Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Meschinità e ignoranza

Riflessioni dopo un 25 aprile particolare.

Che meschino quel presidente del Consiglio che diserta la celebrazione al Quirinale del 25 aprile! E quel suo portavoce, il Bondi, che attribuisce ai "partigiani comunisti" l’eccidio di Morzabotto! Ma questi sono davvero più fascisti dei fascisti. Ed anche ignoranti.

Non sanno, non capiscono cosa significa il 25 aprile per l’Italia, per l’Europa, per il mondo intero. Fu la fine di un incubo. Il tripudio di gioia esploso in quei giorni salutava la pace e la libertà al tempo stesso. Due democrazie europee, sia pure incompiuta quella del Regno d’Italia e fragile quella della Repubblica di Weimar, erano state spazzate via da due dittature dominate da fanatismo nazionalista, razzismo, volontà di potenza, intolleranza per la libertà. La Germania di Hitler era la più grande potenza economica e militare del mondo. In poche settimane le armate del terzo Reich erano giunte a Parigi ed il tallone nazista opprimeva l’intera Europa. Il resto del mondo, a partire dall’Inghilterra di Churchill, impiegò parecchio tempo per preparare la resistenza. Solo nel dicembre del 1941, dopo l’attacco di Pearl Harbour, gli Stati Uniti di Franklin Delano Roosvelt entrano in campo. Solo nel febbraio del 1943, dopo l’epica e sanguinosa battaglia di Stalingrado, la guerra inizia a prendere un nuovo corso. E bisognerà attendere il luglio del 1943 per lo sbarco in Sicilia delle forze alleate, ed il giugno 1944 per l’invasione della Normandia da parte degli anglo-americani.

Intanto era nata la Resistenza: i prigionieri dei lager che resistettero alle lusinghe subendo stenti, fame, torture e morte; nelle città e sulle montagne dell’Europa occupata i vecchi antifascisti ed i giovani che, pur indottrinati dalla mistica fascista, avevano capito, a differenza dei "ragazzi di Salò", l’orrore del regime. Queste vaste minoranze combattive operanti nelle retrovie indebolirono l’efficienza delle truppe nazi-fasciste, facilitando l’avanzata liberatrice degli alleati. Il 25 aprile fu una festa di popolo, per la libertà e la pace riconquistata.

Ma non fu solo questo. E’ una data cruciale per la
storia dell’umanità. Non tanto e non solo per gli straordinari progressi tecnologici che si verificarono dopo, come l’energia atomica, i voli spaziali, la televisione e l’informatica. Ma soprattutto per i mutamenti politici e culturali che da quella coinvolgente esperienza di civiltà sono poi scaturiti.

La fine del colonialismo ottocentesco, l’inizio del grande processo rivoluzionario della liberazione della donna, l’Italietta contadina che diventa una moderna e prospera potenza economica, lo stato sociale che conferisce un volto umano al sistema capitalista di produzione. E poi la fine delle guerre europee. Fino al 25 aprile la storia dell’Europa era stata una storia di lupi. Da allora sono trascorsi 58 anni di pace fra gli stati del nostro continente.

Questa ondata di civiltà simboleggiata dal 25 aprile fu poi trasfusa nella Costituzione Repubblicana. Definirla "sovietica", come ha fatto quell’innominabile personaggio che ora sta a palazzo Chigi, significa o non conoscerla o avere, come è più probabile, un pessimo rapporto, come con le leggi penali, anche con la Costituzione.

Nella sua prima parte essa sancisce principi e valori di cocente attualità. A proposito della guerra l’art. 52 stabilisce che la difesa della patria è un sacro dovere del cittadino.

Ma l’art. 11 dispone che l’Italia ripudia la guerra aggressiva e come mezzo per risolvere le controversie internazionali. Tale compito è affidato ad organizzazioni interstatali chiamate a garantire la pace e la sicurezza fra le nazioni. E’ così che è sorta l’Unione Europea, e soprattutto l’Organizzazione delle Nazioni Unite, una sorta di embrione di governo mondiale.

Ora la pace e la sicurezza fra le nazioni è minacciata dal terrorismo. L’11 settembre è stata la sua manifestazione più clamorosa e catastrofica. Ma vi è un pericolo anche maggiore: cadere nella trappola del terrorismo, cioè rispondere, come è stato fatto in Afghanistan ed in Irak, con azioni di contrasto altrettanto terroristiche. Esse sono state solo dimostrative, perché non hanno nemmeno scalfito la rete clandestina del terrorismo. Hanno ucciso vittime incolpevoli. Hanno seminato odio vendicativo. Sono state una risposta perfettamente speculare al terrorismo. Ed invece bisogna ritornare alla legalità internazionale come è postulato dai valori del 25 aprile.

Vincere il terrorismo con mezzi legali è compito arduo, di lunga lena e persino di esito incerto. E’ però certo che la spirale infinita fra terrorismo e rappresaglia, estendendo all’intero mondo il tragico modello del conflitto fra Palestina e Israele, apre una prospettiva terrificante.

La forza della ragione deve prevalere sulle ragioni della forza bruta.