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Stato e Chiesa nell’Italia di oggi

L'acceso dibattito attorno a un libro di Pierangelo Giovanetti.

Il più grande merito dell’ultimo libro di Pierangelo Giovanetti ("Europa, religione, laicità: dieci interviste") è sicuramente quello di aver avuto il coraggio e l’intelligenza di aprirsi all’orizzonte europeo dimenticando per un attimo le beghe da cortile di casa nostra. Giovanetti ha intervistato solamente intellettuali europei di diverse nazionalità e orientamento religioso (da Bauman a Taylor, da Clement a Geremek) proprio per superare il clima asfittico che si respira in Italia e per dare l’idea di una trasformazione in atto del concetto di laicità e del rapporto tra Stato e religione.

Il libro, ricco di spunti interessanti, cerca di corroborare la tesi di fondo secondo cui la sfera religiosa può collaborare con quella pubblica in modo virtuoso superando la netta divisione, a volte contrapposizione, tra i due ambiti che ha segnato la nascita dello Stato moderno in Europa.

Michele Nicoletti

E’ chiaro che in questi ultimi anni ad una laicità di stampo volterriano (lo Stato deve imporre a qualsiasi fede di non violare la sfera pubblica, pur garantendone la libertà di espressione) si sta accompagnando l’idea, espressa da filosofi come Habermas o John Rawls e da giuristi come Bockenforde, che la religione non è di per sé un avversario degli ordinamenti civili, ma che anzi è possibile che l’autorità religiosa fornisca allo Stato liberal-democratico alcuni valori di cui esso è incapace di dotarsi.

Una tesi, quella della "nuova" laicità, cara comunque alle gerarchie cattoliche italiane tanto che la premessa al volume è del Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, noto per avere approfondito questi argomenti e per occupare periodicamente intere pagine di quotidiani nazionali con interviste complesse e ad ampio raggio.

Papa Benedetto XVI.

Alla presentazione del libro del direttore dell’Adige, avvenuta il 30 novembre scorso, i due interlocutori presenti, il professore di filosofia politica dell’Università di Trento Michele Nicoletti e il direttore dell’Istituto italo-germanico Gian Enrico Rusconi, hanno convenuto su di una posizione troppo univoca che traspare dalle pagine del volume, per cui è dato per scontato che il potere pubblico possa andare agevolmente a braccetto con quello religioso e viceversa. In punta di fioretto Nicoletti ha contestato il fatto che la prospettiva civile e religiosa sia facilmente conciliabile e che sia stato il cristianesimo (a partire dalla massima "date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio") a dare al mondo occidentale il concetto di laicità. Se è vero che solamente in ambito europeo si è riusciti a distinguere nettamente i due piani (cosa che non è avvenuta nel mondo islamico), bisogna ammettere che la neutralizzazione della pretesa della Chiesa di far valere anche per lo Stato alcuni suoi principi e alcuni suoi provvedimenti (come nel caso della scomunica) è avvenuta ad opera delle forze laiche e quasi sempre in frontale contrapposizione con le Chiese, specie quella cattolica.

Nicoletti ha poi proseguito sottolineando il pericolo per la religione stessa di un’accentuazione del proprio ruolo pubblico a discapito della sua dimensione più propria, cioè quella salvifica e spirituale.

L’intervento di Nicoletti si è concluso con una quanto mai istruttiva citazione di un discorso di De Gasperi del 1949 nel quale lo statista trentino si dimostra lucidissimo sul tema: "Nella Costituzione di uno Stato moderno non è necessario proclamare le proprie credenze, quanto è indispensabile di accordarsi su norme di convivenza civile che colla libertà di tutti, difendono anche la libertà della fede". Lasciamo al lettore il giudizio se i politici italiani, dopo quasi sessant’anni, hanno recepito la lezione.

E proprio dalla particolare situazione italiana è partita la pungente, dolente e decisa riflessione di Rusconi che non ha lasciato alcuno spazio a elaborate digressioni storiche e filosofiche per concentrarsi sulla realtà presente.

Gianenrico Rusconi

Dopo un omaggio abbastanza di cortesia al volume di Giovanetti ("E’ un libro nobile, ricco, informativo che risponde al desiderio di alzare il tono del dibattito, offrendo riflessioni di intellettuali di alto livello"), Rusconi è andato al cuore del problema, confutando la tesi centrale dell’opera di Giovanetti, quella secondo cui l’ambito civile e quello religioso possano, quasi debbano armoniosamente incontrarsi in una nuova idea di politica. L’editorialista de La Stampa dichiara tutta la sua sfiducia nella possibilità di questo dialogo, almeno nel nostro Paese. La situazione italiana, diversissima da quella europea (a sua volta molto differenziata tra i vari Paesi), è sintomatica e paradossale: non c’è nessun posto al mondo –ha sostenuto il professore - in cui la gerarchia ecclesiastica ha più libertà, accesso ai mass media, visibilità, incidenza, eppure si grida al dominante laicismo che tenta di escludere la Chiesa dallo spazio pubblico. E Rusconi ha continuato: "Sembra che se la Chiesa non riesce a convincere della bontà dei suoi insegnamenti, allora denuncia di non poter accedere al discorso pubblico".

Esiste poi la "parola killer", il relativismo: un’arma contundente che tronca ogni possibilità di dialogo. Con i relativisti non si può parlare. Stop.

Ma questo successo della religione è davvero un ritorno del senso religioso o nasconde qualcos’altro? Gli uomini di Chiesa – ha proseguito il professore – non riescono o non vogliono più parlare di salvezza o di redenzione, ma la battaglia principale si svolge intorno ai temi etici ed in particolare a un concetto estraneo alle scritture cristiane ma ormai fondamentale: quello di legge naturale. E’ sulla natura che ci si scontra, non su Dio. Rusconi ha proposto"un’ipotesi radicale: separare il concetto di Dio da quello di natura".

Su questo punto instaurare un vero dialogo è quasi impossibile. Se il laico non utilizza la parola "verità" non è perché sia relativista o abbia un vuoto di valori, ma perché è conscio che nella società contemporanea esiste una complessità, una pluralità di valori spesso in contrasto tra loro. Spetta allo Stato laico costruire uno spazio istituzionale nel quale le diverse sensibilità possono scambiarsi una reciprocità di argomenti per arrivare a decisioni capaci di far coesistere questa varietà di approcci, senza che qualcuno imponga sugli altri la sua visione. E’ questa la grande sfida dello Stato laico, un modello però che ha garantito alla Chiesa e alla religione una grandissima libertà.

L’insegnamento di Antonio Rosmini "alla Chiesa non servono benefici, serve la libertà" - aggiungiamo noi - non si discosta molto da questo.