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Un software per nemico

"Amicus", il nuovo software realizzato da Informatica Trentina per le biblioteche: facendo arretrare di anni il servizio.

Qualche bibliotecario lo chiama scherzosamente "Inimicus", altri non risparmiano epiteti molto più coloriti. Oggetto delle polemiche è il nuovo software, battezzato "Amicus", che è stato recentemente installato in tutte le biblioteche pubbliche del Trentino che fanno parte del Sistema bibliotecario trentino, una iniziativa nel campo della cultura che sino a pochi anni fa era all’avanguardia in Italia.

Le biblioteche del Trentino infatti sono da oltre un decennio collegate in rete ed i loro schedari sono centralizzati su un unico server. In questo modo chi risiede in una qualsiasi valle del Trentino può recarsi alla biblioteca del suo paese (che magari possiede solo poche migliaia di libri), cercare quello che gli interessa nel catalogo bibliografico centralizzato e scegliere tra le centinaia di migliaia di volumi contenuti in tutte le biblioteche comunali e universitarie del Trentino. Il bibliotecario prenderà l’ordine dell’utente e lo inoltrerà alla biblioteca dove è conservato il volume. In pochi giorni il volume potrà essere ritirato alla biblioteca sotto casa, che in questo caso svolge le funzioni di mero sportello. Come si vede, un servizio molto utile ed intelligente: se in passato leggere un libro era privilegio dei ricchi, oggi in Trentino chiunque può leggere gratis quasi tutto lo scibile umano restandosene a casa sua in uno sperduto paese di montagna.

Chiave del sistema sono ovviamente l’archivio centralizzato e la rete che permette di accedervi. Prima di "Amicus" si utilizzava un vecchio software (chiamato DOBIS/LIBIS) con interfaccia assai poco amichevole, che però, appresi i 2/3 comandi da usare digitando le lettere della tastiera, era estremamente veloce e pratico. "Amicus" è stato presentato come un passo in avanti perché utilizza una interfaccia molto colorata e si comanda con il mouse.

Questo è l’antefatto. Il problema è che questo nuovo programma secondo alcuni bibliotecari è troppo lento nelle risposte. Inoltre l’interfaccia, per quanto elegante dal punto di vista grafico, è tutt’altro che pratica nella gestione quotidiana del lavoro del bibliotecario, che in certi momenti si trova a far fronte a code di utenti come uno sportello bancario e dovrebbe perciò poter far affidamento su un software intuitivo e veloce nelle prestazioni.

Quello che ha fatto imbestialire molti è stato però la difficoltà nel gestire il prestito interbibliotecario, cioè la richiesta di un libro alle altre biblioteche per svolgere quella funzione di sportello di cui si è parlato sopra. Come ha spiegato un bibliotecario alla redazione di QT, "Amicus non dà subito le segnature dei libri, di conseguenza non si vedono subito quali sono le biblioteche che li posseggono, e si perde altro tempo per cercare questa informazione. Poi non stampa le etichette automaticamente, costringendo le biblioteche a tornare a battersele a macchina, per non parlare del fatto che fa un gran casino con i prestiti fra una biblioteca e l’altra". Morale della favola: parecchie biblioteche semplicemente si rifiutano di chiedere ed offrire il prestito interbibliotecario.

Secondo la nostra fonte, "tutto il mondo bibliotecario trentino è incazzatissimo con chi ha imposto questa operazione, dicendo che sì, DOBIS era vecchio e costava troppo di gestione. Ma con tanti programmi che vanno benissimo se ne è scelto uno inadatto alla nostra realtà bibliotecaria. Se proprio si voleva cambiare, si poteva semplicemente confluire nella rete nazionale SBN che funziona bene ormai, e soprattutto è comunque la rete nazionale, di tutto il resto d’Italia."

E pensare che per garantire la riuscita di questo e di altri progetti informatici nel campo della cultura e della scuola la Provincia ha nominato un apposito project manager presso il Dipartimento cultura, che segue direttamente i rapporti con Informatica Trentina bypassando il Servizio informatica. Cultura e scuola rappresentano una quota molto consistente del fatturato di Informatica trentina, ma ormai l’immagine della società è un po’ in ribasso presso gli utenti che si trovano ad utilizzare i prodotti sviluppati per conto della Provincia e pagati profumatamente con fondi a carico del bilancio della cultura e della scuola.

Quanto sia costato "Amicus" è difficile dirlo. Se per l’appalto di una strada o di un’altra opera pubblica si può con qualche sforzo venire a capo delle somme spese, nel caso dell’informatica è tutto molto oscuro e nessuno si preoccupa di chiedere chiarimenti o di darli. E, badate bene: anche in questo caso si tratta sempre di svariati miliardi delle vecchie lire.

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