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Una luce nel buio

Grillo e le risposte della politica.

Beppe Grillo ha un gioco fin troppo facile. Di suo ci mette uno straordinario talento scenico. Non è mai stato un comico. Anche quando non si occupava della "casta" frugava sempre con piglio mordace dentro questioni molto serie. La sua ironia era più propriamente sarcasmo, e la sua irrisione era sempre amara. Così oggi c’è poco da ridere in quel che dice. Ed infatti non è ilarità che suscita, ma sdegno e rabbia.

Ma per trovare la materia delle sue sardoniche invettive non ha che l’imbarazzo della scelta. Ha di fronte i sintomi manifesti della degenerazione di un sistema di democrazia rappresentativa, precisamente di democrazia parlamentare. Un apparato pletorico di organi costituzionali: un governo affollato, un Parlamento con due Camere di cui una superflua, organi di potere decentrato inflazionati, con la conseguente proliferazione di un ceto politico esuberante e parassitario. L’organizzazione politica della cittadinanza in una miriade di partiti con esigua partecipazione popolare. La spartizione del suffragio elettorale in due parti eguali con la conseguenza che nessuna delle due è in grado di governare. Lo scadimento del costume che mescola il pubblico con il privato, e del linguaggio che attinge vertici di volgarità degni della suburra. In questo bailamme è facile pescare a piene mani innumerevoli spunti per severe denunce.

Le quali trovano vasta rispondenza in un popolo afflitto da molti problemi. Il prelievo fiscale percepito come gravoso, il costo della vita che cresce incontrollato mentre salari, stipendi e pensioni restano fermi. Ed il governo, cioè la politica, incapace di porvi rimedio. Da qui la fortuna dell’antipolitica. Ma l’antipolitica è politica. Depurare il sistema dalle sue degenerazioni è uno scopo commendevole. Il rischio è che con le degenerazioni del sistema sia travolto anche il sistema con prospettive inquietanti per la nostra democrazia. La pars destruens interpretata da Beppe Grillo può anche andare bene, ma guai a noi se ad essa non si accompagna una pars construens. Le proposte costruttive di Grillo sono opinabili e di modestissima portata. L’impresa per uscire dalla crisi è molto più complessa e laboriosa.

Bisogna riconoscere che ci si sta applicando con molta buona volontà e santa pazienza Romano Prodi. Ma non basta. Dovrebbe anche sfoderare un impulso di sacro furore e mettere sul tavolo un pacchetto di riforme dell’ordinamento (abolizione delle Province, senato delle Regioni, dimezzare i parlamentari, legge elettorale a doppio turno, abolizione dei contributi ai partiti minori...) da approvare in questa legislatura o da proporre al corpo elettorale in consultazioni anticipate. Sarebbe un trauma salutare, ma credo che sia illusorio sperarlo.

Non resta che il nascituro Partito Democratico. E’ questa l’unica novità positiva del nostro panorama politico. Due partiti che si sciolgono per convergere in una nuova formazione sono un evento insolito. E’ una risposta onerosa ad una domanda di semplificazione dell’assetto politico vigente. È il punto di arrivo di una travagliata gestazione di due filoni storici della nostra politica, il social-comunista ed il cattolico democratico. È una novità significativa per l’Italia, famosa nel mondo per essere stata la patria del più grande partito fascista, del più grande partito comunista e del più grande partito cattolico dell’Occidente. Ora la cittadinanza ha l’occasione per organizzarsi secondo un modello aggiornato. L’ambizione del nuova partito è di essere aperto alla società civile, e sciogliere o comunque ridimensionare la nomenclatura, di dare spazio alle donne. E’ giusto che la riforma della politica cominci dalla riforma dei partiti. Questo tentativo potrebbe avere anche l’effetto collaterale di provocare l’unificazione della sinistra esterna al Partito Democratico.

Naturalmente vedo le ombre dell’iniziativa. A cominciare dalla scandalosa e deprimente rinuncia a costituire il PD nel Trentino. Con il seguito di buona parte degli apparati dei vecchi partiti riciclati nel nuovo. Che però non valgono ad oscurare le luci del progetto. Trentacinquemila candidati a comporre la sua costituente sono indizio di un interesse diffuso. La mescolanza delle diverse origini a sostegno dei diversi candidati fa presagire un impasto vitale e nuovo.

Occorre l’ottimismo della volontà per vedere un percorso democratico capace di ridare vitalità alla nostra democrazia.