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Valdastico: perché sì

Luigi Serravalli

Il 16 marzo 1996 iniziavo la mia collaborazione a Questotrentino con un articolo: "Pirubi perché sì?" Allora il contrasto era quasi plebiscitario. Oggi mi sembra che autorevoli responsabili continuino ad essere per il no e altri per il sì. In generale gli ambientalisti si oppongono. Molti anni fa ho ascoltato una conferenza di Laviosa Zambotti che parlava degli effetti della montagna sulla cultura degli abitanti.

Esiste dunque una filosofia per cui, quanto più la montagna la si rende percorribile, aperta perfino alla pianura, tanto maggiore è il vantaggio non solo per il traffico, ma per i rapporti fra gruppi etnici diversi. In generale il sistema delle autostrade, in Italia, sta scoppiando. Sulla Brennero-Verona sono stati vietati i sorpassi dei Tir. Provvedimento utile ma che rallenta la marcia dei mastodonti con riflessi economici sui quali mi piacerebbe avere informazioni. Comunque sono sempre convinto che la Valdastico, che velocizza le comunicazioni fra la A22 e Rovigo, Venezia ma anche Ferrara e Rimini, sia dunque da prendere nella massima considerazione. Una via parallela che allargherebbe il viavai sull’A22, nel senso nord-sud.

Bisogna tener conto del fatto generale che, nei paesi ricchi, l’aumento delle autostrade è contemporaneo all’aumento del volume del traffico, con economie in denaro ed in incidenti (morti e feriti) chiaramente intuibili. Nei paesi con meno disponibilità si procede con più lentezza, aumentano i disagi, le perdite economiche e il numero delle vittime.

In Europa siamo ancora ben lontani dalle autostrade a dodici e più corsie degli Stati Uniti o al "periférique" di Parigi.

Nel lungo ponte festivo di aprile si è verificato un serpentone dalla Val di Chiana (sud di Firenze) al casello di Milano. Come l’estate scorsa, durante i lavori alle gallerie di Trento, gli ingorghi erano giornalieri.

Autostrada vuol dire anche soluzioni alternative durante gli interventi tecnici. La strada della Valdastico, (parallela, nella pianura Padana, alla Verona-Bologna) potrebbe alleviare anche l’Autosole da Modena a Bologna e poi, per un altro tratto, la Bologna-Ancona, per quanto riguarda il turismo estivo dal centro Europa.

In questo senso la famosa Pi.Ru.Bi. non ha solo interesse nella nostra Regione ma per una zona assai più vasta. Così la Brennero-Verona, che avrebbe bisogno di una terza corsia o di essere raddoppiata, avrebbe facilitato il suo compito se parte del traffico si volgesse subito a oriente (sud-est).

Quanto al rapporto gomma-rotaia, è difficile stabilire, a priori, che i Tir dovrebbero salire sui treni navetta. Il carico e lo scarico richiedono il tempo necessario. Penso che sulle lunghe distanze la rotaia, alle volte, possa dare dei vantaggi, ma sulla linea del Brennero gli autotreni, generalmente, preferiscono la strada al treno e la variante della Valdastico porterebbe certo un grosso sollievo all’A22. Va anche considerato che un lavoro di questo genere, per un certo periodo, richiederebbe un numero notevole di operai, favorendo la lotta contro la disoccupazione. Treni merci, navetta e così via lasciano di frequente il passo agli Eurostar, Eurocity, Intercity; inoltre, per natura, sono assai lenti rispetto alle medie internazionali. Tutto questo porta ritardi, perdite economiche, disaffezione. Si preferisce la gomma.

Concludendo, il Trentino conosce un periodo di straordinario sviluppo commerciale ed industriale da collegarsi a quello del nord-est e a questo sviluppo dovrà necessariamente corrispondere l’ammodernamento delle vie di comunicazione.

Per quanto riguarda gli ambientalisti, purtroppo, larga parte del nostro paese è occupata da montagne. Abbiamo una densità di quasi 200 abitanti per chilometro quadrato. Il tratto trentino sarà in gran parte in galleria, si dovrà pazientare durante i lavori. Il piccolo percorso dalla Serenissima a Vicenza è abbellito e defilato da cortine di piante e, per il resto, fra non molto, i veneti si faranno comunque quanto resta fra Vicenza e Rovigo. Poi - penso - si proseguirà a sud.

A New York, il ponte di Brooklin o il Verrazzano, le torri gemelle (Twins), i grattacieli Crysler e Rockfeller, l’Empire State Building, i colossi di cristallo della Madison, per conto loro, costituiscono un paesaggio che gli uomini del post-moderno finiscono per amare quasi quanto quelli dell’Ottocento amavano prati e campi. Noi dobbiamo adattarci o prendere la via dell’esilio verso le pampas argentine, le foreste del Mato Grosso e dell’Amazzonia, le pianure sconfinate del Mid West negli States (ammesso che ci vogliano), l’Australia ancora poco abitata o, ora che c’è la libertà, verso la taigà siberiana.

Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Ogni cittadino che si compra la macchina collabora a danni ecologici.