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Il toto-sindaco a Rovereto

Il “metodo Miorandi”, da sindaco-manager, pare funzioni, ma non piace alle segreterie di partito. E l’anno prossimo si vota.

Rovereto

Se a Rovereto si parla del sindaco Miorandi con qualcuno del ceto politico, ci si sente rispondere che non ha fatto abbastanza per “ricucire”. Termine significativo per capire il “problema Miorandi” che sta tormentando i sonni della politica roveretana, e di quella trentina. Ricucire cosa? Un tessuto di relazioni che intrecci gli scranni delle segreterie di partiti e partitini, i boss politici da bar di quartiere (le inutili circoscrizioni sono state una spina nel fianco per l’amministrazione, con una litigiosità endemica), e reali o presunti notabili della vita cittadina.

Perché Miorandi, nonostante cinque anni fa sia uscito - come pulcino che rompe il guscio d’uovo - dal cerchietto magico delle stesse segreterie roveretane, ha significato una rottura di continuità. Ha di fatto realizzato in casa propria - il PD - un ricambio generazionale nelle file dell’amministrazione, e senza tanti discorsi, ma mettendo ai buchi una toppa dopo l’altra, ha provato a navigare nella tempesta di una fase politica in cui le risorse non diminuiscono solo, spariscono proprio. Con vari risultati ed un metodo: quello di provare a portare avanti i progetti che un tempo ci si sarebbe potuti far finanziare da mamma Provincia (sorreggendosi in equilibrio sugli intrecci fra le segreterie cittadine e quelle provinciali) coniugando le ora sempre più scarse risorse comunali a joint ventures con finanziamenti privati: in questo modo ha ampliato e sta ampliando la disponibilità di parcheggi intorno al centro storico (ex stazione autocorriere, ex Bimac, area Follone), ha iniziato a gestire il verde pubblico e ad ampliarlo, e sta provando a gestire l’urbanistica con la trattativa sui crediti edilizi.

Questo disegna per il sindaco ed il suo staff un ruolo nuovo rispetto a quello solito del sindaco-politico che faceva la spola fra le sedi di partito e la giunta provinciale, più autonomo. È una prassi che disegna la figura di un sindaco più manager che politico, meno attento al consenso minuto da realizzare attorno alle singole operazioni, ma che può puntare solo ad un consenso globale, da bilancio di fine-legislatura. Da cui l’accusa di non “ricucire”.

Il buco nero del traffico

Rovereto

Poi in realtà c’è anche un buco-nero nell’attività dell’amministrazione, quello del traffico. Rovereto ha un traffico sproporzionato alle sue dimensioni urbane, che si spiega solo considerando l’addensamento antropico dell’area della Val Lagarina che gravita sulla città. Non è tanto un traffico da attraversamento, ma in entrata (dai paesi) e in uscita (verso Trento) che si somma a quello interno, intracittadino. Così le soluzioni non sono semplici.

La passata giunta Valduga aveva pensato, parallelamente a quanto proponeva Grisenti allora in giunta provinciale, di usare come circonvallazione ovest, oltre l’Adige, l’attuale tracciato dell’Autobrennero, scavandone per l’autostrada un altro in galleria: un progetto faraonico per tempi di vacche magre, e che comunque sgraverebbe Rovereto solo dal puro traffico d’attraversamento (quello che viene da sud e va oltre, verso Trento) senza influire su quello che entra e quello che esce da Rovereto, che è il vero problema. L’amministrazione ha puntato, tramite il PUM (Piano Urbano della Mobilità), a fluidificare il traffico lungo l’asse intasato della SS12 (quella che passa davanti alla stazione) con interventi parziali, valutando bene il rapporto costi/benefici. Restando però dipendente dagli interventi della Provincia per le realizzazioni più imponenti: il raddoppio sotterraneo della SS12 nel tratto della stazione, e l’apertura di una seconda linea di “attraversamento” della città sull’asse parallelo S.Ilario-S.Giorgio, oltre la ferrovia.

Rovereto

Ma gli interventi della Provincia sono mancati. Colpa di Miorandi? Qualcuno ci prova a farla pagare a lui, per proporsi al suo posto la prossima primavera, e sono accuse che vengono proprio dal ceto politico, e dimenticano che la giunta Miorandi se è stata indebolita da qualcosa, lo è stata proprio da una strisciante conflittualità interna fra partiti dall’appetito crescente, come quel PATT che dopo l’exploit delle elezioni provinciali ha cominciato a candidarsi al posto di sindaco, mandando a Rovereto il senatore Panizza a sobillare i commercianti contro la ZTL, in funzione anti-Miorandi. Di un sindaco di Rovereto non abbastanza “autorevole” (e quindi da cambiare) hanno parlato sia il compagno di partito Olivi, che la segretaria provinciale dell’UPT Conzatti. Sottintendendo che i problemi di Rovereto si risolvono andando a battere i pugni sul tavolo del presidente della giunta provinciale Rossi, per far cacciare i soldi degli interventi sul traffico più onerosi. Ma davvero questi signori credono che si possa ancora governare battendo i pugni sul tavolo a Trento, per poi andare a batterli a Roma, poi a Bruxelles... ecc.?

Il sindaco di Rovereto Andrea Miorandi

Intorno a Miorandi si è però creato subito uno schieramento di protezione formato soprattutto dalla stessa amministrazione roveretana. A dire “Miorandi non si tocca, dobbiamo finire il programma decennale” sono stati per primi i suoi assessori, anche quelli appartenenti alle aree politiche che sul sindaco avevano sparato. Lo stesso PATT, che per primo aveva chiesto per sé la carega di sindaco di Rovereto, a scelta più meditata è venuto a più mite consiglio. Martedì 21 la sezione di Rovereto del PATT, alla presenza (fisica e spirituale) anche di dirigenti provinciali, ha indicato Miorandi come proprio candidato per la coalizione anche nel 2015 (non sia mai che alla fine salti fuori un sindaco che battendo troppo i pugni in Provincia metta in difficoltà la stessa giunta a guida PATT!). Rimane per una alternativa a Miorandi l’UPT, che spera di irrobustirsi a Rovereto assorbendo elettoralmente l’ex area Valduga (poco assorbibile da chi ha fatto saltare il vecchio esponente democristiano): la segretaria Conzatti conferma all’Adige di mercoledì 22: “L’UPT ha iniziato un percorso sia a livello provinciale che comunale con l’idea di diventare un baricentro della politica. Quindi i contatti con le esperienze civiche sono in essere, ma non ci sono diktat da parte di nessuno. Comunque il PATT indica Miorandi. Noi no. Ci restano le primarie”.

Poi c’è probabilmente anche un’altra questione che complica e complicherà sempre più il totosindaci. Nel nuovo Senato che sta provando a tirar fuori dal cappello Renzi ci dovrebbero essere solo 100 posti da senatore, e 21 sono riservati a sindaci in carica. In Trentino di sindaci-senatori non dovrebbe essercene più d’uno, ovviamente il primo della lista che viene in mente è quello di Trento, ma anche collocarsi al secondo posto (Rovereto) può venir molto utile nel caso di qualche défaillance di Trento.