Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Una Giunta dalle piccole ambizioni

Dellai, ossia la politica del più furbo. La sinistra, ossia i riformatori che prescindono dalle riforme

"Signor Presidente, ma ci faccia il piacere..." Con questo sbeffeggio ripreso da Totò, da parte del più curiale dei commentatori politici trentini, Roberto Colletti dell’Alto Adige, è ufficialmente finita la luna di miele della stampa trentina e Lorenzo Dellai. Il giorno stesso dell’insediamento della nuova giunta provinciale infatti, i due quotidiani, che in passato avevano contribuito a piene mani a costruire il mito fasullo del supersindaco, si divertivano ad abbatterlo, in un coro di commenti pesantemente negativi quando non apertamente sprezzanti.

Ai comportamenti della stampa QT tradizionalmente dedica ampio spazio. Ma qui non è questo il problema. Il problema è il nuovo presidente: come sia riuscito in breve tempo, e pur supportato ancora dai locali poteri forti, a dissipare un patrimonio cospicuo - seppur fragile - di credibilità. Forse è proprio vero che gli encomi sperticati sono dannosi, le pompature giornalistiche (ve lo ricordate "Dellai, il nostro leader"?) fanno perdere il senso delle cose.

In effetti la chiusura delle trattative di Giunta è stata pessima.

Vediamo i dati di fatto. Il primo, clamoroso, evidenziato da tutti i commentatori, è la giunta "spezzatino". Cioè la ridicola frammentazione delle competenze fra i vari assessori (spintasi fino a livelli sofistici, ontologici: le acque come elemento ambientale sono di competenza dell’assessora Berasi, come fattore produttivo dell’assessore Pinter) che renderà difficile il lavoro ordinario (ci si dice che creerà anche reali problemi giuridici e continui conflitti di competenza tra i vari servizi) e renderà problematica ogni velleità di progetti complessivi. Che senso ha tutto questo?

Esclusa l’improvvisa follia del neo-presidente (e data invece per credibile una sua sottovalutazione dei problemi amministrativi) avanziamo un’ipotesi, in linea con i comportamenti dellaiani degli ultimi mesi: la creazione di un governo del Presidente, con l’emarginazione di altre personalità di spicco, e la riduzione di amici e alleati a ruoli subalterni; di qui l’altrimenti incomprensibile spezzettamento delle competenze, per costringere gli assessori a ricorrere a lui come coordinatore e arbitro.

Secondo dato. L’esclusione di Vincenzo Passerini (Rete-Ds) ottimo assessore all’istruzione con l’Andreotti 2, e attribuzione dell’assessorato al sindaco di Riva Molinari, dalle competenze specifiche nulle. Anche se qui pesantissime sono le responsabilità dei Ds (e vi ritorneremo) il fatto che il presidente abbia accettato senza batter ciglio questa menomazione della sua squadra, la dice lunga sull’importanza da lui attribuita al proprio programma: incentrato su due punti base, "due progetti per il Trentino", uno dei quali è l’istruzione; solo che quando poi i diessini lasciano a casa l’assessore competente, Dellai si limita a stringersi nelle spalle: dell’istruzione, in realtà, chi se ne frega?

Terzo dato, ricavato da un illuminante prospetto de L’Adige. I sette assessori dei partiti alleati, messi insieme hanno un budget complessivo di 900 miliardi; invece i quattro assessori della Margherita hanno a disposizione1500 miliardi a testa: lì sta la polpa, i soldi da gestire.

L’insieme di questi dati di fatto, e le considerazioni che ne conseguono, portano a una conclusione: questa non è una giunta fatta "per voltare pagina" (slogan elettorale della Margherita), per riformare, per adeguare il Trentino al 2000. Anzi; è una giunta scientificamente - e abilmente - costruita con uno scopo preciso: permettere al suo Presidente - e solo a lui - di gestire l’esistente. Nell’ambito della piena continuità con la cultura dorotea: il Trentino non ha bisogno di cambiare, il governo consiste nell’arte di ottimizzare la distribuzione delle risorse.

In questo sinceramente Dellai è riuscito a deludere anche noi, che notoriamente non siamo tra i suoi estimatori. L’uomo, abilissimo nella manovra tattica, non ha in realtà grandi ambizioni: ritiene che la politica si risolva tutta nell’essere più furbi degli altri (forse non è un caso la sua sintonia con Tretter) e i grandi progetti gli servono solo per i discorsi.

Ma la realtà non è questa. Il Trentino ha disperato bisogno di adeguarsi; se ne è accorto il mondo economico, che i vecchi limiti li vive sulla propria pelle; se ne è accorto il mondo della cultura e dell’informazione. Per un Dellai ristrettosi alla piccola visione dorotea, del governo dei favori e delle prebende, non si prospettano cinque anni facili.

Un capitolo a parte merita la sinistra. La dirigenza dei Ds, insicura di sè, delle proprie ragioni, si è aggrappata al "leader" Dellai: che ovviamente ha fatto i propri interessi, riducendo a vassallo il partito potenzialmente antagonista (per il proprio peso e per la vocazione riformista).

A questo punto i dirigenti diessini hanno perso del tutto la bussola: di fronte ai ringhiosi avvertimenti della base, hanno giocato la carta dell’orgoglio di bandiera. E hanno sacrificato l’assessorato per il neo acquisto dalla Rete Vincenzo Passerini, in favore di un posto per il pidiessino doc Remo Andreolli. Solo che mentre le competenze di Passerini - nel vitale settore dell’istruzione - sono note e testate, quelle di Andreolli sono misteriose: bancario, Andreolli viene presentato come esperto in economia, tema centralissimo d’accordo, in cui però il Pci-Pds-Ds in questi anni è stato assolutamente latitante.

Insomma, questa è la vecchia politica: per equilibri tutti interni di partito, si accantonano le persone competenti e si affidano le responsabilità pubbliche ai novellini. Peggio ancora: questo significa l’affossamento dell’esperienza dei Ds, che doveva essere un crogiolo delle varie culture di sinistra; alla prova dei fatti, le culture, le competenze non contano, scatta invece il manuale Cencelli interno, ogni componente deve avere il suo scranno. E il progetto riformatore? E la priorità all’istruzione? Non contano più, interessa la corrente dell’assessore.

Se a questo aggiungiamo il fatto che lo stesso assessorato ad Andreolli è ridicolo (con la competenza sul Lavoro ma non sull’Industria, sulla Promozione ma non sui Poli fieristici ed altre baggianate); che anche l’assessorato di Pinter ha aspetti fasulli (con la citata mezzadria con la Berasi sulle Acque; e poi con la competenza sulle Riforme istituzionali - che vuol dire Comuni e Comprensori - ma gli Enti Locali li ha Grisenti, della Margherita, e se ne vedranno delle belle) è evidente la debàcle complessiva. Ci sembra veramente arduo sostenere che questo insulso spezzatino risponda a qualche logica vagamente riformatrice. E nemmeno noi ci sentiamo di dare tutte le colpe a Dellai; se l’esito è così sconfortante, una grossa fetta di responsabilità ricade sui riformisti: che evidentemente hanno condotto le trattative prescindendo dalle riforme.

In quest’ottica a maggior ragione sono stati risucchiati anche i partiti minori della sinistra, i Verdi e Trentino Domani: protesi a rivendicare l’assessorato, la competenza, la mitica "visibilità". Progetti complessivi? Ma quando mai... Ed anche qui la responsabilità maggiore ricade sul maggiore partito della sinistra. All’indomani del risultato elettorale infatti, Verdi e Trentino Domani avevano proposto ai Ds di formare un fronte comune, per trattare con pari dignità, 8 consiglieri della sinistra e 8 della Margherita, e magari elaborare un progetto armonico di Giunta. "Non se ne parla, sarebbe non fidarsi di Lorenzo" fu la risposta dei diessini. Si sono visti i risultati, con la sinistra a disputarsi ringhiando pezzetti dell’insulso spezzatino dellaiano.

Quando alcuni giorni fa al convegno promosso da "Società Aperta" su "Federare e liberare" sono intervenuti i dirigenti diessini, hanno fatto discorsi "alti": per quanto sollecitati da un bell’intervento di Walter Micheli (vedi a pag 20) non hanno pronunciato una parola sulla Giunta testè varata, e invece tante, e bellissime, sulla riforma della politica, sull’incontro delle culture, sui progetti riformatori all’altezza delle sfide...

Aveva ragione Totò: "ma fateci il piacere...".