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QT n. 9, settembre 2014 Servizi

Un odioso giro di vite

Una spending review - fatta scorrettamente - che mette in difficoltà le biblioteche e l’editoria locale

Questo 2014, QT si trova con un’ottantina di abbonamenti a biblioteche in meno dell’anno scorso. Come mai? Fino al 2013 gli abbonamenti di periodici locali alle biblioteche sono stati gestiti direttamente dalla Provincia, che all’inizio dell’anno - dagli anni ‘90 - manda alle biblioteche una lista di pubblicazioni trentine che vengono offerte gratuitamente, perché i costi d’acquisto (sia di periodici che di monografie) vengono coperti direttamente dalla PAT sul proprio bilancio. È un provvedimento che rientra(va) nelle attività, oltre che di promozione culturale dei fruitori delle biblioteche, anche in quella di sostegno all’editoria locale, e le pubblicazioni offerte gratuitamente alle biblioteche sono quelle per cui gli editori hanno chiesto loro stessi l’inserimento in codesta lista. Le biblioteche scelgono le pubblicazioni che possono interessare i propri utenti, e quelle poi la PAT acquista, nel numero richiesto dalle biblioteche. È un meccanismo virtuoso, perché evita acquisti diretti degli assessorati (magari secondo criteri soggettivi discutibili) e rimanda la scelta di sostegno ai prodotti dell’editoria locale a chi fa il lavoro sul campo, le biblioteche, che si presume siano i soggetti più informati in merito alle richieste di lettura dei loro utenti. Anche in questo 2014 le cose all’inizio sono sembrate andare come al solito, e alle biblioteche è arrivato il solito elenco fra cui scegliere, e oltre 90 biblioteche dovrebbero aver scelto (lo presumiamo dalle scelte dell’anno scorso) di ottenere in questo modo l’abbonamento al nostro periodico.

Negli ultimi anni sono sempre meno i fondi che le biblioteche ottengono dai comuni per gli acquisti annuali di libri, periodici ed altri materiali da mettere a disposizione degli utenti. Ormai sono ridotti all’osso (in alcuni casi senza neanche l’osso), e quindi questo aiuto della Provincia per quello che riguarda la produzione locale - quella che è importante nelle biblioteche ci sia, per formare lettori (cittadini) informati sulla realtà trentina - è una manna, diventa essenziale. Le biblioteche quindi, negli anni, hanno affidato a questo meccanismo tali acquisizioni, compresi gli abbonamenti al nostro QT, contando che su questo fronte arrivava l’aiuto provinciale ed i pochi fondi comunali si potessero così utilizzare per il resto. Anche quest’anno - dicevamo - a gennaio è arrivato il solito modulo provinciale - nulla di nuovo quindi - e le biblioteche, come al solito, si sono concentrate sul resto. Se non che quest’anno invece la spending review si è abbattuta su questi fondi per l’editoria locale e ci si è abbattuta invece che preventivamente, dicendo cioè alle biblioteche di arrangiarsi anche per questa voce, a posteriori, dopo aver fatto la solita richiesta di interesse, e lasciando intendere che tutto sarebbe andato come sempre. Quindi le biblioteche non hanno fatto questi acquisti ed abbonamenti (compreso quello alla nostra testata), ma non li hanno neppure ricevuti dalla Provincia. Così nelle biblioteche manca la produzione trentina recente, e le testate - compresa la nostra - sono rimaste con un buco negli abbonamenti, che probabilmente non ci sarebbe, o non nelle proporzioni attuali, se le biblioteche avessero saputo per tempo che la spending review si sarebbe abbattuta su questi fondi.

Fin qui sarebbe solo una storia di risparmi pasticciati, fatti all’ultimo momento senza la necessaria preventiva informazione, probabilmente tirando la coperta sempre più ristretta dei finanziamenti qui e là fino all’ultimo minuto, e poi... a chi tocca tocca. E solo alcune biblioteche (11 nel nostro caso) perché particolarmente motivate, oppure perché sono riuscite a raschiare il fondo del barile, hanno rinnovato per conto loro gli abbonamenti.

Ma non finisce qui: attraverso qualche strana via è rispuntata la tradizione clientelare dorotea: infatti non tutti gli abbonamenti richiesti sono stati tagliati, alcuni sì, come QT; altri no, come la rivista del paese dell’assessore competente, I Quattro Vicariati di Ala, o come l’inaffondabile UCT e forse qualcos’altro. Così la spending review viene piegata all’eterna filosofia clientelare, e dubitiamo che per questa via possa avere efficacia, risollevando le sorti della finanza pubblica. E non accettiamo che simili pratiche ricadano sul nostro lavoro.

Giornali e periodici, in questi tempi di crisi, sono tutti sul filo della lama. Per una testata libera come la nostra, senza padroni e gestita direttamente da chi la fa, gli abbonamenti sono essenziali. E soprattutto in questi tempi non propriamente sereni, l’informazione dovrebbe essere vista come momento fondamentale per la popolazione, soprattutto per quella che non ha soldi per comperarsi i giornali, ma vuole comunque tenersi informata, leggendoli in biblioteca. Chiediamo quindi che non si mettano in campo meccanismi di distorsione come quello che abbiamo raccontato, che oltretutto sono odiosi risparmi sull’acculturamento dei non abbienti; e che dunque la PAT proceda ad effettuare gli abbonamenti richiesti dalle biblioteche.

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