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Il ritorno dell’Oriente

L'Oriente non c’è più" titolavamo l’anno scorso; Oriente-Occidente sembrava aver perso uno dei punti cardinali, e concentrarsi sulla danza occidentale. Forse per motivi di mercato, forse anche perché negli anni aveva già arato il pur ampio campo del tradizionale teatro-danza orientale. A noi era sembrato un adagiarsi sulle offerte dei circuiti internazionali, un venir meno alla specificità del festival di Rovereto. Quest’anno invece, o perché queste preoccupazioni sono condivise dagli organizzatori, o per il naturale andamento pendolare di tanti fenomeni, il Festival torna a guardare all’Oriente; e lo fa nella forma che gli è più specifica, cercando i collegamenti, le reciproche influenze con la cultura occidentale.

Due sono questi filoni di indagine: la nuova danza israeliana, e il rapporto flamenco-kathak. "Israele è un paese molto effervescente; e fisiologicamente contaminato: è formato da una popolazione di immigrati (o figli di immigrati) da tutto il mondo ed ha uno strettissimo rapporto, anche se conflittuale, con il mondo arabo - ci dicono gli organizzatori Paolo Manfrini e Franco Cis. In questa situazione si è inserita una precisa politica governativa che, analogamente a quella francese, ha individuato nelle arti, e soprattutto nella danza, un mezzo che può fungere da ambasciatore presso le altre culture. Di qui l’azione del Ministero della Cultura, che ha portato in Israele i massimi coreografi di tutto il mondo (Merce Cunnigham, Marta Graham, Maurice Béjart, Pina Bausch...) a tenere stage, a formare una generazione di giovani allievi. "Israele è un paese di giovani, che nutrono tensione ed apprensione per la situazione del loro paese, ma al contempo - o forse proprio per questo - manifestano una grande voglia di vivere, a Gerusalemme, a Tel Aviv è normale ballare sui tavoli fino alle tarde ore della notte." Di qui la nascita e l’affermarsi della danza israeliana, connotata da profonde mescolanze di culture e da un forte messaggio di integrazione e pacificazione (a Rovereto vedremo compagnie miste di israeliani e palestinesi).

Il secondo filone riguarda il rapporto tra il flamenco (francamente, troppo spesso proposto: è una specie di prezzemolo che si trova in tutte le rassegne) e il kathak indiano. "Il kathak è una danza di corte, ballata con agili, frenetici colpi di piede, analogamente al flamenco, che può esserne visto come una filiazione. - ci dicono Cis e Manfrini - Presentare questo rapporto è il nostro scopo." Il progetto si articola in tre serate, una dedicata a una compagnia indiana di kathak, una seconda a un ensemble spagnolo di flamenco, e una terza in cui i ballerini delle due compagnie danzeranno insieme.

Infine un terzo filone: dedicato ai giovani danzatori italiani. Ci saranno spettacoli già affermati ("Super" dei Kinkhaleri e "Focus on L" di Rebecca Murgi), e due nuovi lavori di cui Oriente-Occidente è coproduttore ("Ligabue" di Monica Casadei, "Trionfo anonimo" dei bolognesi dell’Impasto).