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QT n. 1, gennaio 2021 L’editoriale

Trentini, gente seria

La credibilità e gli interessi di fondo del Trentino messi a rischio dalle trovate furbesche di Maurizio Fugatti

È positiva la percezione del Trentino nel resto d’Italia: gente seria, si pensa e si dice, che sa amministrarsi, “Da voi le cose funzionano”. È un capitale di credibilità, che aiuta negli affari, nella politica, e anche nei rapporti umani. Un capitale che occorre saper conservare. E che invece ci sembra a rischio.

Nella cover story parliamo della nostrana gestione del CoVid. Fatta di tanti errori, sottovalutazioni, improvvisazioni. Forse inevitabili, in tutta l’Italia, in tutto l’Occidente si è poco capito e molto sbagliato.

Ma noi ci abbiamo messo qualcosa in più: abbiamo fatto i furbi. La Giunta Fugatti ha fatto i giochetti con i numeri: destreggiandosi tra le varie norme, ha inviato a Roma numeri di contagiati inferiori a quelli reali, come spieghiamo nell’articolo. Con il fine di godere di minori restrizioni, rimanendo in zona gialla quando in realtà il contagio era almeno da zona arancione.

Ma il furbo, si sa, raramente è anche intelligente, finisce con il fregare innanzitutto se stesso; e così il governo provinciale, autorizzando comportamenti laschi, ha allegramente lasciato correre il virus. Risultato: si sono intasati ben oltre il livello di guardia gli ospedali e le terapie intensive; e si è, ahinoi, registrato un indice altissimo di mortalità.

Un comportamento stolto, irresponsabile, alla ricerca di fragili consensi tra baristi e impiantisti. Consensi peraltro effimeri: gli stessi impiantisti hanno chiesto di non parlare più di impossibili premature aperture (al 7 gennaio, si farneticava!) E d’altra parte c’è stata una reazione nella società: giornali, forze politiche, i medici, si sono messi a chiedere la pubblicazione dei dati veri. Ma il danno ormai è stato fatto e il paragone con il vicino Alto Adige è risultato impietoso: aveva affrontato la dura realtà chiudendosi in zona rossa, e ora lì il contagio è molto attenuato, mentre da noi i decessi continuano in doppia cifra.

Il punto qui è il seguente (e meglio lo argomentiamo nell’articolo): a Roma, cosa pensano di questo nostro andazzo? Probabilmente hanno dato eccessivo credito alla nostra credibilità di gente seria: non è che ora il credito ce lo stiamo mangiato?

Altra partita: l’Autobrennero. Anche qui la Giunta Fugatti è incomprensibile nelle sue pulsioni suicide. Ha rotto la linea comune con il Sudtirolo, tesa a mantenere pubblica la gestione dell’autostrada, una vera cassaforte, e per di più decisiva nelle politiche trasportistiche ed ambientali.

Kompatscher è stato brutale: Fugatti fa gli interessi del Trentino? Oppure del Veneto, che a sua volta fa gli interessi della Serenissima, società privata che dovrebbe ritirarsi da una A22 totalmente pubblica?

Dobbiamo poi parlare, ancora una volta, della gestione degli orsi? Che ci ha fatto criticare – e deridere – in tutta Italia? Dove, per motivi bassamente partitici (far subentrare nella propaganda leghista alla declinante paura dell’immigrato quella dell’orso) ci si è inventati, e si è montata, una questione inesistente, per poi non essere capaci di gestirla, inanellando un pasticcio dopo l’altro.

Più grave infine, perché la questione è grossa e vitale, rischia di essere il tema porfido e ‘ndrangheta. Il Trentino è immune dalla criminalità organizzata, si è sempre detto, e non era vero, come da qualche anno evidenzia la Commissione Antimafia. Fugatti si è subito distinto nel nominare a capo di un apposito Gruppo di lavoro provinciale sulla sicurezza l’ex procuratore Stefano Dragone, che ha sentenziato che i trentini sono preoccupati per i furti alle vecchiette, non per altro. E, ancora peggio, Fugatti da oppositore aveva presentato emendamenti che legittimavano nelle cave il lavoro nero, da governatore ha alzato la quantità di lavorato gestibile dalla “zona grigia” di aziendine dalle scarsissime tutele sindacali.

Potrebbe ora ripulirsi l’immagine: presentando la Provincia come Parte Civile nel prossimo processo originato dall’inchiesta Perfido. Sarebbe anche un recupero di credibilità: il Trentino che vuole rimanere area pulita, il meno possibile contaminata dalla criminalità organizzata.

I primi segnali, però, seguiti ad alcune interrogazioni, sono tutt’altro che incoraggianti.

In tutto questo non c’è, evidentemente, un disegno. C’è mancanza di idee, di preparazione, di cultura politica. Cui si pensa di supplire con la piccola furbizia, l’ammiccamento al piccolo interesse, alla lobby, al potente amico Zaia.

Chi ci rimette è il Trentino. Soprattutto nella sua credibilità.

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Nello stesso numero:
Hanno giocato con i numeri
Il Trentino a rischio
Chi gestirà l’Autobrennero?
In altri numeri:
Zaia, Fugatti, Calandrino

Commenti (4)

Beh Questi viaggiatori

Trentini, abbiamo imparato a conoscervi !
Anche nelle vanterie non bisogna esagerare.

Sicuro che fossero lodi? ettoreparis

Beh, l'orgoglio per (magari presunte) caratteristiche locali, è comune a ogni regione, italiana e non solo: i lombardi operosi, i romagnoli festaioli, i napoletani con il cuore in mano... e via dicendo. L'editoriale a ben vedere diceva il contrario: lo stereotipo di trentini gente seria, a forza di fare i furbi, ce lo stiamo mangiando.

Chi si loda si imbroda Turisti

Mai abbiamo trovato individui così pronti a lodarsi come i trentini. E i trentini sono qui e i trentini sono li, sempre ovviamente in termini molto elogiativi: ma se si frequenta il Trentino, si sperimenta una realtà assai diversa.
I trentini non sono migliori degli altri.
Noi non metteremo più piede in Trentino: preferiamo le persone umili che riconoscono i propri limiti. Con l'arroganza è molto difficile relazionarsi.

Troppo localismo Adn

Sono inaccettabili quei manifesti della provincia e del sait che invitano a scegliere con il cuore cosa comprare e, quindi, ad acquistare i prodotti trentini (“i prodotti del tuo Trentino” recitano i manifesti di Trentino Marketing). Il localismo è la cifra del Trentino, ma, come al solito, si sta esagerando. Il mio cuore, come quello di molti altri, è per tutti non solo per i trentini. Si farebbe prima a dire che le ragioni sono economiche. Bisogna evitare che in tempo di crisi gli egoismi si accentuino.
Si rischia di arrivare anche al rifiuto dei non-trentini, perché bisogna “scegliere con il cuore”, e, per molti versi, si è già arrivati.
Il protezionismo può diventare l’humus del razzismo.
Bisogna rifiutare anche il Fugatti perché è di origine veneta?
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