposizioni, fungendo da cerniera tra il mondo laico e quello cattolico. Nella seconda parte della legislatura è stato capogruppo Ds nella Commissione Esteri: ruolo di prestigio, nel quale si è occupato delle più importanti tematiche internazionali, Irak, Europa, Onu, Wto. Come si vede, risultati lusinghieri per una matricola: e difatti la dirigenza nazionale diessina lo ha apprezzato inserendolo fra i 50 parlamentari da far eleggere a tutti i costi.