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QT n. 9, settembre 2023 Trentagiorni

Il fallimento della Translagorai

Il fallimento

della Translagorai

Translagorai. Doveva essere un progetto mitico, l’esempio di cosa significhi sostenibilità nella gestione delle alte quote e dei territori fragili. Il turismo escursionistico salvava le malghe del Lagorai, quelle abbandonate o trascurate: i pastori si trasformavano in ristoratori, così il loro reddito veniva sostenuto e si apriva un roseo futuro per la gestione degli alpeggi. Gli escursionisti alla ricerca del selvaggio (l’autentica Translagorai) venivano costretti a scendere e poi risalire pur di sostenere un’attività tanto precaria come quella dell’allevamento. E basta con i sobri bivacchi in quota, come richiedeva la SAT: vengono insozzati da insensibili cialtroni.

Questo lo scenario che ci veniva presentato nel 2017 e 2018 dalla Provincia e a seguire dalla SAT.

Dall’altra parte non solo gli ambientalisti, ma anche centinaia di soci SAT e amici del Lagorai, vedevano nell’operazione una speculazione. Tesa o a sostenere il rifacimento di malghe abbandonate da tempo, o un loro recupero finalizzato ad attirare più gente possibile in quota, addomesticando gli alpeggi e la pastorizia, o peggio ancora, nel caso di malga Lagorai, favorire le funivie del Cermis che volevano ulteriormente addomesticare la montagna dotandola di ridicole nuove ferrate, percorsi per bike, turismo indirizzato in zone quasi vergini, tutto a vantaggio della società funivie e degli albergatori in quota.

Su tutto è caduto il silenzio. Democrazia partecipativa non ce n’è mai stata: il progetto era stato elaborato segretamente nelle stanze degli uffici conservazione e aree protette della Provincia e in accordi mai trasparenti con i comuni proprietari delle malghe.

Anche l’associazione che, travolta dalle polemiche, si era proposta garante dei controlli e della trasparenza - parliamo della SAT - è scomparsa. Del gruppo di lavoro che doveva garantire trasparenza e tutela ambientale non si trovano tracce, la campagna di comunicazione ai territori non è mai iniziata.

A cinque anni dall’avvio del progetto si può decretarne il fallimento.

L’accordo aveva coinvolto la Provincia, la Magnifica Comunità di Fiemme, il Parco naturale di Paneveggio Pale di San Martino, i Comuni di Scurelle, Canal San Bovo, Telve, Ziano e la SAT centrale.

Con una spesa pubblica prevista di circa 3 milioni e 600 mila euro, dei quali 2,4 stanziati dalla Provincia, si sarebbero dovute trasformare sei malghe (più un rifugio già operativo) in posti di ristoro per gli escursionisti che affrontavano la storica Translagorai. Snaturando il senso di quelle malghe e svilendo il significato della selvaggia traversata, in quanto in più occasioni il turista avrebbe dovuto perdere quota anche oltre i 700 metri senza alcuna logica.

Ad oggi sono state ridefinite secondo progetti (e varianti in corso d’opera con relativo incremento dei costi), malga Conseria, malga Miesnotta, malga Cadinello e il rifugio Monte Cauriol. E le altre?

Cominciamo da Malga Valsolero di Sopra (Telve). I costi complessivi del quasi rifacimento (perché di questo si tratta) supera il milione di euro (579 mila del Comune), 212 mila spesi solo per la fornitura di arredi, e manca ancora la cucina. Un edificio di notevole impatto ambientale e paesaggistico, interno a Rete Natura 2000, inserito in pascoli trasandati, minimali, un ambiente che nulla ha da dire ai frequentatori della storica Translagorai; l’edificio a oggi è rimasto chiuso (vedasi QT1/2021).

Passiamo in Valmaggiore (Predazzo). Finiti i lavori, non si è trovato un gestore, anche perché ci sono rifiniture importanti da portare a compimento. Non c’è garanzia dei posti letto, si è aperto un conflitto fa la Magnifica Comunità di Fiemme, ente proprietario, e la locale società Malga e Pascoli. Gli schianti di Vaia sono rimasti in bella vista sopra il pascolo per quattro anni. Eppure il loro recupero era semplice e il legname a terra possedeva caratteristiche di alta qualità. Lo si è recuperato poco prima che divenisse marcescente lasciando anche qui libera azione alla diffusione del bostrico.

Di malga Lagorai (Tesero) cosa dire? I lavori non sono nemmeno iniziati. Grazie all’attenzione di residenti e di comitati le superficiali analisi geologiche e ambientali che avevano portato alla sommaria approvazione dei progetti sono state ritenute inadeguate. Alcuni rischi nemmeno erano stati previsti. Ad esempio, dove finivano le acque dei reflui? O come si sarebbe svuotata una eventuale vasca imhoff, chi avrebbe controllato la qualità delle acque del lago? Quali erano i reali rischi geologici a monte della malga? E specialmente, chi l’avrebbe gestita come luogo di ristorazione e alloggi (20 posti letto) e come l’avrebbe rifornita? Il tutto demolendo la storica, affascinante mulattiera, un’opera d’arte lasciataci in eredità positiva dalla Grande Guerra?

L’assessore Bisesti nemmeno sapeva se il bene fosse tutelato e da chi fosse stato costruito: infatti non ha ancora chiesto alla Soprintendenza di imporvi il vincolo di bene storico-culturale. Eppure nella nostra Provincia è raro trovare ancora agibile una mulattiera con fondo in pietrame vecchia di oltre 100 anni. Fatto sta che tutto è ancora in stallo. Nessuna risposta chiara è stata fornita ai temi sollevati da cittadini e ambientalisti: si voleva a tutti i costi la costruzione di un ristorante con terrazza e posti letto. Ora è auspicabile che si investa solo nell’offrire un posto di riparo efficiente, pulito, con servizi adeguati al gestore del pascolo. Malga Lagorai sembra destinata a ritornare nel sopore durato 40 anni. Cioè lasciata in abbandono da parte del gestore del territorio: la Magnifica Comunità di Fiemme.

Di poche cose si è certi. Il progetto Translagorai non rispondeva alle esigenze dei territori. Lo si è usato per mettere mano a edifici che avevano bisogno di una ristrutturazione costosa, o che dovevano risultare abbandonati (i casi Valsolero e Lagorai) utilizzando fondi europei destinati alla conservazione ambientale. Nessuno ha visto negli interventi il tanto auspicato ampio respiro capace di legare agricoltura di montagna a un turismo di qualità.

A questo punto è anche possibile, auspicabile direbbero in Fiemme e a Telve, che gli enti giudiziari amministrativi aprano un fascicolo che ripercorra ogni passaggio e controllino le spese sostenute dai diversi enti pubblici, Provincia e comuni. E che se viene riscontrata una qualche leggerezza nelle spese relative alle progettazioni e nei lavori, o possibili sprechi, intervengano a tutela degli interessi della cittadinanza.