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OGM: la PAT finanzia il suicidio del Trentino

Contro tutte le dichiarazioni ufficiali, viene insediato un "comitato bioetico" fatto di persone tutte pro-OGM. Ormai è chiaro: la Provincia gli OGM li vuole produrre.

"Se introducessimo gli Ogm in Trentino saremmo pazzi furiosi. Ci castreremmo con le nostre mani" - affermava il preside di Scienze prof. Bassi, in un’intervista a QT.

"Bio-tecnologie a Trento: c’è da averne paura?" - titolavamo, e al termine del servizio lasciavamo l’interrogativo in sospeso.

Bene, oggi un altro passo avanti verso le bio-tecnologie trentine è stato fatto. Ed è un passo per niente tranquillizzante. Anzi, sinceramente ci sembra che in Provincia si vada avanti su una strada pericolosissima, e con allegra incoscienza.

L’argomento è complesso, ma la questione del contendere è presto enunciata. Degli alimenti basati su Organismi Geneticamente Modificati, non è stata provata la nocività. Eppure il consumatore non si fida; e fa bene, perché in un tema così delicato è sacrosanto pretendere verifiche ed avere la massima cautela: dai raggi X, al nucleare, all’amianto sono note le primitive frettolose assicurazioni di non nocività, poi smentite da migliaia di morti.

Oggi quindi il marchio OGM free ("senza OGM") è sinonimo di successo per un prodotto alimentare. Ne sa qualcosa il Sait che commercializza i prodotti Coop, che proprio alla certificazione dell’assenza di OGM devono un boom di vendite.

E questo ragionamento tanto più vale per il Trentino, che per le sue particolarità anzitutto orografiche è obbligato a puntare sulla qualità e naturalità dei propri prodotti. "Dal Trentino naturalmente" è lo slogan con cui la Provincia promuove la nostra produzione agroalimentare. Si vuole abbandonare lo slogan e - soprattutto - la strategia? No, assolutamente, rispondono tutti gli interlocutori, "Nessun tentativo di creare OGM" - ha dichiarato il presidente della Pat Dellai. "Noi con le imprese che producono gli OGM non intendiamo avere alcun rapporto" - ci ha ribadito il rettore Egidi.

Per supportare queste dichiarazioni e tacitare le obiezioni, avanzate anche dall’interno del mondo accademico trentino, la Giunta provinciale ha deciso, con un impegno di spesa di diecimila euro, di costituire una Commissione provinciale per lo studio delle problematiche in materia di Bioetica.

Cosa ci si aspetterebbe dai membri di questa commissione? Che siano competenti, ci mancherebbe. Ma anche che siano "super partes". Cioè non abbiano interessi personali nel campo degli Ogm; e che siano esterni all’ambiente che devono giudicare, cioè alla Provincia e all’Università di Trento.

Invece, come già rivelato in una meritoria inchiesta apparsa su L’Adige, accade esattamente il contrario.

Passiamoli in rassegna questi nomi, e vediamo che, tranne uno, tutti gli altri sono parte in causa.

- FranciscoAyala , professore di Genetica presso l’Università della California, fa parte del comitato scientifico della Fondazione Marino Golinelli di Bologna, finanziata dalla casa farmaceutica Alfa-Wassermann per svolgere un’azione di divulgazione (leggi: propaganda) pro biotecnologie.

- Antonio Autiero, direttore dell’Istituto di Scienze Religiose dell’Istituto Trentino di Cultura: anch’egli nel comitato scientifico della Fondazione Golinelli.

- Edoardo Boncinelli, direttore della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste: pubblico sostenitore dell’uso degli Ogm.

- Carlo Casonato, professore presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche della Facoltà di Giurisprudenza di Trento.

- Enzo Galligioni, primario di oncologia medica presso l’Ospedale Regionale di Trento; sarà coinvolto nelle ricerche trentine sulle bioecnologie;

- Alberto Piazza, professore di Biologia molecolare presso l’Università di Torino: anch’egli tra i più decisi sostenitori degli Ogm.

- Francesco Salamini, direttore di ricerca presso il Dipartimento di miglioramento genetico del Max Planck Institute di Köln e professore presso l’Università Statale di Milano; anch’egli già espressosi a favore degli Ogm.

- Andrea Zanotti, professore di Diritto canonico presso l’Università di Bologna, tra i "suggeritori" di Dellai; nel comitato scientifico della Fondazione Golinelli.

- Robert Zwilling, professore di Biologia molecolare presso l’Università di Heidelberg: pubblico sostenitore degli Ogm, nel comitato scientifico della Golinelli.

- Mauro Barni, vicepresidente del Comitato Nazionale di Bioetica e Presidente del Comitato regionale di Bioetica della Toscana: l’unica persona che ha le competenze nel campo, ma non legami o interessi.

Insomma, viene istituita una commissione per valutare le ricerche sulle biotecnologie affinché non si trasformino in produzione di Ogm; e questa commissione la si forma con persone che gli Ogm li vogliono, ci lavorano, li propagandano.

Ci stanno prendendo in giro? O meglio: chi credono di prendere in giro? Che Trentino vogliono prepararci? Sanno quello che fanno?

Su questo discorso abbiamo sentito l’assessore competente Mauro Leveghi, che ha presentato in giunta provinciale la delibera che ha istituito questa commissione.

"Sulle biotecnologie abbiamo una posizione laica: non siamo né oscurantisti, né intendiamo consegnarci nelle mani della scienza. Per questo abbiamo costituito una commissione, con competenze indiscutibili a livello internazionale: per fornire alla Giunta gli elementi per poter poi esprimere le sue valutazioni".

Il Trentino punta sulla naturalità dei suoi prodotti, o sulle convenienze di una produzione su larga scala, verso la quale ci sono timori e diffidenze? Punta sulla qualità o sulla quantità?

"L’opzione della qualità rimane ferma. Però sappiamo che ci sono nuove frontiere nella ricerca: le biotecnologie. La Pat aveva due scelte: o affrontare questa ricerca, o subire le scelte dei grossi poli mondiali e del loro business. Lei pensa che il Trentino possa chiudersi di fronte a questa nuova situazione?"

QT su questo ha già svolto un’inchiesta: le biotecnologie possono servire per studiare le specie, e accelerare i processi naturali di selezione; come pure creare in laboratorio specie artificiali, gli Ogm.

"Questo è il punto: è importante saper scoprire gli Ogm; come pure saper studiare le nostre specie, migliorare i nostri prodotti, difendere le nostre specificità".

Peccato che voi nella Commissione abbiate nominato persone che producono, propagandano gli Ogm.

"Ma la Commissione non deve varare i progetti, bensì valutarli. A impostarli sarà l’Università, San Michele".

E in base a quali criteri la commissione li valuterà? Persone la cui carriera è legata agli Ogm, diranno che gli Ogm vanno bene...

"Insisto: i progetti non li presenta la Commissione, ma i nostri istituti di ricerca".

Insomma, abbiamo una Commissione che deve valutare dei progetti; ma per poter stare tranquilli, perché non salti fuori che si vuole introdurre il Teroldego derivato dall’incrocio tra la vite e un insetto, non dobbiamo contare sulla commissione, bensì su chi predispone i progetti. Ma allora la commissione a cosa serve?

Forse all’interno della delibera troviamo la risposta. Si dice infatti che la commissione dovrà esprimere "giudizi e pareri sui progetti di ricerca sostenuti in ambito provinciale... che implicano esperimenti nel campo della biotecnologia (applicata all’umano, agli allevamenti animali... alle piante e specificamente alla produzione, valutazione e coltivazione di varietà Ogm, alla qualità del cibo incluso quello contenente prodotti Ogm)".

Ce lo dicono chiaro: gli Ogm li vogliono produrre. Per questo istituiscono una commissione tutta di scienziati pro-Ogm.

E tutto questo viene fatto di nascosto. Anzi, forse, non rendendosene neanche conto, firmando carte e avallando nomi senza capire dove si va a parare.

Il che sarebbe ancora peggio.