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QT n. 10, ottobre 2019 Trentagiorni

Il Consiglio parla d’altro

Passata l'inondazione, che poteva essere un'ecatombe, si continua a discutere sui risarcimenti invece che sulle responsabilità e su come evitare in futuro che succeda la stessa cosa anche in altre zone

L'alluvione a Dimaro

L’esondazione del rio Riotan, avvenuta nell'ottobre dello scorso anno, è approdata in Consiglio provinciale, dove si è discusso dei risarcimenti da assegnare al titolare del campeggio travolto dalla massa di fango e sassi.

I disastrosi effetti della frana, lo abbiamo scritto più volte (vedi anche sul numero scorso) è un fatto gravissimo, e su di esso infatti si sta muovendo la Procura della Repubblica.

Perché la zona era notoriamente a rischio: tale la definiva sia la tradizione popolare (era denominata infatti “Ruina”), sia le cartine geologiche della Provincia. Ma ciò nonostante erano stati concessi dei permessi di edificazione. Addirittura era operante un campeggio, per fortuna chiuso nel mese della frana, altrimenti, con un’onda di fango e sassi alta un metro (come previsto dalla cartina geologica) ci sarebbe stata una strage.

Ebbene, il Consiglio che fa? Si interroga sulle responsabilità di queste autorizzazioni potenzialmente omicide?

Si chiede cosa fare in zone analoghe, dove altre autorizzazioni possono essere state concesse, e altre tragedie possono essere all’orizzonte?

Niente di tutto questo. Maggioranza e opposizioni si sono messe a litigare su entità e modalità di concessione del “risarcimento” al campeggio.

E l’urbanistica? La geologia? La sicurezza di tante altre aree? Non una parola.

A quanto pare, la politica del contributo è l’unica cosa che a piazza Dante capiscono, maggioranza e opposizione.