Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca
QT n. 11, novembre 2024 Trentagiorni

Renato Ballardini visto da QT

Sono stati celebrati a Riva i 97 anni di Renato Ballardini, durante la guerra giovanissimo partigiano, e poi avvocato e deputato socialista per cinque legislature, presidente delle Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro, deputato a Bruxelles, dove fu anche vice presidente del Parlamento Europeo. Fu anche redattore di Questotrentino. È in questa veste che ci sentiamo di volerlo, affettuosamente, ricordare.

A dire il vero alcuni di noi, nel ruolo di attivisti della sinistra radicale (sostanzialmente il gruppo del Manifesto) lo avevamo incontrato verso la metà degli anni ‘70. Lui cinquantenne, parlamentare di quelli che contano, era interessato a noi ventenni idealisti: ci teneva a sottolineare come le idealità ci fossero comuni, e come trovasse interessante la nostra attività al di fuori delle istituzioni, ma era chiaro, senza che lo dicesse esplicitamente, che della nostra efficacia e concretezza dubitava.

La storia poi ci avrebbe avvicinato. Noi nel 1980 fondammo Questotrentino, e pur con ambizioni più limitate e mezzi modesti iniziammo davvero a incidere. Lui nel 1981 se ne andò dal Partito Socialista di Bettino Craxi sbattendo violentemente la porta: il PSI era ormai un partito governato da persone dedite al malaffare (cosa che dieci anni dopo fu certificata dalla magistratura). Nella sua dichiarazione, ripresa da tutti i media nazionali, indicò Questotrentino come un esempio positivo, di come nella società, soprattutto tra i giovani, ci fossero gli anticorpi alla malaugurata deriva che lui vedeva imboccata da tanta parte della politica italiana.

Fu nella logica delle cose incontrarci. Renato divenne nostro redattore. Era chiaramente un punto di riferimento: il nostro editorialista di punta, su cui contare per la grande esperienza anche internazionale. Era passato dai vertici europei alla modesta redazione di un giornale volontario: eppure non lo viveva come un declassamento, si trovò invece molto più a disagio quando, eletto in Consiglio Provinciale, ben presto visse come asfittico quel luogo, a differenza della nostra sede: si vedeva che si trovava bene nel discutere con noi, scrivere, godere dei momenti di convivialità.

Era anche la persona equilibrata in grado di risolvere le tensioni. E di affrontare con fiducia ed ottimismo i momenti di difficoltà economica: “Ma no, ragazzi, questi sono problemi che si risolvono…”

Fu anche un baluardo dal punto di vista legale. Le esperienze come la nostra – scoprimmo poi – in Italia sono state sempre a rischio per via delle cause, talora pretestuose, impiantate apposta per metterle a tacere. Se anche vinci la causa ma devi pagare l’avvocato, le spese legali, devi arrabattarti per mettere insieme mille documenti, alla fine rischi di non farcela più, anche se sei un collettivo agguerrito.

L’avvocato Ballardini, tra i più autorevoli del foro di Trento, era un difensore che incuteva rispetto ai colleghi e ai magistrati, per di più era gratis, pagava di tasca propria le spese processuali, preventivamente revisionava ogni articolo potenzialmente pericoloso e poi, se del caso, ci difendeva con passione.

In breve, dopo che politici del massimo livello provinciale rimediarono con noi figuracce in Tribunale, si capì che avevamo le spalle molto larghe e che forse era meglio lasciarci in pace e sopportarci. E la tutela legale è stato uno dei motivi della durata, anomala in Italia, di un’esperienza autogestita e indipendente come Questotrentino.

Dopo Ballardini altri legali, nel corso dei decenni, ne presero il posto; sento il dovere di ricordare Arrigo Monari, Mauro Bondi, Gianfranco de Bertolini, e oggi Cinzia Marsilli e Paolo Chiariello.

Ricordo ancora, con Renato, quando il querelante era un magistrato, le trasferte a Venezia oppure a Brescia: lunghi viaggi in amicizia, a parlare un po’ della causa, ma soprattutto di politica, una passione che sempre ci accomunava, oppure di varia umanità, di esperienze di vita.

A QT lo ricordiamo tutti con grande stima, riconoscenza, affetto. “Beh, non sono ancora morto!” immagino la reazione di Renato a questo articolo. Sì, Renato, sei sempre tra noi, ma queste cose è meglio dirsele ancora da vivi.