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L’estremista gentile

Percorrendo il sito del consigliere provinciale Claudio Cia (esemplare per completezza e facilità di accesso) e scorrendo la documentazione ivi riportata (proposte, interrogazioni, lettere ai giornali...) si ritrova, accanto ai suoi interessi specifici (soprattutto la sanità e l’assistenza), tutto l’armamentario xenofobo, bigotto e omofobo che dovrebbe collocarlo, indifferentemente, nella Lega o tra i Fratelli d’Italia.

Mario Adinolfi e Claudio Cia

Ci sono crocifissi, nostalgia di tradizioni natalizie, disgusto per gli spettacoli (ritenuti) blasfemi, allarmismo per l’immigrazione e il conseguente degrado (“La criminalità a macchia d’olio sta dilagando senza risparmiare nessuna porzione del nostro territorio”), contrarietà alla parità di diritti per i gay, scarsa considerazione per la cultura “alta”, ecc.

E invece lo ritroviamo nella Civica Trentina, o meglio, in quella lista fu eletto consigliere provinciale, per poi fondare, nei giorni scorsi, “Agire per il Trentino”, “un soggetto politico autonomista e di centrodestra che si occuperà della gente, lavorando dal basso”. E fin qui, puro flatus vocis.

L’area di estrema destra (di “centro”, nelle posizioni del Nostro, c’è poco o niente) sembrerebbe già ben presidiata, ma forse Cia non ha sbagliato i suoi calcoli, e non solo perché punta a erodere un PATT in cui cova da tempo il malcontento per la collaborazione con i “comunisti”. In lui c’è un “civismo” che si esprime con una voce suadente, con un aspetto pacifico, con l’interessamento testardo a mille minuzie (propagandate con foto e video), a volte meritevoli di ironia, ma che presso un certo elettorato lo promuovono quale persona coerente che si dà un gran daffare e non ruba lo stipendio.

Eccolo attivarsi, ad esempio, con lo zelo di un detective, per smascherare una presunta moschea illegale in quel di Rovereto: “La vetrina illuminata dalle luci interne non aveva mai rivelato alcunché ai passanti, fino a quando – evidentemente a seguito di una incrinatura - si è deciso di sostituire il lato inferiore destro della porta con un vetro trasparente. Ecco che si è palesata un’ampia stanza adibita a luogo di culto: pavimento ricoperto da tappeti rossi, ventilatori e apposita area per lasciare le scarpe all’entrata, adatta ad ospitare circa una trentina di fedeli. Dalle testimonianze raccolte, pare che al posto della moschea abusiva vi fosse in passato un venditore di panini e kebab...”.

Poi il suo impegno per il cimitero: dalla lotta ai conigli che lo infestano alla richiesta di introdurre, all’interno dell’area cimiteriale, dei servizi igienici nonché un prete sempre disponibile in loco. Fino all’ultima idea, quella delle divise per gli studenti, perché “a scuola (come sul luogo di lavoro) bisogna mantenere un certo decoro”.

Cosette graziose (qualche volta perfino sensate), che nella loro tangibile concretezza rendono poi più credibili anche le manifestazioni di intolleranza, pure quelle - per carità! - espresse con pacato argomentare e partendo da casi concreti.

Un estremista gentile, insomma, inattaccabile anche nel suo privato: non come un Matteo Salvini, campione dei valori tradizionali, divorziato e continuamente chiacchierato per le sue avventure; né come il cattolicissimo Mario Adinolfi, divorziato pure lui, benché fondatore del quotidiano “La Croce” e del Popolo della Famiglia (0,6% alle comunali di Roma), oltre che giocatore professionista di poker. Insomma, Cia è una bella risorsa per la destra trentina che, nel timore di vedersi definitivamente affondare nel crescente discredito dei partiti tradizionali, comincia a guardare con interesse peloso al neonato movimento.

Ma non ci sentiamo di fare gli auguri a Claudio Cia e ai suoi amici: non è questa la destra liberale di cui il sistema politico trentino potrebbe giovarsi”.