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Imbarbarimento giuridico

La finanza e la guerra sono sempre più “globalizzati”. Il diritto, invece...

La guerra preventiva contro l’Iraq, condotta dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra, ha provocato un salto di qualità nella cosiddetta "globalizzazione", che da economico-finanziaria è divenuta anche bellica. Ciò ha aumentato la distanza con la globalizzazione giuridica, che ha fatto un ulteriore passo indietro, dando l’impressione, fondata, che il mondo sia precipitato nel caos. Tutti avvertono la necessità di un nuovo nomos (legge) che riporti ordine e sicurezza. L’inefficienza di un ordine giuridico internazionale capace di affrontare i problemi della globalizzazione economico-finanziaria e i conflitti bellici è stata la causa per cui i fenomeni nuovi (non solo il terrorismo) sono stati affrontati sia in Iraq che in Afghanistan con assoluto disprezzo di ogni fondamentale principio di giustizia e di equità.

Detenuti a Guantanamo.

Ioseph Stigliz ha scritto che di per sé la globalizzazione non è né buona né cattiva. Ciò è indubbiamente vero, se è regolata da leggi. Ma può rivelarsi un disastro se il caos economico-finanziario e le guerre hanno il sopravvento sulle regole giuridiche (Guido Rossi): il dilagare del terrorismo internazionale ne è una prova incontrovertibile.

L’incapacità dell’attuale sistema giuridico internazionale porta ad un indebolimento dei diritti della persona, in primo luogo nella potenza egemone. Il filosofo americano Ronald Dworkin è dell’opinione che la politica giuridica di George W. Bush, oltre che illegale, è profondamente immorale. Dvorkin denuncia la violazione di molti diritti individuali fondamentali e di libertà nell’attività anti-terroristica americana. Il "Patriot Act", emanato subito dopo l’11 settembre, dà poteri al Governo di compiere investigazioni segrete a tutto campo, persino nelle case private dei cittadini. L’FBI ha chiesto alle biblioteche e alle librerie di consegnare la lista di coloro che avevano acquistato o chiesto in lettura libri "pericolosi". Ciò è una grave violazione della libertà di opinione che secondo la Costituzione americana è la più garantita di ogni altra.

Anche l’ordinamento internazionale, contenuto nella Dichiarazione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e nelle Convenzioni di Ginevra, viene clamorosamente violato. Più di 650 prigionieri, sospetti di terrorismo, sono detenuti nella base americana di Guantanamo, senza identificazione e perciò anonimi, in condizioni disumane. Identica è la situazione negli altri campi di prigionia in Iraq, in Afghanistan e nelle isole Diego Garcia. E’ vietata ai prigionieri l’assistenza legale e il ricorso alla giustizia ordinaria. Bush ha dichiarato che saranno sottoposti al giudizio di tribunali militari nominati dal Dipartimento della Difesa col potere di emettere sentenze che prevedono la pena di morte senza alcuna garanzia processuale.

Questo imbarbarimento giuridico esige una rivolta morale. E infatti la domanda globale etica sta crescendo. I valori etici fondamentali sono di estrema semplicità e sono oggi rivendicati da milioni di persone all’interno dei movimenti, di organizzazioni non governative, nelle coscienze dei popoli. Inglobarli in un nuovo nomos è la sfida che dobbiamo vincere. Si tratta di un cammino di lunga lena, che però i fatti si incaricheranno di accelerare. Bisogna lavorare sul piano culturale, smascherando le menzogne che quotidianamente le TV ci rovesciano addosso.

Sul piano giuridico e politico occorre rendere più semplice e più cogente il diritto internazionale, e nello stesso tempo riformare l’ONU dotandola della forza necessaria per imporre le sue risoluzioni.