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Alla fiera dei candidati

Mentre stiamo scrivendo la campagna elettorale per le provinciali del 27 ottobre sta entrando nel vivo con la nascita di nuove liste e con la corsa dei partiti maggiori ad accaparrarsi i candidati più noti e soprattutto più capaci (almeno sulla carta) di raccogliere consenso. “Servono donne”, questo il grido di chi materialmente deve comporre la lista finale con 35 nomi: ricordiamo che un terzo di essi deve essere di genere femminile. Ed ecco che, in particolare le forze politiche più piccole, imbarcano mogli, madri, amiche, cugine, basta che siano donne. “Occorre coprire tutte le realtà sociali”, ed ecco che in una lista c’è tutto e il contrario di tutto. “É necessario che sia rappresentato ogni territorio trentino”, e così si va nelle valli per trovare il nome migliore, cioè quello che riesca a rubare più voti all’avversario dell’altro partito. Non c’è disegno unitario, non c’è strategia, se non quella di raggranellare qualche zero virgola di percentuale in più.

Sembra che il Partito Democratico di Veltroni - quello che aveva messo insieme Massimo Calearo (l’imprenditore poi passato ai “Responsabili” pro Berlusconi) e il superstite del rogo della Thyssenkrupp - abbia fatto scuola anche qui da noi. Qualche esempio? Con il PD del Trentino saranno in lista con tutta probabilità Gigi Olivieri (avvocato, ex onorevole, fautore di un turismo aggressivo, osteggiato dagli ambientalisti) e Piergiorgio Motter (anche lui proveniente dalla Val Rendena, già presidente della SAT, fiero oppositore delle devastanti operazioni urbanistiche benedette da Gigi). Nel PATT ecco la new entry Lia Giovanazzi Beltrami, assessore alla solidarietà internazionale, che dovrebbe aprire agli autonomisti nuovi orizzonti globali, ma che sarà in lista fianco a fianco a Lorenzo Baratter, direttore del museo degli usi e costumi della Gente Trentina, esponente dell’ala del partito più etno-trentinista e pan-tirolese. Ma il nuovo corso autonomista più che dal solidarismo della mistica Lia sarà incarnato dal volto di Sonia Leonardi (che sul suo sito si definisce presentatrice e imprenditrice), conosciuta soprattutto per il suo ruolo di organizzatrice di Miss Italia nel Trentino.

L’UPT sembra puntare sul presidente delle ACLI Arrigo Dalfovo, ma intanto mette in lista Denis Bertolini, già consigliere provinciale della Lega, anche se “dal volto umano”, ma non verso gli immigrati, specie se clandestini. Il partito di Grisenti fa campagna acquisti negli ex della Margherita, come per esempio il medico dietologo Pizzinini, nel 1998 già candidato con Dellai. Insomma, tutto e il contrario di tutto.

La giustificazione di questa prassi comune ad ogni partito e ad ogni schieramento è alta e nobile: “Noi rappresentiamo l’intera società, siamo una lista plurale aperta a varie sensibilità, raccogliamo adesioni trasversali...”. Più prosaicamente tutti ammettono: “Puntiamo a prendere il maggior numero di voti possibile”. Poco importa poi la capacità di proporre una politica chiara e coerente. I partiti sono diventati somme sbilenche di individualità, autobus sui quali salire e scendere a piacimento. Ciò è ancora più evidente a ridosso delle elezioni.

La parcellizzazione della politica è fenomeno diffusissimo in Italia e in molte democrazie. Anche il Trentino non è esente da questa deriva che impedisce poi un cambiamento reale nelle scelte concrete.

Nella nostra provincia poi la diversità delle liste e dei partiti è soltanto una finzione. La coalizione del centrosinistra autonomista è formata da un gruppo di potere assolutamente trasversale, che supera gli steccati apparenti. La differenza non è tra i partiti, ma tra candidati più o meno vicini allo zoccolo duro del post dellaismo.

Se guardiamo al di fuori della coalizione di governo, il quadro non muta. Fino a ieri Diego Mosna applaudiva Dellai, mentre solo gli sprovveduti possono credere in un’alternativa rappresentata da Grisenti. È una notte in cui tutte le vacche sono nere. Tutto è indistinto, tutti sono personaggi eccezionali, da Schelfi a De Laurentis. Basta non cambiare nulla, non disturbare i manovratori.

Non una parola sui grandi sperperi, come per esempio lo spostamento delle scuole all’area Italcementi, operazione sponsorizzata dall’onnipresente ISA e dai “poteri forti”, stigmatizzati solo genericamente dalla cosiddetta opposizione.

È il Trentino “solidale e coeso” che recita l’unanime peana al nuovo quartiere delle Albere, che celebra se stesso nella “giornata dell’autonomia”. Intanto però ha gli stessi vizi degli altri.