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Compagni che insabbiano

La pubblicazione sull’ultimo numero di QT del testo autografo dell’”accordo indecente” con cui il sindaco di centrosinistra di Arco Renato Veronesi sottobanco assicurava a influenti esponenti della destra poltrone pubbliche in cambio di un appoggio elettorale, ha suscitato, come logico, un vespaio. Ripreso da L’Adige (male e tardi invece dal Trentino, che oltre a dimenticarsi di citare la fonte - QT - ha superficialmente sottovalutato l’accaduto) ha avviato una querelle tra le forze politiche arcensi ancora viva a distanza di un mese.

Bene, si dirà, vuol dire che c’è ancora una reattività morale, in politica non si può fare quel che si vuole, comperarsi i voti mettendo all’asta i posti pubblici, amministrare attraverso lobby trasversali, formalmente nemiche, in realtà alleate nello spartirsi le cariche più lucrose. No, non si può.

Non si può? Al Pd, oggi il partito di Veronesi (mentre era la Margherita ai tempi del fatto) non sono tutti d’accordo. “Bisogna vedere”. Ma vedere cosa? “Beh, Veronesi ha vinto le elezioni!” Appunto, comperandosi i voti. “Altrimenti vincevano gli altri” Ah si? E chi se ne frega? Più “altri” dei caporioni cui ha venduto le poltrone? “Aspettiamo quello che ha da dire lui”.

E così è arrivata la memoria difensiva di Veronesi. Sette pagine, ventimila caratteri. Sintetizzabili in un concetto: la politica si fa così.

E per il Pd? È così che si fa politica?

Alcuni non hanno dubbi: “Ci sono solo due soluzioni possibili: o si dimette dal partito o lo si espelle” ci dice un autorevole esponente. Ma i più traccheggiano “all’epoca il Pd neanche esisteva...” quasi che la questione morale riguardi l’anno della tessera.

È lo sbandamento, anche morale. Il partito, a un mese dalla nostra denuncia, ha deciso di non decidere, di prendere tempo, di insabbiare.

Non intende essere un punto di riferimento, magari - parolaccia! - ideale. Gli basta essere, vuole essere, un giro di associati in cerca di lucrosi collocamenti.

Come in fin dei conti ha fatto Veronesi, con l’unico difetto di aver allargato troppo il giro. Ma è un peccato veniale.