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Trento e il nuovo PRG: Dellai permettendo

Il Comune di Trento, le indicazioni dei “saggi”, le spinte dell’affarismo.

E’ un po’ clandestino il documento propedeutico al nuovo PRG di Trento presentato dai tre "saggi" incaricati dal Comune. Consegnato in giugno, non se ne è ancora discusso, ai "saggi" non è stato chiesto alcun chiarimento, e quando ne abbiamo chiesto una copia all’assessore all’urbanistica Andreatta, ci siamo sentiti rispondere che "non è possibile... per correttezza... prima occorre che... io sono per la massima trasparenza però..."

L'assessore all'urbanistica a Trento, Alessandro Andretta. Della Margherita, ma indipendente dagli affarismi di Dellai (e per questo non supportato dalla lista).

Quando poi lo si legge (perché si sa, questi sono i segreti di Pulcinella), riesce difficile, a prima vista, capire i motivi di tanto imbarazzo. E probabilmente il motivo vero è più di fondo. I tre consulenti (i professori Renato Bocchi, Alberto Mioni, Bruno Zanon) hanno fama di persone serie, non manovrabili, e proprio per questo la loro nomina è stata fin dall’inizio contrastata dall’ala affaristica della maggioranza (facente capo al plenipotenziario di Dellai in Consiglio comunale, il margheritino Giorgio Casagranda). Ora, ogni loro atto pone un po’ in agitazione la maggioranza, in cui una parte vorrebbe qualificarsi con una gestione dell’urbanistica corretta e svincolata dagli affarismi; sapendo però che questo non può non porre momenti di contrasto con il Grande Fratello che siede a Piazza Dante, e con cui non si vuole assolutamente litigare. Un percorso difficile, da cui continui imbarazzi e latenti tensioni, che riaffiorano ogni volta che il progetto della città s’interseca con le aspettative di lobby e speculatori.

La stessa metodologia che si sta adottando risente di questa situazione. "Entro giugno-luglio del 2001 - ci dice l’assessore Andreatta - contiamo di portare in Consiglio un piano strategico, che definisce la visione complessiva della città, e due piani d’area su due punti critici, Trento Nord e la fascia lungo l’Adige dal ponte di San Lorenzo alle Ghiaie."

Un metodo curioso: prima di fare il Piano, se ne anticipano due parti. In realtà quest’anomalia è dovuta all’inghippo area Michelin-Iniziative Urbane confezionato a suo tempo da Dellai (con l’inopinata cessione dell’importantissima area a un pool di privati, che ora scalpitano, vogliono guadagnarci, e soprattutto non vogliono perdere tempo).

Il prof. Renato Bocchi, già coordinatore del Piano per il Centro storico, uno dei tre consulenti per il Prg, osteggiati da parte della maggiornaza perchè ritenuti non influenzabili dal partito degli affari.

"In effetti la cosa è anomala - ci risponde l’arch. Renato Bocchi, uno dei tre consulenti, docente a Architettura a Venezia e a suo tempo curatore del piano del centro storico di Trento, l’unico che ha realmente funzionato - Però non è detto che venga per nuocere: definite le linee generali, può essere positivo progettare prima le porzioni di città su cui le idee possono essere subito tradotte in investimenti."

E in effetti la linea della giunta comunale sull’ex-Michelin (mettere toppe sul buco fatto da Dellai) finora non ha prodotto esiti negativi: ha dato una calmata ai privati di Iniziative Urbane, ne ha preso in considerazione, ma con le pinze, le proposte emerse dal loro concorso di idee, ma al contempo ha accelerato l’iter per giungere a una conclusione: ai primi di dicembre si terrà un convegno internazionale sulla progettazione delle fasce urbane in lungo fiume, con la proposizione di esperienze a Parigi, Barcellona, Bilbao e altrove. Insomma, l’inghippo di Dellai ha portato a dover far convivere, in un’area cruciale, profitto d’impresa e vetrina della città (per cui alcune opzioni non sono più percorribili, come ad esempio quella del parco urbano, che non darebbe reddito ai proprietari); a questo punto la giunta e i consulenti si stanno impegnando per far sì che il forzoso connubio sia positivo.

Insomma, la vicenda del PRG si sta svolgendo come un faticoso rapporto a tre: Giunta, consulenti, e il convitato di pietra Dellai. L’assessore Andreatta (che è della Margherita, dove però è stato emarginato, essendosi rifiutato di fungere da cinghia di trasmissione di Dellai) esprime valutazioni positive sul lavoro fin qui svolto dai consulenti: "E’ un documento molto ricco, sono molto contento del lavoro fatto. Ora si tratta di andare avanti."

Oltre ai due piani d’area (lungofiume e Trento Nord), nel prossimo momento sarà presentato "il piano strategico della città, per stabilire la finalità di fondo di Trento: stabilito questo, si potrà passare alla definizione di come questa finalità viene tradotta sul territorio, cioè il vero e proprio Piano regolatore."

Può anticiparci le linee portanti di questa ‘visione’ della città?

"Trento come città della qualità della vita, della qualità ambientale, delle relazioni: quindi città della cultura, del turismo, dell’istruzione, della ricerca."

Qui non ci siamo più. Questi concetti sono ripetuti ormai ad ogni documento, sono la base di ogni programma elettorale. Intendiamoci, una loro più concreta articolazione non può che essere positiva, anzi sarebbe doverosa. Solo che poi, quando si tratta di passare alle scelte concrete, queste rimangono belle e vuote parole.

Un esempio per tutti: l’interporto; che nelle aspirazioni dei suoi vertici, nelle dichiarazioni dell’assessore provinciale Silvano Grisenti, dovrebbe diventare un centro sovraregionale di smistamento dei Tir, collegato con PiRuBi e ampliamento dell’Autobrennero: insomma (come abbiamo documentato in un nostro recente servizio Un Trentino senza rotta) un formidabile centro di inquinamento atmosferico, che trasformerebbe Trento nella pattumiera delle Alpi.

E il Comune, che pure ha una robusta partecipazione azionaria nella società Interporto, che dice?

"Il Trentino è un corridoio dell’Europa, siamo una città dei flussi. Il che ha risvolti positivi e negativi. Bisogna far passare e utilizzare il meglio (per esempio, a Trento lo scorso anno hanno soggiornato cinque premi Nobel); però dobbiamo convivere con gli aspetti negativi" - si limita a rispondere Andreatta che, ci è parso di capire, non ha ben presente il problema.

"Effettivamente è tutta la ‘missione’ della città che è da chiarire - risponde più esplicito Bocchi - per questo è prioritario il piano strategico. Comunque non spetta a noi, consulenti urbanistici, stabilire la strategia economica della città."

E forse il problema non sarà solo stabilire sui documenti una strategia; ma soprattutto attenervisi nelle scelte concrete.

Tutto interno alla condivisa linea dell’importanza della ricerca è l’altro punto di frizione. La priorità alla tecnologia, alla new economy, rischia infatti di tradursi in soldi pubblici alla jurassic economy, cioè negli eterni giochetti su aree e immobili.

Il primo round lo si era avuto quando Dellai aveva lanciato la proposta di insediare una nuova sede dell’Irst-Itc nell’area ex-Michelin. Premesso che non si capisce perché si dovrebbe spostare l’Irst da una sede testé inaugurata, la localizzazione alla Michelin appare poco felice per la città: l’area, centralissima, proprio per ricucire il rapporto della città con il fiume, dovrebbe essere dedicata soprattutto a istituzioni culturali di ampia fruizione pubblica (come i musei e la biblioteca dell’università), dovrebbe implementare l’attuale, vivace fruizione ricreativo-sportiva, non ridursi ad ospitare dei capannoni, anche se dentro vi si svolge attività di elevato livello.

Su questo punto la giunta comunale sembra abbastanza decisa; e i consulenti hanno presentato, come proposta alternativa, l’idea di localizzare l’Irst a Piedicastello, all’Italcementi: posto prestigioso, di grandissima visibilità da Autostrada, tangenziale, ferrovia, che connoterebbe anche visivamente Trento come luogo della ricerca. Ma il presidente dell’Itc Bonvicini finora ha risposto picche: o Michelin o niente.

Il secondo round si è cominciato a giocarlo su una questione annosa: le costruzioni a Trento Nord. Il dott. Ivo Rossi, allora direttore dell’Unione Commercio, ma soprattutto intermediario immobiliare per conto di svariati affaristi, si inventò quindici anni fa il "progetto Magnete": a parole una "cittadella del terziario avanzato", nei fatti un’operazione immobiliare per vendere a caro prezzo palazzoni alla Provincia. La cosa naufragò per la propria inconsistenza (ribadita anche, ai limiti del grottesco, nelle deposizioni nelle aule giudiziarie, dove approdò come vicenda collaterale alla vicenda Malossini/Prada per lo scambio "io ti faccio comperare dalla Pat - per il Magnete - i tuoi terreni, tu mi dai la tua villa al lago"). Ora Ivo Rossi, attualmente sul libro paga degli speculatori Tosolini, Lazzara e Mandelli (sodali di Malossini, il primo imputato nel processo per la villa) è passato alla Margherita, nella cui lista è stato candidato alle ultime provinciali. Ed ecco quindi la resurrezione del Magnete: Rossi propone ancora "la cittadella della new economy" da localizzarsi nel palazzone ormai costruito (ma ancora invenduto) di Tosolini & C; Dellai accetta subito, entusiasta.

Il costruendo complesso del Magnete, un orrido palazzone "in stile Varsavia anni sessanta", secondo il presidente della commissione urbanistica Stefano Albergoni. Proprietari Pietro Tosolini e altri noti imprenditori d'assalto, vicini alle "sensibilità" del presidente Dellai.

Il sindaco Pacher, in soggezione rispetto a Dellai, si affretta a commentare che "urbanisticamente è una scelta compatibile". Invece l’assessore provinciale all’economia Andreolli (DS) ci dice: "Perché comperare nuovi edifici, quando già abbiamo complessi pubblici ad hoc realizzati, come il Bic di Rovereto?". L’ex-presidente della Tecnofin Todesca sentenzia che "i muri sono l’ultima cosa di cui le imprese del terziario hanno bisogno". E altri ancora sottolineano il dilettantismo della proposta, avanzata senza far riferimento concreto ad alcuna azienda interessata; anzi, quando le maggiori società che operano nell’informatica - ultima la Delta - si sono da poco insediate in propri edifici.

Il breve dibattito che segue appura che un polo del terziario avanzato avrebbe un solo aspetto positivo, di immagine. "Ma questo fa a pugni con la localizzazione a Trento Nord - ci dice Bocchi - in un’area compromessa e in un edificio insignificante." E il presidente della commissione urbanistica, Stefano Albergoni, liquida la proposta con due battute: "Si tratta di un’area già satura. E il palazzo del Magnete è proprio brutto, roba da Varsavia anni Sessanta."

Se Trento riuscirà a dribblare i condizionamenti degli affarismi (che qui non riusciamo ad elencare tutti; citiamo solo, pesantemente stigmatizzato dal documento dei consulenti, il caso Metropolis, la società immobiliare delle FS, che vorrebbe pesantemente urbanizzare aree già sature lungo la linea ferroviaria, con la sospetta connivenza di alcuni uffici pubblici); se dunque la città - e la giunta - sapranno resistere alle varie pressioni, il nuovo PRG potrà affrontare meglio alcuni problemi.

Anzitutto il lungo fiume, dove si cominciano a intravvedere soluzioni positive. Poi Trento-Nord, dove però, clamorosamente fallita l’ipotesi del PRG di Vittorini di trasformare via Brennero in un grande boulevard, con verde e portici, è difficile ipotizzare soluzioni che migliorino sensibilmente una situazione compromessa. Quindi la mobilità, con la sospirata metropolitana di superficie, la direttrice longitudinale a elevata frequenza di autobus, i parcheggi di attestamento. Il sistema delle aree verdi, che ritagli percorsi ciclo-pedonali a collegamento di tutta una serie di parchi e spazi verdi. Alcuni interventi migliorativi nel già ottimo centro storico (interramento di via dei Ventuno con valorizzazione del Buonconsiglio e di piazza Mostra pedonalizzata; ridisegno dell’accesso al centro da piazzale Sanseverino e via Verdi). Localizzazioni congruenti per nuovo ospedale e carcere (sembra battuta la sconfortante idea di ficcare tutto nella fascia lungo l’Adige). Nuove piccole zone artigianali, fortemente rivendicate dalle categorie economiche. Nuove opportunità per le famiglie, con la possibilità, attentamente vagliata, di rialzare case o sottotetti in alcune parti del territorio, per risparmiare terreno e mantenere tessuti relazionali importanti .