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Contadini: tristezza e rabbia

Gli interventi dei soci della LaVis sul nostro blog. Intanto Dellai va avanti, e con una legge “ad cantinam” blinda Zanoni.....

È arrivato Dellai in persona all’ultima assemblea della Cantina LaVis. A sostenere il commissario, rassicurare i soci, deprecare chi rema contro, mettere all’indice “un giornale che neanche voglio nominare”. In effetti la vicenda della Cantina sconcerta su più livelli: i soci, che tanti soldi hanno finora perso e tanti temono di perderne ancora; e i cittadini, che vedono il presidente della Provincia spendersi per coprire una situazione di mala gestione, investendovi l’autorità propria e i denari di tutti.

Di questo sconcerto sono ottimo specchio le due lettere che riportiamo sotto. Ma lo è anche, e forse più nella sua ruvida immediatezza, la discussione che si è aperta sul nostro sito (a commento di uno dei nostri servizi Il Commissario dal naso lungo). Intervengono soprattutto i contadini soci della Cantina.

Chi a “complimentarsi per il lavoro d’inchiesta” o a ribadire le accuse ai vertici attuali e trascorsi: “Quante bugie, ma dietro le bugie del Commissario, i soci della Cantina pagano il conto amaramente”.

Chi a chiedere una diversa comprensione della situazione dell’azienda: “Fa male, molto male, per chi ci lavora dentro, per chi è socio e crede ancora in questa cooperativa, per chi ci è stato da sempre, che non ha intenzione di lasciarla, di abbandonarla al suo destino atroce, sentir puntualmente un giornale, ogni mese, un articolo, un attacco frontale, un disturbo continuo al tentativo di ricostruzione”.

Chi accettando la realtà in maniera disincantata: “Zanoni è il collegamento con la Provincia, quindi che ci piaccia o no ce lo dobbiamo ciucciare”, oppure sbeffeggiando: “Viene da sorridere quando sui giornali Zanoni dice che i soci sono contenti della sua gestione, hanno solo una fifa blu di perdere tutto e quindi fanno buon viso a cattiva sorte. Sperando nel frattempo che accettando questa gestione Zanoni la provincia in cambio allarghi i cordoni della borsa come ricompensa”.

Altri infine paiono rassegnati, pur non rinunciando all’orgoglio: “Concordo che sia poco onorevole calpestare la propria dignità per accettare il subdolo compromesso che ci è stato offerto, cioè accettare la gestione Zanoni in cambio dell’aiuto (forse) del suo mentore Dellai. Purtroppo però, al di là degli idealismi, io devo anche pensare a dare un futuro alle mie figlie. Di troppo orgoglio si può anche morire (in questo caso di fame!). Spero almeno che questo signor Zanoni la smetta di dire che i soci sono dalla sua parte e lo apprezzano, dimostrando la cosa con il fatto di essere rimasti in cantina. Questo signore abbia almeno il buonsenso di stare zitto e non dire più che soci e dipendenti sono contenti della sua gestione, lui per primo sa benissimo che non è così!”

Le mosse del Palazzo

In contemporanea l’ufficialità vive su un altro pianeta. La stampa prende per buone le versioni ufficiali, pubblica senza battere ciglio le veline di Zanoni, propaganda di fatto la versione della “LaVis avviata al risanamento”. È la ben nota sudditanza dei quotidiani locali al mondo dell’economia.

Dellai ne approfitta per blindare Zanoni. Non avrai altro commissario all’infuori di lui, nessuno deve aprire i cassetti della LaVis. E così in Consiglio Regionale, all’interno della finanziaria di fine anno, una manina infila un provvedimento del tutto estraneo al bilancio regionale, con cui “nell’articolo 34, comma 1, lettera c della legge regionale 9 luglio 2008 (Disciplina della vigilanza sugli enti cooperativi) le parole ‘non superiore a sei mesi’ sono sostituite dalle parole ‘non superiore a un anno’.”

Puro burocratese, che i consiglieri approvano senza fiatare; ma cosa vuol dire? Che il commissario di una cooperativa, dopo un anno e mezzo di commissariamento, non esaurisce il suo mandato, ma può prolungarlo di altri sei mesi. E chi si trova in questa situazione? Guarda guarda, è Marco Zanoni, in scadenza a marzo. E di chi era la manina che ha inserito queste cinque righe in finanziaria? Non è una manina, ma una manona, quella dello stesso Lorenzo Dellai, come apprendiamo dal verbale della 15ª seduta della Commissione legislativa.

Ma cosa cambia, se Zanoni rimane altri sei mesi? “Porta a compimento il risanamento della cooperativa” è la risposta ufficiale. In realtà si stanno completando i giochi per farlo diventare, tra sei mesi, amministratore delegato della società. Appunto, Zanoni e solo Zanoni a capo della LaVis. E a guardia dei cassetti.

L’interrogazione ignorata

I conti che non tornano e le anomalie collegate, a iniziare dai controlli inesistenti, erano approdati anche in Consiglio Provinciale, attraverso un’interrogazione del Partito Democratico (prima firmataria Sara Ferrari). È arrivata ora in aula la risposta, presentata dall’assessore Franco Panizza, teoricamente competente in quanto assessore alla cooperazione, ma che in realtà con la vicenda non c’entra (Panizza è del Patt, cui fa riferimento politico la Cantina di Mezzacorona, non LaVis che è roba di Dellai) e che comunque la Giunta ha incaricato di gestire l’interrogazione.

E Panizza, come politicante, se la cava benissimo. Riconosce che la dirigenza della cantina ha commesso “errori strategici e di gestione”, ma non reati (come fa ad esserne sicuro?) e ciò gli basta per assolvere i suoi uffici che non si sono accorti di nulla. Ne dovrebbe almeno conseguire che i dirigenti della LaVis, immacolati ma babbei, dovrebbero essere rimossi, ma su questo non fiata; insinua invece che chi avanza dubbi, “esercita pressioni” (nella fattispecie il PD), ostacola la soluzione dei problemi e fa del male a cantina e contadini. Con tale tocco di demagogia Panizza esaurisce il suo compito. Senza spendere una parola sull’incredibile contratto capestro firmato dalla LaVis con l’Isa (la finanziaria del vescovo), ribadito dal commissario e risoltosi in un trasferimento forzoso di denari dalle tasche dei contadini in quelle vescovili; e nemmeno sull’altro ancor più vistoso e clamoroso trasferimento di beni e denaro a società estere per milioni e milioni e che ancora continua e su cui Zanoni non ha fornito spiegazioni, l’assessore all’Agricoltura Mellarini ha commentato: “Aspettiamo le carte dalla cooperativa” e infine Panizza bello bello ignora, nonostante fosse ben evidenziato nell’interrogazione del Partito Democratico alla quale avrebbe dovuto rispondere.

“Chissà quando la magistratura interverrà...” si chiede un contadino intervenuto sul nostro blog. “Continuate a tenere accesi i riflettori sulla vicenda” si raccomanda un altro. Lo riteniamo un dovere. Anche perché se gente depredata ritiene che convenga stare tranquilli perché i profittatori sono amici del Presidente, e a starsene buoni forse verranno in parte risarciti con soldi pubblici, vuol dire che non siamo un paese civile. Un Trentino cosiffatto, dove si protegge e premia l’inefficienza e la dissipazione, sarebbe una terra corrotta, con un ben triste futuro.

Egregio direttore...

Egregio ing. Paris, ho letto il suo articolo relativo alla cantina lavisana sull’ultimo numero di QT. Lo stile è sempre efficace, i contenuti anche. Sempre in controtendenza rispetto e a dispetto di un contesto nel quale è la presunta capacità dei furbi e dei cialtroni a produrre esempio, con nocumento per il clima sociale e l’impegno col quale gli onesti si applicano. A lei va il merito di avere, senza mezzi termini, al di fuori di quella prassi espressiva, tipicamente curiale, che pervade qualsiasi intervento in pubblico, in Trentino in particolare, posto finalmente l’accento, senza speculazioni di carattere politico (mi riferisco a quelle della Lega), sulle nefandezze gestionali operate presso la cantina di LaVis. Ci sono le disinvolte presenti modalità di gestione del devotissimo alla PAT commissario Zanoni e le complicità da canonica della Federazione, ma anche le macroscopiche, pesantissime responsabilità, come lei evidenzia, del management preesistente, tutt’ora presente ai vertici dell’azienda.

Il punto fulcrale è quello che lei rileva: dove sono finiti i soldi devoluti da anni alla società americana? Credo lo sappiano in molti addentro alle problematiche LaVis, ma perché la magistratura non interviene? Ciò gioverebbe alla credibilità e al rilancio del sistema cooperativo trentino, in una fase di grandissima impasse, specialmente dopo l’avvento al trono di via Segantini dell’eminenza grigia della finanza clericale trentina con la sua connessione col vertice politico.

A Dellai vanno riconosciute delle indubbie qualità politiche, ma nessuna sul piano della strategia economica e tantomeno commerciale delle aziende partecipate o vicine alla PAT. Da questo sorge il disastro di LaVis: dal voler sottomettere a fini connessi all’interesse della strategia politica di piccolo cabotaggio (prevalere sul management Mezzacorona) l’attività economica e di sviluppo di LaVis. La vanagloria e l’ignoranza di una presidenza facilmente asservibile ai propri voleri ne è stata la causa remota.

Nella vicenda LaVis vi è sempre stata la volontà di nascondere evidenti responsabilità, dovute in larga parte anche a incolpevoli incapacità professionali (sia sul piano gestionale che di controllo), che avrebbero potuto creare uno scandalo i cui effetti avrebbero travalicato i confini provinciali, abbattendosi non solo sul comparto vinicolo cooperativo. Ma le soluzioni adottate, meschine nella visione d’insieme, intempestive, improvvide negli effetti commerciali, ma attente a salvaguardare responsabilità della politica, della supervisione amministrativa e contabile, della gestione operativa dell’azienda, per ragioni non solo di natura “umana” (tengono famiglia), hanno condotto all’attuale paradosso, per il quale la condotta manageriale di un’azienda cooperativa non sia d’esempio per nessuno dei suoi, prevalentemente, già inidonei gestori, con le inevitabili conseguenze.

Non posseggo documenti, ma conosco la situazione commerciale ed economica della cantina precedente all’acquisizione di Casa Girelli e controllate, florida ed invidiabile. Fu proprio la necessità di affermare il proprio brand sul mercato USA nel 2005, a dare avvio alla disgraziata vicenda. Fu un succedersi di intromissioni indebite e di false opportunità, come la storia ha evidenziato, a creare le condizioni per l’attuale disastro. È questo che rattrista e indigna.

Speriamo che qualche sostituto procuratore di buona volontà legga il suo articolo. Il Trentino degli onesti credo ritroverebbe nuovi stimoli.

Mirco Cattani

Vendere a Pantalone

Nel suo bilancio il commissario Marco Zanoni iscrive nella colonna degli attivi alcune incerte partite da immobiliarista. In particolare la vendita all’ente pubblico di terreni ora occupati da capannoni, quello della 5 comuni a Lavis, e Casa Girelli a Trento sud. Sono infatti iniziate le pressioni politiche, nel nobile intento di salvare la Cantina, presentando il conto a Pantalone. Ma Zanoni ha venduto troppo presto la pelle dell’orso. A Lavis doveva comperare l’Itea per realizzare al posto del magazzino una serie di case popolari: ma è un’area sommamente inadatta, lontana dal paese, senza servizi, isolata (vedi ultimo numero di QT): sarebbe un ghetto. L’Itea è tutt’altro che entusiasta, il Pd locale e provinciale risolutamente contrario: difficile che si concretizzi.

Più ragionevole invece l’edificazione nell’area di Casa Girelli. Gli uomini di Dellai si sono mossi, proponendo il seguente schema: il Comune di Trento trasforma l’area da industriale a residenziale o servizi, LaVis la cede (rimettendoci rispetto a quanto speso per averla, ma incassando comunque dei liquidi) al Consorzio Lavoro Ambiente, che vi costruisce uno studentato da girare all’Opera Universitaria. Giro complesso, non semplice da mettere a punto in breve tempo. Anche perché in Commissione Urbanistica c’è già chi si chiede: perché mai noi, Ente pubblico, dovremmo cambiare destinazione a un terreno privato, farne lievitare il valore, e poi acquistarlo a valore maggiorato?

Cronaca di una ritirata

16 febbraio 2012, Lavis, deposito vini della cantina La Vis. Dellai ha arringato i contadini dell’esercito La Vis per incoraggiarli nella perigliosa ritirata dal fallimentare progetto di conquista del primo posto nella produzione di vino del Trentino, dopo l’auto-dimissione del suo “generale” Giacomoni,.

Dellai ha utilizzato alcuni elementi retorici: la fede nell’esercito La Vis, la speranza di sopravvivere durante la ritirata, l’esemplarità dei soldati fedeli davanti al tradimento di quelli che si sono arresi all’esercito nemico di Mezzacorona, il pericolo rappresentato da una rivista mordace, il tacitare i soldati che pensano di salvare l’esercito liberandosi dalla torbida zavorra dei generali che hanno tradito, distratti nel costruire taverne di lusso, esaltati nel fregiarsi di nuovi titoli “industriale”- “immobiliarista”, da aggiungere al più modesto di “cantiniere”, ed infine il valore del grande ufficiale-commissario che guiderà, nel suo nome, la ritirata dell’esercito La Vis fino alla salvezza.

L’assemblea dei contadini non si è però sentita percorsa da un brivido nella schiena, tanto più che era stata riunita per dare un triste addio agli alleati dell’esercito delle mele - altro tradimento, a voler assecondare il giudizio del Presidente - ed il timido applauso che ne è seguito ha rappresentato più di ogni altra parola lo stato d’animo dei presenti.

La strada per trasformare una vera e propria rotta in ordinata ritirata sarà lunga, sono convinto che altre arringhe saranno necessarie da parte del presidente, meno retoriche, più pragmatiche e veritiere.

In attesa di un realistico progetto aziendale i soci lo seguiranno muti, dal momento che rappresenta sinora l’unica speranza di salvezza, avendo lui ancora in mano i cordoni della borsa.

Io non mi stancherò però di chiedere di liberarsi della zavorra dei generali felloni, di far luce sulle loro malefatte e sul metodo che sta dietro ad essi, che ha piegato ai propri fini i sistemi di controllo istituzionali, Cooperazione compresa, fino ad arrivare alla sconfitta finale.

Nicola Salvati

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In altri numeri:
Il contadino rassegnato
Il Commissario dal naso lungo
LaVis: paga Pantalone?
La vacca da mungere

Commenti (2)

boby

perché mai noi, Ente pubblico, dovremmo cambiare destinazione a un terreno privato, farne lievitare il valore, e poi acquistarlo a valore maggiorato?

semplice per spartirsi i soldi delle operazioni di compravendita e realizzazione e avere i favori della Provincia.

in Sicilia si chiama collusione con i mafiosi e i consigli comunali vengono sciolti....

ma la DIA in Trentino non interviene ?

da quanto si legge avrebbe già dovuto intervenire anche il Tribunale, Guardia di Finanza, Agenzia delle entrate, Provincia e Sindaco

Francesco

Questa vicenda, da cui sono estraneo, descrive bene la parabola discendente del nostro Trentino.
Spesso parlo di situazione economica con trentini e non, e noto come da noi la crisi è percepita meno, ma a ben guardare c'è nella stessa misura in cui c'è nel nord-italia o in austria o in baviera, tanto per restare nei dintorni... e vien da chiedersi perchè di tanto ottimismo. La risposta la troviamo nei discorsi dei contadini, sopra riportati: i problemi ci sono, sono una questione morale, ma alla fine, a salvare tutto, c'è la provincia. Praticamente nell'immaginario colettivo dei trentini c'è questa mamma affettuosa che risolve tutto, alla fine, anche il peggio, e quindi tutto si risolve nel fare le cose in modo decoroso, magari con qualche reatuccio a fin di bene, tanto alla fine arriva la provincia che allarga i cordoni della borsa, e risolve tutto. E dellai in 15 anni ha costruito una sorta di identità tra la sua persona e la pat, quindi se commette irregolarità è a fin di bene, una specie di padre buono, restando nei sogni dei trentini. Ma tutto questo è vero? La pat è un pozzo senza fondo? No. E sarà la terribile verità della legislatura 2013-2018. Anche sta storia della LaVis, si trascina da anni e ormai "è in via di soluzione" un po' da troppo tempo, anni fa la pat sarebbe arrivata, chiudeva il buco, e ci metteva pure soldi per costruire altro. No, adesso non arriva niente, c'è solo la fiducia che arriverà. Arriverà qualcosa in coincidenza con il voto 2013, forse, ma non risolverà.
La disoccupazione aumenta, anche in trentino; le aziende che assumono sono sempre meno; quelli che non cercano lavoro (e non risultano disoccupati ci sono); 5 anni fa capitava a tutti di farsi un sabato con 8 ore di straordinario, adesso capita di rado e non te le pagano, hai il lavoro, ma la busta paga è sempre quella, e i prezzi salgono sempre, i prezzi di tutto; la cassa integrazione abbonda; aziende che chiudono... e potrei continuare con la crisi del turismo, mascherata in ogni modo da mellarini e varie apt, ma in alcune località con crolli drammatici; oppure artigiani che una volta dovevi aspettare mesi e mesi per un lavoretto da poco invece adesso arrivano subito anche se in tutto sono 20 euro, e mi fermo.
Insomma, l'economia perde colpi, conteggiando l'inflazione la frenata è secca, segnali di ripresa non ce ne sono, indizi di peggioramento invece ce n'è a iosa, quindi le risorse della pat calano e caleranno, e pure indebitarsi tramite trentino sviluppo non conviene visto lo spread (rating alto o meno per trento, il tasso + o - è quello dei btp). Appunto le risorse pat calano, e noi ancora crediamo che alla fine ci penserà sempre mamma provincia? Beoti illusi. E non ho sbagliato a digitare la 'o'. Per i prossimi anni a roma vedremo al'azione una coalizione ampia e vagamente democristiana (se poi letta sostituirà bersani come qualcuno dice avremo alfano, casini e letta... la dc post-moderna...), coalizione che non si curerà molto delle questioni trentine e non avrà impedimenti ad attuare cose che per ora sono incubi svp tipo la riduzione da 9/10 a 6/10 del gettito trattenuto. Pensate che nel resto d'italia si preoccupino per noi? O che in trentino si sia pronti a farsi valere? Guardiamo la ridicola manifestazione inscenata da patt e dellai, un flop. Perchè? Perchè per anni si è detto che la pat non aveva problemi, era gestita talmente bene che avrebbe superato tutto, e ci siamo abituati ad avere la pancia piena e tale vogliamo continuare ad averla.
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