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QT n. 5, maggio 2025 Servizi

A22, partita persa?

Come mangiarsi un'eredità fondamentaleper la nostra autonomia

È un grande esperto di cose trentine, istituzionali e non. Conosce la storia ufficiale della nostra provincia, compresi i suoi meccanismi più contorti, a menadito. E ama il Trentino e la sua autonomia.

Gli abbiamo chiesto un parere sulla vicenda A22 e ci ha fatto un racconto intriso di delusione e anche desolazione. Ma non vuole apparire. Per ragioni del tutto sue che rispettiamo. Per questo oggi, cari lettori, vi proponiamo un’intervista senza nome. Le regole del giornalismo non sarebbero d’accordo, ma le parole del nostro interlocutore sono molto più forti di qualunque resoconto noi potessimo farvi. E quindi abbiamo deciso di violarle. Lo chiameremo “Signor G.”

Maurizio Fugatti e Arno Kompatscher

“I due presidenti in consiglio regionale, mi hanno fatto male a vederli: ‘Qualcos i ne dà per i territori…’. Ma anche i cattivi Benetton, le monadele ai territori i ghe le feva anca lori”.

Parte così il signor G. a parlare della situazione dell’autostrada del Brennero, con un riferimento alle dichiarazioni fatte tempo fa dai due presidenti delle Province di Trento e Bolzano, che spiegavano in consiglio cosa succederebbe se per caso perdessimo la concessione dell’A22. In particolare, il presidente Kompatscher aveva sottolineato il fatto che comunque il progetto presentato, e che dovrebbe essere vincolante per chiunque vinca la gara, conteneva forti garanzie per Trentino e Sudtirolo.

La questione A22 è passata dal “tutto a posto” a “è un disastro” nel giro di un mese. E uno si dice: ma cos’è successo? Dobbiamo quindi capire: è vero che sarebbe ancora possibile fare la società in house per l’autostrada?

“Molto teoricamente, ma…Il fatto che si siano manifestati cotanti contendenti che quando si manifestano non si muovono per scherzo… secondo lei mollano l’osso? E quanti avvocati hanno? Quanti contatti hanno con i nodi centrali che stanno a Roma?

Quindi è possibile teoricamente, ma innanzitutto dovrebbe volerlo il governo. E qui c’è un conflitto di interesse, perché fra chi ha manifestato interesse c’è il governo stesso. In secondo luogo, il governo dovrebbe trovare delle ottime ragioni per dire che ha sbagliato. E per dimostrare che c’è un interesse superiore che non può essere generico (tipo: pubblico meglio che privato)”.

Dal punto di vista strettamente normativo sarebbe ancora possibile quindi…

“Però bisogna dimostrare qual è l’interesse pubblico per cambiare durante il percorso. E comunque trovandosi davanti a ricorsi…Perché la gara è in corso: prima del 31 dicembre era ancora possibile, ma nel momento in cui hai pubblicato il bando, addirittura l’hai prorogato…praticamente impossibile. Non si può escludere totalmente, ma se dovessi scommettere, gli darei lo zero virgola”.

La creazione di un’eventuale società in house è una decisione che deve prendere la giunta provinciale?

“È quello che hanno fatto Veneto e Lombardia. Guarda caso.”.

Ma entrambi con interessi che convergono sul prendersi l’Autobrennero.

“Alla fine perché loro l’han fatto e noi no? Il problema cos’era? Avere socio l’Anas? È un problema avere socio l’Anas? Sei socio dello Stato. In più, a differenza della Regione Veneto per cui non cambia niente, cioè ci mette solo il fatto che adesso con il titolo quinto ha acquisito una competenza concorrente, noi non ci abbiamo messo una competenza concorrente: CI ABBIAMO MESSO I SOLDI! L’ABBIAMO FATTA! FATTA!”

È un grido a bassa voce quello che si permette il signor G., di solito sempre misurato, ricordando che il progetto dell’autostrada è stato avviato dal Trentino che, allora, si era trovato contro il governo centrale che l’autostrada del Brennero non la voleva. E fu la Provincia, al tempo, a mettere testardamente in piedi il progetto, trovando i soldi, costruendo e infine pagando i debiti contratti per fare l’A22.

Non è solo questione di soldi

Perché si dice continuamente che non si riuscivano a liquidare i soci privati in quanto la Corte dei Conti non concordava con la valutazione delle cifre?

“Non c’era da liquidare nulla. L’Autobrennero non andava liquidata. Vivevano due realtà (una società nuova in house accanto ad Autobrennero, n.d.r.). L’Autobrennero è nata per la gestione dell’A22, ma dentro oggi ha società di trasporto ferroviario, di intermodalità, interporti, altre concessioni. L’Autobrennero andava avanti con le sue gestioni, compresa la vendita dei panini e del gasolio, e le stazioni di servizio. Andava avanti lo stesso. Certo, non c’erano più le milionate di euro, ma arrivavano lo stesso dei soldi. Quindi la questione di liquidare i soci non c’entrava niente. Anche se va detto che questi volevano farsi pagare come se la concessione fosse stata già acquisita, invece ancora non c’era niente. Il valore effettivo era quello del terreno, degli autogrill e del giro d’affari dei panini e del gasolio”.

Allora chi non ha voluto fare l’in house?

“Non l’ho capito. La prima scusa era ridicola: non si voleva lo spostamento della sede a Bolzano. L’altra era quella dei soci. Altrettanto pretestuosa”.

Poi il signor G. allarga ancora lo sguardo e ci dice: “La chiave vera è quella dello spossessamento dei territori”.

Il signor G. ripercorre alcuni passaggi delle vicende di A22: “Ad un certo punto l’idea era quella di modificare lo statuto della società Autobrennero togliendo l’autostrada dal perimetro delle pubbliche amministrazioni che impone di seguire la legge di contabilità pubblica. Toglierla voleva dire avere libertà di spesa. Volevano lasciare i soci pubblici, ma affidando la responsabilità della gestione finanziaria ai soci privati. Questa operazione non è andata. E adesso lo spossessamento si cerca di farlo in altro modo”.

Ma vista oggi, l’autostrada è persa.

“Persa per definizione, perché per partecipare a questa cosa, alla fine chi vince deve avere una capacità e una dimensione che altri non hanno. Anche se abbiamo la prelazione. Perché devi avere un capitale sociale che non hai, quindi hai bisogno di qualcuno. Devi avere un fatturato che non hai. E ancora, devi depositare una cauzione miliardaria. Teniamo conto della dimensione. Devi pagare 200 milioni prima e un miliardo e tanti dopo. Quindi devi procurarti dei soci. Solo che questi soci, al di là delle tecnicità, vengono e dicono ‘Io ci metto il mio fatturato’ e quindi diventano il socio esecutore.

Poi c’è l’altro socio, quello sulle garanzie e fideiussioni. Che ovviamente è una banca o una finanziaria. La quale, al di là delle formule, ha lo scopo di entrare nella società. Quindi alla fine hai una società nella quale la presenza dei territori si riduce assai per forza di cose. Siccome la società deve crescere, diventa più grande per avere dimensione e fatturato. Diventa una società grossona: per definizione quelli che prima avevano il 50/60 per cento si ritrovano al 30 o al 20 per cento. Certo, useranno gran parte degli utili per investimenti per la società, crescerà il patrimonio, ma quel bancomat che era l’autostrada… avranno un bancomat ridotto. Ma cosa conteranno i soci territoriali in questo nuovo assetto?”

La sede dell’A22 a Trento

Alla fine il signor G. ritorna sul presente: “Quando ho sentito le dichiarazioni dei presidenti, mi facevano pena, vedendo come siamo ridotti. Perché dobbiamo lasciarci indietro tutto quello che è stato costruito nei settant’anni precedenti? Però è quello che sta succedendo. Ma questo pone seri dubbi sui nostri governanti.

Certo, non è facile riuscire a mantenere nel tempo la capacità di esercitare responsabilità così grandi. Abbiamo responsabilità da quasi-Stato ed evidentemente facciamo fatica ad esercitarle.

Forse ci sono anche tante cose non dette. Si è molto parlato degli investimenti nuovi…quello che mi ha colpito è che il fondo ferrovia è diventato fondo autostrade. C’è scritto nella concessione. La norma del ’97 portata avanti dai nostri parlamentari in una legge di manovra ha consentito di accumulare quel miliardo in esenzione d’imposta (il cosiddetto Fondo Ferrovia, n.d.r.). Questa era una delle questioni controverse sulla liquidazione dei privati. Ma quel fondo nel tempo è stato cambiato, invece che finanziamento della ferrovia è diventato fondo opere stradali. Ha comportato un cambio di prospettiva. Certo è comunque che i territori sicuramente avranno qualche prerogativa, ma si troveranno in una situazione simile alle Regioni ordinarie le quali, non avendo risorse proprie, domandano per favore. Però non tratti più da proprietario, da governo. Tratti da postulante”.

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