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La scala del MART

Reazioni contrastanti al balletto dei catalani Lanònima Imperial prodotto dal nuovo Mart, presentato come rivisitazione contemporanea dell'arte futurista.

"E' ipertrofico e scentrato: come il Mart!"; "E’ criptico: allude forse al futuro del Mart?". Questi sono solo un paio dei commenti pungenti con cui è stato accolto "Scala 1: Infinito", il primo balletto prodotto dal nuovo Mart in collaborazione con il festival Oriente Occidente, proposto sabato e domenica scorsi, al Teatro Sociale di Trento, per l’inaugurazione del Mart.

Juan Carlos Garcia, direttore della compagnia Lanònima Imperial.

Realizzato dalla compagnia catalana Lanònima Imperial diretta da Juan Carlos Garcìa, "Scala 1: Infinito" rivisita in chiave contemporanea l’arte futurista. In particolare, il balletto indaga il rapporto tra macchina, potere e distruzione, che il coreografo Garcìa considera il tema più attuale del Futurismo.

Immagini di strutture metalliche proiettate su uno schermo gigante che evocano il film "Metropolis" di Fritz Lang e, quindi l’avanzare della industrializzazione, sono le protagoniste del balletto, insieme alla danza che è energia pura, dinamismo assoluto di corpi che sembrano esplodere nello spazio. Se bersaglio delle frecciatine rivolte al balletto era ovviamente la "cattedrale su Mart", dall’altro queste e molte altre osservazioni del pubblico tradivano una attesa ben precisa verso un balletto preannunciato come futurista.

Balli plastici, iconografie alla Depero e ricostruzioni filologiche? Niente di tutto questo: "Scala 1:Infinito" è uno spettacolo basato su una forte ricerca estetica e su una nuova provocazione ideologica. Verso la fine dello spettacolo, infatti, la gabbia che racchiudeva il dj rumorista si dispiega e diventa una specie di mostro metallico tentacolare che si aggira per tutta la scena, mentre sullo schermo passano immagini di distruzione, e al centro di questa inquietante struttura c’è un televisore. Nell’atmosfera del balletto diventa via via sempre più probabile il richiamo alle dittature fascista e nazista (che si sono realizzate anche con l’uso della radio), e, mutatis mutandis, alla nuova dittatura che usa il suo potere per distruggere e che oggi si realizza in larga misura tramite la televisione.

Questo balletto è nato in una Spagna che, dopo il franchismo, sta vivendo una straordinaria movida: non a caso il risultato è stato uno spettacolo nuovo, di gusto internazionale e soprattutto libero dalle visioni ormai consolidate del Futurismo, che in un ambiente come quello trentino non è stato forse del tutto compreso ed accettato.

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