Ambiente: un assessorato demolito
L'indubbia efficienza dell’assessora Zanotelli: nel demolire l’impianto legislativo in tema di ambiente.
L'indubbia efficienza dell’assessora Zanotelli: nel demolire l’impianto legislativo in tema di ambiente.
Difficile accorgersene. Ma nella giunta provinciale vi si trova anche la presenza di un assessore con competenza diretta all’ambiente, Giulia Zanotelli. Fra le altre sue competenze rientrano l’agricoltura, la promozione dei prodotti trentini, la difesa idrogeologica e gli enti locali.
Direte: un simile miscuglio? Sì, ci aveva già pensato Dellai a incrinare il disegno politico di Walter Micheli che aveva riunito in un unico tessuto istituzionale le specialità rivolte alla gestione del territorio, urbanistica, aree protette, foreste e fauna. Dall’epoca Dellai i picconatori sono sempre stati attivi, ma mai in modo tanto spudorato come sta accadendo oggi. La demolizione, o meglio la cancellazione del tema ambiente dal calendario dei lavori delle giunte Fugatti, è opera di una negligenza scientifica, ricercata, come avviene un po’ ovunque dove governi la Lega.

Ci occupiamo di Zanotelli perché ormai risulta evidente che a lei, del territorio e della sua gestione, dei cambiamenti climatici in atto, delle aree protette non interessa proprio nulla. Un assessorato patacca, lo potremo definire.
Certo, si usciva dalla gestione dell’imbonitore Mario Tonina. Una gestione, la sua, che già aveva ben bene umiliato il ruolo attivo della Cabina di regia dei ghiacciai e delle aree protette. Fin da subito, cancellando un regolamento teso a una severa regolamentazione dei grandi eventi nelle aree protette (eravamo reduci dal raduno sacrilego delle jeep nel parco naturale di Paneveggio-Pale di San Martino), un regolamento costruito con pazienza dall’assessore uscente Mauro Gilmozzi supportato dal dirigente del servizio aree protette Claudio Ferrari, dai vari parchi, dall’associazionismo ambientalista e dalla SAT. Tonina, come fosse un’emergenza, aveva stralciato dal regolamento tutti i passaggi informativi e partecipativi dei rappresentanti esterni alla Provincia, centralizzando le decisioni in capo all’assessorato e ai servizi provinciali. Poi aveva lasciato la Cabina discutere di temi vari (otto riunioni in cinque anni) senza mai prendere decisioni operative su quanto emergeva, anzi, sostenendo ogni decisione della giunta provinciale che rincorreva l’estensione delle aree sciabili, il perdurare del consumo di suolo, svuotando di azioni dirette le riflessioni sugli effetti dei cambiamenti climatici in provincia.

Zanotelli sta completando il lavoro. A modo suo, diretto. In concreto, non solo cancella ogni ruolo propositivo, ma perfino il confronto nella Cabina di regia. Da quando si è insediata nell’assessorato (18 mesi fa) ha convocato questo gruppo di lavoro una sola volta, il 16 settembre 2024. Certo, vi sono stati ritardi da parte di alcuni enti nel nominare i loro rappresentanti. Nella prima e unica riunione l’assessora aveva risposto alle osservazioni critiche del mondo ambientalista (non certo isolato) con correttezza. Aveva invitato tutti i rappresentanti dei vari enti ad avanzare proposte su temi ritenuti prioritari.
Le associazioni ambientaliste il 18 ottobre 2024 con una lettera avevano proposto tre temi.
Il primo, urgente, era la convocazione di una conferenza provinciale sullo stato di gestione delle aree protette, di cui non si discute pubblicamente da ben nove anni.
Il secondo riguardava la Fondazione Dolomiti UNESCO. Come riportare fiducia nell’istituzione, quale ruolo poteva assumere questo ente nel regolamentare l’overturismo, l’accerchiamento delle grandi montagne da edifici di lusso, collegamenti sciistici e motorizzazione sempre più invasivi.
La proposta nasceva anche grazie al lavoro svolto dalla società glaciologica italiana assieme alle 36 università dello sviluppo sostenibile che avevano elaborato un manifesto propositivo, “Per un altra Marmolada”. Perché non fare della Marmolada un laboratorio reale di sviluppo sostenibile?
Il terzo tema proponeva un confronto sul rilancio delle Reti di riserve, una straordinaria intuizione legislativa della legge provinciale 11/2007. La proposta di intervenire sul territorio, (anche laddove ritenuto protetto da normative europee Rete Natura 2000) con la conservazione attiva del bene, superando una visione puramente conservativa e aprendo un percorso partecipato fra Provincia, Comuni, Associazioni nella gestione di questi territori tanto fragili. Promuovendo ricerca, lavoro e formazione. Dovevano essere 14 le reti, si era arrivati alla costituzione di ben 10 entità; oggi, nel dopo Tonina e Zanotelli, ben che vada ne funzionano cinque.
Come si vede, un insieme di proposte concrete e collaborative da parte dell’associazionismo ambientalista.
Ma l’ambiente sta soffrendo anche di altri temi: come gestire i grandi predatori, come intervenire sui territori per garantire sicurezza in presenza di eventi atmosferici sempre più ravvicinati e sempre più devastanti, come accompagnare la fragilità di molte specie vegetali e animali che stanno riducendo la loro presenza sul territorio perdendo biodiversità? Quale gestione dei corsi d’acqua e del patrimonio forestale nel dopo Vaia?

Tutti temi che non è stato possibile nemmeno sfiorare. Con una interrogazione provinciale ci ha provato il consigliere di Campobase Michele Malfer sollecitando al lavoro l’assessora, almeno nel riconvocare la Cabina di regia. La risposta è stata disarmante: in poche righe Zanotelli fa presente che siamo in prossimità del rinnovo dei Consigli comunali, quindi anche dei rappresentanti dei comuni negli enti parco. A suo dire, è meglio differire nel tempo ogni riunione. Ben sapendo che passeranno 40-60 giorni prima che i nuovi consigli comunali ritornino operativi, che gli enti parco, ben che vada, si riuniscano rinnovati nel tardo autunno. Un esempio più che illuminante di come si riesca a svuotare di ruolo un’istituzione, la Cabina di regia delle aree protette, e a vanificare la partecipazione ed ogni possibilità di condivisione su diverse linee politiche e sensibilità.
Nel frattempo i parchi provinciali soffrono di carenza di personale e vivono nella totale incertezza sulla continuità del finanziamento pubblico. Si tratta di un metodo antico, quasi ricattatorio che costringe le periferie a elemosinare ogni anno in Provincia. Mentre la stessa Provincia chiede allo Stato sempre maggiore autonomia, cioè libertà d’azione. Le reti delle riserve sono così destinate a scomparire.
Il parco nazionale dello Stelvio, a nove anni dallo smembramento che era stato imposto in nome dell’efficienza, non dispone ancora di un piano parco nazionale (per colpa della Lombardia). Non viene elaborata (a differenza di Bolzano) alcuna linea operativa in tema di mitigazione e attenuazione degli effetti dei cambiamenti climatici.

Non c’è dubbio alcuno sull’efficienza dell’assessora Zanotelli nel demolire l’impianto legislativo in tema di ambiente e conservazione della Provincia di Trento. Guardando al domani, inoltre, ad aggravare la situazione è arrivato il via libera del Governo alla modifica dello Statuto di autonomia provinciale. Fra le competenze esclusive strappate a Roma dalle due Province autonome vi sono l’ambiente e la gestione della fauna selvatica. Non si poteva donare festa più ricca per cacciatori e aggressori dei territori.