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I comuni alpini e l’autonomia energetica

Vento, scarti della lavorazione del legno, case ecologiche... Alcuni begli esempi offertici dai nostri vicini.

Questotrentino propone ai lettori alcuni esempi di buone pratiche, alcuni esempi di come si possano governare situazioni di crisi nell’arco alpino. Gli esempi vengono ripresi dal recente "Terzo rapporto sullo Stato delle Alpi" di CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) ed hanno lo scopo di sollecitare riflessioni concrete e positive, azioni, stimoli all’interno del nostro territorio.

Ci stiamo inserendo in due difficili campagne elettorali: e se, forse,esiste una progettualità, e anche pratiche avviate per far evolvere nel 2000 il Trentino inteso come asta dell’Adige, non abbiamo invece fino ad oggi ascoltato progettualità e proposte per il futuro del Trentino inteso come montagna. Ed è questo appunto l’oggetto di questi articoli: la montagna, le Alpi, non come territorio marginale, bensì come regione laboratorio per la ridefinizione di modelli per la tutela del clima e la gestione del territorio. Temi rispetto ai quali già oggi le Alpi sono ricche di innovazione e di sperimentazione. Ci accorgeremo di quanto poco conosciamo della nostra terra, dei nostri vicini. Gli esempi nel loro insieme rappresentano un inno alle Alpi e a chi le abita. Impariamo a rileggere casa nostra, con speranza.

Ringraziamo CIPRA per l’opportunità che ci offre. Vi sollecitiamo a comprare il volume per la completezza che presenta sui vari temi, per la forza della scrittura, per l’insieme dei dati che propone. E’ edito da CDA Vivalda e porta il titolo significativo "Noi Alpi! Uomini e donne costruiscono il futuro".

Il convegno internazionale di CIPRA sui temi energetici che si è tenuto lo scorso autunno a Saint Vincent (Aosta) ha dimostrato che la popolazione delle Alpi è una divoratrice di energia, nonostante l’estensione delle sue foreste, nonostante la diffusione della produzione di energia idroelettrica. Un cittadino delle Alpi consuma una media di 3,8 tonnellate annue equivalenti di petrolio (in Italia il consumo è di 3,5). E’ questo un dato che porta a calcolare come la popolazione delle Alpi emetta in atmosfera complessivamente 117 milioni di tonnellate annue di CO2: le fonti rinnovabili ci permettono di evitare le emissioni di quasi 19 milioni di tonnellate, altri 60 milioni di tonnellate di CO2 vengono trattenute dalle foreste alpine che coprono il 43% della superficie montana. Ci rimane da colmare un deficit ancora spaventoso: 47,5 milioni di tonnellate di emissioni. E’ necessario e possibile da subito investire nella politica del risparmio, dell’efficienza, della sobrietà.

Lo dimostra un piccolo comune della Baviera, Wildpoldsried, nella regione dell’Algovia. Grazie alla caparbietà del suo sindaco Arno Zengerle, un sindaco che noi definiremmo politicamente "conservatore", il municipio sta investendo tutte le proprie risorse per dimostrare che l’autosufficienza energetica è possibile, che non è vero che siamo destinati a rimanere subalterni alle fonti energetiche fossili, che la lotta all’effetto serra, se diffusa, è praticabile con successo.

Wildpoldsried conta solo 2500 abitanti ed oggi produce il doppio del suo fabbisogno energetico grazie all’uso delle sue materie prime, della comprensione e intelligente sfruttamento delle peculiarità del territorio.

La prima e percepibile risorsa presente è il vento, che soffia continuo e forte: sul territorio sono oggi distribuiti dieci enormi mulini energetici seguiti con passione da un semplice contadino, Wendelin Einsiedler, che li controlla e li dirige da un’unica centrale.

Viene poi il bosco, e grazie alla produzione di legno della foresta e ai residui della lavorazione della campagna, l’impianto di teleriscaldamento a biomasse soddisfa i bisogni di 19 edifici pubblici e della chiesa. Ma c’è di più: grazie a questo impianto il comune risparmia sul consumo di 150.000 litri di gasolio ed evita di disperdere nell’aria 470 tonnellate di anidride carbonica. Sono ben tre le centrali idroelettriche. E poi il sole, che qui splende per 1755 ore all’anno e viene captato da centinaia di pannelli, disposti sui tetti, sui terrazzi, sugli incolti.

Non sono state motivazioni ecologiche a spingere questo amministratore e la sua giunta ad affrontare con tanta caparbietà l’argomento (nel consiglio comunale non siede nessun consigliere dei Verdi), ma il fatto che questa scelta conviene economicamente. Solo grazie alla produzione energetica degli impianti fotovoltaici posti sugli edifici pubblici il comune introita 50.000 euro l’anno.

Anche grazie ai successi di questo municipio è partita una sorta di competizione fra i comuni tedeschi, avere l’ambizione di essere sul tema i primi della classe nella produzione di chilowattora, essere protagonisti di campagne di risparmio attive.

Ma non solo: questi amministratori si chiedono quale futuro lasceranno ai loro figli ed il progetto è nato da un forte investimento nella democrazia di base, nel coinvolgimento diretto dei cittadini, nel costruire comprensione e condivisione delle scelte. L’attenzione ora non è ferma solo su questi impianti: si sta investendo nelle case ad alta efficienza energetica e se fino ad oggi si è arrivati ad edifici che consumano 20-25 litri di gasolio a metro quadrato, l’obiettivo è di arrivare a soli tre litri.

Si investe poi nel risparmio dell’illuminazione pubblica, nel recupero delle acque calde delle industrie, imparando, come dice umilmente il sindaco, anche dagli altri.

Come si sarà notato, l’azione per il risparmio energetico e la differenziazione nella produzione di energia e calore è diventata nel comune un vero e proprio sport di massa, una gara da vincere a tutti i costi, non solo perché ciò consentirà un futuro serio e sobrio alle nuove generazioni, ma anche perché permette di mantenere nella vallata un alto valore aggiunto della produzione locale, perché si è portata innovazione produttiva, perché l’artigianato locale ha trovato nuovi sbocchi e nuove potenzialità.

Se guardiamo nel nostro Trentino, esempi tanto complessi di azione politica e sociale non li troviamo. Ci sono comuni che finalmente hanno investito nel teleriscaldamento a biomasse (Cavalese è in questo il comune pilota), ed altri guardano all’idroelettrico, o ancora allo sfruttamento delle deiezioni degli animali nelle stalle.

Ma è assente un progetto, manca, fra gli amministratori, la convinzione dell’utilità e urgenza di affrontare queste scelte. Le politiche sulle case-clima e sull’uso del sole sono ancora deboli, poco incentivate anche dalla politica provinciale. E’ anche vero che un territorio come quello trentino non è possibile da utilizzare con il recupero energetico dalle enormi pale eoliche, poiché i danni paesaggistici e la morfologia del territorio su questo tema ci impongo attenzioni che altrove sono meno importanti. Ma la carenza più sensibile, quasi una emergenza presente nel nostro territorio riguarda la democrazia. Queste scelte hanno bisogno di condivisione, hanno bisogno di essere conosciute dai cittadini fin nei particolari, mentre la politica dei nostri sindaci, basata com’è sull’imposizione, su Agende 21 farsa, non può produrre risultati soddisfacenti e specialmente non produce e non diffonde cultura. Lo andiamo ripetendo da anni: nella nostra provincia dobbiamo abbattere i comuni-fortezze, i sindaci-podestà, dobbiamo ritornare ad investire, ad avere fiducia nei cittadini.