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La spazzatura sotto il tappeto

Come si sa, non è una soluzione nascondere la spazzatura sotto il tappeto. E così, ignorare i problemi locali in nome delle elezioni nazionali è cosa di breve periodo. Ecco quindi, dopo le elezioni e i commenti, susseguirsi una serie di avvenimenti che ripropongono nodi irrisolti. Ci riferiamo al problema turismo-ambiente, legato a quello economia-contributi. Elenchiamo i fatti: il comitato ambientalista "Per la Val Jumela" non si arrende, e lancia proclami minacciosi; la Commissione Europea boccia la politica provinciale di sussidi agli impianti; approda in Giunta provinciale il progetto di un residence di 1600 posti nel Lagorai; la Sat minaccia, se il progetto verrà avallato, la guerra totale; la società Folgarida-Marilleva accusa la Pat di ostacolare il suo sviluppo.

La Val Jumela, nella parte interessata ai progettati impianti sciistici.

Iniziamo dalla Jumela, che Dellai & C pensavano ormai digerita. Non è così. Il 25 maggio una conferenza stampa delle 19 associazioni che formano il comitato "Adottiamo la Val Jumela" informa sulle prossime iniziative: sul piano giuridico, attesa dell’imminente sentenza del Tar e preparazione di un ricorso al Consiglio di Stato in caso di esito negativo; e comunque, apertura di un contenzioso europeo, sollevando il caso presso la UE per violazione di una direttiva a protezione "degli habitat naturali, della flora e della fauna". Poi la mobilitazione.

Alla conferenza erano presenti noti scienziati e naturalisti locali, che con passione hanno spiegato il valore della piccola valle, del patrimonio che si sta per dissipare.

Che fare? - ci si è chiesti. Se l’ottusità del fronte clientelar-impiantista farà partire le pachere, come opporsi? "Dal 10 giugno in poi, sciolte le ultime nevi, ogni giorno può accadere che si accendano i motori" - è stato detto. "Incateniamoci agli alberi" - è stata la risposta. Per intanto viene unilateralmente proposta l’istituzione della Riserva Naturale della Val Jumela e Val Grepa. Il 9 giugno ci sarà una grande mobilitazione, con gli ambientalisti che picchetteranno l’area della Riserva naturale, in contrasto coi geometri delle società costruttrici che stanno anch’essi picchettando, ma per tracciare il lavoro delle ruspe. Una situazione potenzialmente esplosiva, come da anni non si vedeva.

Anche perché non si tratta - come qualche politicante vorrebbe - di quattro gatti ficcatisi in un vicolo cieco; bensì, come evidenziato dai sondaggi a suo tempo eseguiti e dai clamorosi risultati elettorali, di persone che godono di vasto consenso. E il fatto che non demordano, che la questione tenda a incattivirsi, indica quanto fallace sia stata la presunzione dellaiana di risolvere il problema con un atto di imperio; e quanto miope la debolezza della sinistra (o di parte di essa) che sperava di archiviare la propria colpevole sconfitta limitandosi a un sospiro. La Jumela è stata una ferita; è ancora aperta, e continuerà a sanguinare.

Il fatto è che la Jumela esemplarmente collega la questione ambientale con quella economica: è un progetto non solo devastante, ma economicamente inconsistente, la cui sola finalità è di far affluire nuovi contributi pubblici a una società (la Buffaure) decotta. E in questi giorni la Commissione Europea ha ulteriormente chiarito: non è possibile andare avanti così, non saranno ammessi ulteriori finanziamenti alle società impiantiste. La risposta della Giunta provinciale, che già, invano, si era opposta alla direttiva europea, è stata sconfortante: troveremo il modo di aggirare il divieto, finanziando i Comuni perché coprano i buchi di bilancio. Insomma, l’economia, lo sviluppo, non c’entrano: c’entrano le lobby di valle e per foraggiarle si continuerà a finanziare imprese in perdita, che propongono un turismo obsoleto basato sulla meccanizzazione dell’ambiente e distruggono quello innovativo basato sull’integrità del paesaggio.

Infine, a coronamento di questo percorso, ecco la proposta dei residence nel Tesino. Un’idea sorprendente, che propone un modello turistico non solo senza futuro, ma anche senza passato, o meglio, con un passato di fallimenti. Una cosa insensata. Per di più in una zona, il Lagorai, che deve il suo fascino non a paesaggi mozzafiato, ma all’essere un’ampia distesa di spazi incontaminati: introdurvi abitati, strade, parcheggi, significa condannare l’area (oltre all’investimento stesso, che non potrà non essere di rapina). E’ significativo che a questo punto la stessa prudentissima Sat (che proprio in nome dell’integrità ambientale nel Tesino aveva smantellato un suo piccolo e delizioso villaggetto) minacci le barricate.

A completare il quadro, sul fronte opposto si muovono le funivie di Folgarida-Marilleva, che protestano perché non sono accolti i loro progetti più discutibili (l’arroccamento Daolasa-Mastellina, che pretendono in zona a rischio idrogeologico, in vista dello sviluppo di un altro villaggio in quota) e quelli in Val della Mite (rischio valanghe).

La società funivie così ragiona: gli altri (Jumela, Pinzolo-Campiglio, S. Martino) hanno ottenuto quanto volevano, contro leggi e regolamenti, perché noi no?

Hanno ragione. Uno, due, tre strappi a logica e regole costituiscono una logica, una regola: che poi sia quella del Trentino clientelare/affaristico, che vuole succhiare gli ultimi denari dell’Autonomia assistita, è un altro discorso.