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Un culo di pietra tira l’altro?

Dunque all'Unione Commercio è stata un ulteriore defenestrazione. Il presidente dell'associazione attività di servizio, Giancarlo Gardumi (pubblicitario ai tempi d'oro di Malossini, da anni in pratica burocrate dell'Unione) ha anch'egli dovuto lasciare il campo, sostituito da Mario Oss, cariatide Dc, riciclatosi nei Ccd, presente in millanta Consigli di amministrazione (Tecnofin, fino a ieri Cassa di Risparmio, Aeroporto, Interporto...).

Novità ? Zero.

Eppure anche questa vicenda è significativa del Trentino attuale: che sa che deve cambiare, ma che trova difficile imboccare la strada giusta. Ad una ad una le varie categorie del terziario esplicitano la consapevolezza di una situazione difficile, resa più problematica dalla presenza di una dirigenza obsoleta, tesa solo a conservare privilegi personali. Ma poi c'è difficoltà a intravedere alternative: oltre alla promessa di non cumulare le cariche, di porre un limite ai mandati, finora non si va (quando va bene; Mario Oss è un altro professionista della poltrona).

E' tutto proprio così difficile?

Vediamo un altro esempio: la Caritro. I nostri lettori conoscono gli appetiti che si sono scatenati intorno alla banca, e l'assalto dei burocrati al fortino presidiato dai "professori". Si conosce anche l'esito: tutti si sono dichiarati soddisfatti, le poltrone sembrano distribuite con il bilancino del farmacista per accontentare i vari potentati. Eppure il risultato vero è un altro: la privatizzazione va avanti, e prossimamente la maggior banca del Trentino entrerà nell'orbita di un grande istituto (Deutsche Bank è in pale position) acquisendone servizi, contatti e professionalità. Nelle altre parti d'Italia strabuzzano gli occhi: "Come, privatizzate? I vostri boss non si tengono stretti la Cassa?"

- No, da noi, per una serie di circostanze, al posto di comando ci sono degli universitari, non ammanicati, che non hanno un giro di potere...

"E non li hanno defenestrati?"

- Beh, ci hanno provato, e come! Però non ci sono riusciti... -

Appunto. Non ci sono riusciti. Forse perché la società trentina pensa che è meglio integrarsi nell'economia europea, invece che preservare a tutti i costi piccoli spazi di inerte potere locale.

Passiamo alla politica. In questi giorni la Sinistra Democratica ha presentato il suo progetto di primarie, attraverso il quale andrà a definire il proprio capolista.

Si tratta di un percorso complesso: si può candidare chiunque, purché presentato da 100 firme di elettori. Poi inizia una kermesse con i candidati che si presentano nelle varie realtà, dove poi si vota. Alla fine, i due candidati più votati andranno a un ballottaggio finale, dopo un'assemblea conclusiva a Trento.

Il complesso meccanismo è evidentemente frutto di mediazioni, e presenta alcuni punti criticabili: le cento firme iniziali, di cui almeno 25 devono essere di iscritti al partito, almeno 25 di non iscritti, non più di 50 dello stesso comune, presuppongono che il candidato abbia alle spalle un'organizzazione, il singolo non ce la farà mai; la possibilità del voto per posta depotenzia il confronto faccia a faccia tra i candidati e premia il voto di appartenenza ed organizzato (della serie "non vado ali 'assemblea, voto per XY che è del partito ").

Insomma, una serie di norme che rendono il confronto meglio incanalabile.

Eppure l'insistenza con cui il maggior partito della sinistra, invece di starsene tranquillo ad aspettare i prossimi copiosi frutti, al contrario continua a ripensare se stesso, a voler intraprendere, sia pur con alterne fortune, strade nuove, è indice di una autentica tensione al rinnovamento, tanto più coraggiosa in quanto applicata innanzitutto su se stesso.

Forse troppo su se stesso. E questo è il limite che l'insieme del mondo politico continua a presentare: parla, se va bene sperimenta, ma sempre si tratta di alleanze, candidature, liste, aggregazioni.

E così la nostra società si trova ad un punto di svolta: rompere con il vecchio sistema dei burocrati, delle clientele, dello sviluppo vagamente quantitativo e senz'altro assistito; e riprogettarsi. Come abbiamo visto in apertura è un 'esigenza sempre più diffusamente avvertita. Speriamo che si cominci a darle delle risposte.