Riva, la Variante del coniglio
La giunta provinciale ha approvato la modifica urbanistica per paura dei proprietari dei terreni?
Il comma 7 dell’art. 3 della Legge Provinciale n. 23 del 1992 - una legge generale che regola l’attività amministrativa in Provincia - recita: “Qualora fatti o atti eccezionalmente sopravvenuti incidano sullo svolgimento dell’istruttoria, il termine può essere sospeso con provvedimento motivato”.
Questo articolo sulla recente approvazione da parte della giunta provinciale della variante urbanistica di Riva del Garda potrebbe finire esattamente qui, con la citazione di una legge provinciale chiara e consolidata che consentiva alla stessa giunta di mettere in freezer la contestata variante e con essa il super discusso accordo con i proprietari dell’area Cattoi, attualmente indagati dalla magistratura penale con l’accusa di aver interferito pesantemente nella elaborazione di quella variante.
Invece la giunta provinciale, lo scorso 11 aprile, quella variante l’ha approvata definitivamente. Prescrivendo qualche correzione, ma niente che cambi la struttura fondamentale. Il che, per la bollente questione dell’area Cattoi, significa che i proprietari dell’area potranno costruire le loro due belle, e alte, palazzine di appartamenti. In cambio del diritto di costruire su un’area che non era edificabile daranno al Comune una superficie di 15mila metri quadri trasformati in parco pubblico. Questo nonostante siano accusati dalla Procura di aver brigato in ogni modo per pilotare le decisioni urbanistiche a loro favore.
Questo scambio pubblico-privato è stato il principale oggetto di un ruvido dibattito politico a Riva del Garda per tutta la legislatura comunale che sta per finire, e lo è stato sia per gli aspetti urbanistici che per quelli economici. Dal punto di vista urbanistico perché veniva concesso di costruire due condomini (in buona parte a scopo turistico) nell’ultimo grande spazio libero sulla riva del lago. Condomini con caratteristiche abbastanza impattanti, tra le altre l’altezza degli edifici, ma anche per gli aspetti economici che sono sempre sembrati pesantemente sbilanciati a favore della parte privata.
Infatti, se è vero che il Comune di Riva ci guadagna un parco di 15mila metri quadri, è anche vero che oltre 4mila metri quadrati di appartamenti di lusso praticamente in spiaggia valgono una sontuosa cifra (30milioni di euro, secondo i calcoli del Comune di Riva) con un tasso di profitto per l’operazione decisamente più alto della media del settore.
Non solo noi, ma anche gli uffici provinciali che hanno esaminato le carte, hanno sollevato più volte il problema di uno squilibrio tra i vantaggi del pubblico e quelli del privato. E questo aspetto viene curiosamente ripreso anche nei documenti allegati alla delibera della giunta che approva la variante, particolarmente in una lettera che a febbraio scorso il servizio Urbanistica ha inviato al Comune di Riva.
Di fronte a una richiesta di definire meglio i criteri di vantaggio per il pubblico, non troviamo però nulla nella delibera che risponda davvero a questo quesito.
Ci sono poi aspetti tecnici che sembrano non risolti, almeno stando ai documenti allegati alla delibera di giunta. Non solo l’altezza delle palazzine, ma anche un problema idrogeologico sul percorso dei torrenti Varone e Albola che proprio tra l’area Cattoi e l’Hotel Lido scendono verso il lago. Anche su questo la delibera non fa chiarezza.
Leggendo i documenti la sensazione per noi profani, che facciamo fatica a capire il burocratese urbanistico, una delle lingue più ostiche al mondo, è che la giunta avrebbe avuto, oltre al supporto della legge del 1992, perfino qualche aggancio tecnico per respingere del tutto quella progettazione urbanistica.
Invece ha approvato. Giusto in tempo perché l’accordo pubblico-privato sull’area Cattoi non scadesse. Il contratto infatti è del 13 aprile 2023 e aveva una validità di due anni. Quindi il 14 aprile scorso sarebbe stato carta straccia.
Per cui, riassumendo, la giunta aveva a disposizione sia motivazioni tecniche per stoppare del tutto la parte di variante che riguarda l’area Cattoi, sia armi giuridiche per congelare la situazione.
Diventa perciò una plateale bugia la versione che, crediamo, la giunta stessa abbia fatto circolare sottotraccia e che recita più o meno così: “Era una decisione obbligata, perché altrimenti i proprietari avrebbero potuto farci cause milionarie”.
C’è variante e variante

E diventa una bugia ancor più lampante perché poche settimane fa gli uffici provinciali - proprio mentre lavoravano pancia a terra sulle questioni rivane - hanno scritto una letterina a molti comuni trentini che avevano inviato le loro varianti urbanistiche per l’approvazione, dicendo in sostanza: “La vostra variante è sospesa, perché siamo ingolfati e non abbiamo abbastanza personale per esaminare le carte” (con parole diverse, ovvio, ma questo era il senso).
Ma allora ci sono varianti e varianti? Ci sono proprietari e proprietari? Ovvero: i proprietari che possono trascinarti davanti al Tar per i secoli a venire e minacciare danni milionari vanno accontentati mentre la vecchietta di Sfruz che sta aspettando di allargare il pollaio può attendere?
Che ci fosse il rischio di cause milionarie - magari anche strumentali - è in realtà fuori discussione, nonostante quello che finora vi abbiamo detto, considerata la facilità con la quale fino ad oggi i proprietari dell’area Cattoi hanno brandito lo strumento giudiziario.
Il rischio ce lo confermano anche esperti del settore, riconoscendo che comunque la materia è davvero un intrico difficile: un grande procedimento amministrativo a cui si sovrappone un’inchiesta penale che però è alle sue prime fasi, fa sì che prevedere un possibile esito sia ad oggi praticamente impossibile, come ci dice il consigliere provinciale, nonché avvocato penalista, Andrea de Bertolini. E non c’è una materia che sia più da azzeccagarbugli del diritto amministrativo. Ma è qui che sorge il dilemma del coniglio.
Ovvero: dobbiamo pensare che la giunta provinciale si sia fatta prendere da una tale paura delle possibili cause da avere un attacco di coniglite e non vedere nemmeno che aveva ottimi argomenti per fermare legittimamente il procedimento?
L’alternativa obbligata è pensare invece che quella variante, area Cattoi compresa, la giunta la voleva fortissimamente. Nonostante l’inchiesta penale.
E all’inchiesta penale la giunta deve aver pensato, anche se in tutta la delibera non c’è il più piccolo riferimento alla stessa. Però ci ha pensato, eccome, perché prima di approvare ha chiesto un parere legale all’avvocatura dello Stato. Cosa abbia chiesto e cosa sia stato risposto non è dato di sapere, perché anche di questo parere legale non c’è alcun cenno nella delibera della giunta.
Però, a questo punto, ci sorge il sospetto che la giunta non abbia chiesto quali sono i garbugli nei quali potrebbe trovarsi invischiata la città di Riva se un domani la sua variante diventasse atto illegittimo per via di una sentenza penale. Siamo malignetti, ma probabilmente la domanda fatta agli avvocati statali è stata più del tipo: che conseguenze penali posso avere io, presidente della giunta e noi, assessori, se oggi approviamo questa cosa che la magistratura potrebbe alla fine dichiarare inquinata da comportamenti illeciti?
Questa interpretazione malevola ci viene anche da un altro dettaglio. Tra i pezzi di procedimento che la giunta ha stralciato dalla decisione finale c’è un cosiddetto “masterplan”, ovvero il progetto urbanistico commissionato a suo tempo all’archistar portoghese Joao Nunes sul riassetto completo delle rive del lago. Peccato che quel “masterplan” contenesse semi avvelenati sotto forma di una serie di tavole pianificatorie fatte preparare e portate personalmente da Paolo Signoretti (uno dei proprietari dell’area Cattoi, per chi non ha seguito le puntate precedenti) all’assessore all’urbanistica Mauro Malfer e da questi consegnate a Nunes quali indicazioni di indirizzo su come la città voleva ridisegnare la fascia lago. Su quelle tavole e sul modo in cui sono entrate nel procedimento amministrativo la magistratura punta parecchio per sostenere l’accusa.
Per sicurezza due assessori, Mario Tonina e Achille Spinelli, hanno pensato bene di essere assenti alla riunione dell’11 aprile. E forse anche per un silente dissenso politico. Almeno per l’assessore Tonina, di cui un’insistente voce di corridoio dice che fosse totalmente contrario all’approvazione di quella variante.
Infine non possiamo nemmeno pensare che sia stata una scelta di opportunità politica. Non è proprio cosa fare concessioni a dei ricchi e potenti sotto inchiesta durante una campagna elettorale.
A dirvi la verità, cari lettori, non riusciamo davvero a capire quale sia stata la ragione ultima di questa decisione della giunta che, tra l’altro, ha asfaltato anche il consiglio comunale di Riva del Garda il quale, il 18 febbraio, aveva chiesto la sospensione del procedimento urbanistico. E ci resta solo il retrogusto molto acido di una probabile sottomissione conigliesca spontanea ad interessi economici che si sanno aggressivi.